di Maria Cattini – Era la seduta n.16 del 28/06/2018, poco meno di un anno fa, quando il senatore Marco Marsilio, oggi candidato presidente alla regione Abruzzo per la coalizione di centrodestra, dimenticò per un attimo le sue gloriose origini abruzzesi e si astenne nella votazione per la conversione in legge del “Decreto terremoto centro Italia 2016” recante “misure urgenti a favore delle popolazioni dei territori delle Regioni Abruzzo, Marche e Umbria”. Tutti i partiti votarono a favore, compresi PD, Lega e Movimento 5 Stelle, mentre preferirono l’astensione solo i senatori di Forza Italia e Fratelli d’Italia. Tra quest’ultimi, appunto, il senatore Marco Marsilio, lo stesso che per provare il suo forte attaccamento alla Regione Abruzzo va in giro per i paesi a cucinare arrosticini. Evidentemente per quei geni dei responsabili del marketing del senatore romano, l’Abruzzo è ancora tutto pecora e pastorizia. O, come si è soliti ironizzare nei palazzi romani, “quella regione dove i pastori vanno in giro con le pecore al guinzaglio”. Prima di cucinarsele.

Marsilio, oggi, risponde così: «Astenuto? Certo! Era un decreto incompleto, che non affrontava in maniera degna il problema il problema delle popolazioni terremotate e, soprattutto, non risolveva nulla… tanto è vero che sulla stessa materia hanno poi dovuto fare altri quattro decreti…».

La notizia, verificata, è stata lanciata ieri dal “Diario Quotidiano” di Gianluigi D’Angelo. L’autore, nella sua “Radiografia del candidato presidente venuto da Roma”, ricostruisce molti aspetti controversi dell’esponente di Fratelli d’Italia, catapultato in Abruzzo tra i i mal di pancia dei suoi alleati, con l’ambizione di guidare la Regione che ha dato i natali ai suo parenti.
“Ma la questione che più di tutte in questa campagna elettorale non convince neanche i suoi alleati riguarda le sue origini abruzzesi”, scrive D’Angelo. “In realtà, aldilà delle gaffe e del suo accanimento nel respingere questa accusa è un dato oggettivo che la sua carriera politica giri solo ed esclusivamente nell’universo romano. Nel 1993 viene eletto Consigliere della I Circoscrizione (centro storico) di Roma, ruolo che ricopre per tre mandati dal fino al 2008, dopodiché il salto con l’elezione alla Camera dei Deputati nel 2008 e rieletto successivamente nella circoscrizione Lazio 1 alle ultime elezioni politiche del 2018. Una carriera romana a tutti gli effetti, è questo certamente il vero motivo per cui sia considerato un corpo estraneo nella nostra regione. D’altronde, nel paese di origine della sua famiglia, Tocco da Casauria, nessuno pare lo abbia mai visto, neanche per brevi soggiorni”. D’Angelo precisa che, sulla questione del trasferimento del Terminal Bus all’Anagnina, “tale dichiarazione avviene il 28/11/2018 data in cui il Senatore era già indicato nella rosa dei papabili candidati, ragion per cui, ai più diffidenti, può venire da pensare che questo problema sia stato preso a cuore dal Senatore Marsilio in vista di una possibile investitura in Abruzzo”.
“In precedenza,- scrive ancora D’Angelo- su altri temi che legano l’Abruzzo a Roma e per i quali avrebbe potuto prendere posizione, lui non è mai intervenuto, due esempi per tutti: il trasferimento dei rifiuti romani nelle discariche di Aielli e le problematiche dell’autostrada A24-A25. Addirittura sulle trivellazioni in Adriatico, la posizione di Marsilio è sempre stata favorevole, ma all’improvviso, proprio in questi giorni viene ritrattata dichiarando che chi autorizza le trivellazioni sarebbe il Ministro Costa del M5S per cui non sarebbe una sua scelta”. In realtà, Fratelli d’Italia rivendica con vigore di essere un partito del “sì” a qualsiasi tipo di investimento ed infrastruttura poiché, come continuano a ripetere tanti politici dell’ancien regime, solo questi portano ricchezza.
D’Angelo, nel suo articolo, sfida anche l’anatema di Marsilio contro chiunque osi anche solo accomunare il nome della compagna, Stefania Fois, allo scandalo parentopoli romana scoppiato nel corso della giunta Alemanno. “Nel 2008 Il Campidoglio aveva imposto ai vertici della municipalizzata Atac di non stipulare nuovi contratti di lavoro.”, ricostruisce D’Angelo. “Nonostante questo divieto tra il 2008 e il 2010, vengono assunti vari soggetti legati ai vertici della destra romana tra cui l’ex cubista e hostess Giulia Pellegrino assunta come segretaria del direttore industriale, il neofascita ex Nar Francesco Bianco (con una licenza media conseguita in una scuola di cui non ha saputo neanche indicare il nome), Giorgio Marinelli, figlio del caposcorta di Alemanno,  un serie di ex consiglieri di centro destra, Claudia Cavazzuti, moglie del Senatore Stefano De Lillo ed infine Stefania Fois,  pittrice, e compagna di Marco Marsilio qualificata per di più col titolo di “dottoressa”, sebbene fino a pochi mesi fa non risultasse in possesso di laurea (marzo 2011).
Il 18 dicembre del 2010, Davide Desario su “Il Messaggero scriveva che l’incarico di Stefania Fois non è un incarico da poco. È alle dirette dipendenze del presidente Luigi Legnani con il quale ha lavorato a lungo alle ferrovie del Nord proprio alle relazioni esterne. E quando Legnani è passato all’Atac lei lo ha seguito, anche se qualcuno sostiene il contrario: che sia lei, una volta sicura del posto all’Atac, che lo abbia “segnalato”. Ai suoi ordini la Fois, benché non risulta iscritta all’ordine dei giornalisti, ha l’ufficio stampa (guidato dal giornalista professionista Maurizio Sgroi), l’infomobilità (col giornalista Gianluca Naso), le relazioni istituzionali (guidate da Roberta Pileri ex compagna dell’ex assessore alla Mobilità della giunta Veltroni Mauro Calamante) e il polo museale (col giornalista Massimo Bianchini). Insomma- scrive il Messaggero- anche a voler pensare che la Fois guadagni meno degli altri due il suo stipendio è senza dubbio più alto di quello di Gianni Alemanno, che nel 2009 ha dichiarato un reddito lordo complessivo poco superiore ai 150mila euro”. «La nostra relazione è relativamente recente. Non capisco comunque perché i parenti o gli amici dei politici debbano essere per forza disoccupati», così l’attuale candidato Presidente Marco Marsilio commentò la notizia sulle stesse pagine de Il Messagero.
“A distanza di sei anni, nel 2017,- conclude D’Angelo- arriva una ulteriore sentenza che definisce le assunzioni in Atac “non solo illegittime, ma anche illecite“, compiute “per mere logiche clientelari e in violazione di legge, senza alcuna valutazione dei requisiti minimi professionali richiesti da ogni profilo lavorativo“. Ora la giunta Raggi si prepara a licenziare 33 lavoratori assunti proprio nel periodo della Parentopoli, non sappiamo se tra questi risulti anche Stefania Fois.”

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