di Maria Cattini – “Il PD componente importante”. Non perde tempo Giovanni Legnini a riabilitare oggi, su “Il Messaggero”, il Partito Democratico che lo sostiene come candidato presidente del centrosinistra alle prossime elezioni regionali in Abruzzo. Un’affermazione che potrebbe apparire banale e scontata, quasi superflua. Ma, in realtà, fino a sabato scorso non era affatto così. Anzi, è per questo che la redazione de Il Messaggero ha trovato così interessante la repentina inversione di rotta della strategia di comunicazione di Legnini tanto da dedicargli il titolo nella pagina regionale. Fino al giorno prima della presentazione delle liste, infatti, Legnini, l’ex sottosegretario dei governi Letta e Renzi e ex vice Presidente del Csm, ha tenuto a prendere il più possibile le distanze dal suo partito, arrivando a vantarsi di non esservi più tesserato. Ma non solo. Ha preso le distanza anche dall’ex Presidente Luciano D’Alfonso, al quale sembrerebbe sia stato chiesto esplicitamente di sparire dalla circolazione e di evitare anche di intervenire in Senato, almeno fino al 10 febbraio, nel tentativo di far dimenticare il più possibile agli abruzzesi la disastrosa esperienza del centro sinistra appena conclusa in Regione. A differenza del PD nazionale, infatti, Legnini ha sempre avuto in mano un’analisi ben precisa e lucida sulle cause che avevano portato il suo partito a raccogliere il minimo storico in Abruzzo, portandolo al 13% dei voti alle scorse elezioni.
Oggi però, dopo essere riuscito a raccogliere ben otto liste e 223 candidati a suo favore, Legnini non ha più bisogno di smarcarsi dal PD, essendo consapevole non solo di essere partito benissimo nella campagna elettorale, ma di avere praticamente la vittoria in tasca. Anche grazie alla sciagurata candidatura del centrodestra di Marco Marsilio alla presidenza e della disastrosa linea di comunicazione, che si ostina, tra l’altro, a spacciare un politico romano, sconosciuto ai più, come un “abbruzzese doc”. Sì, di quelli con due “b” come si dice a Roma e come scriveva il suo compagno di partito, Gianni Alemanno, nei manifesti elettorali come candidato alle elezioni europee del 2014 per Fratelli d’Italia.
La repentina retromarcia di Legnini, che era dato inizialmente sotto di circa 100.000 voti rispetto gli avversari, è giustificata anche dai primi sondaggi che oggi confermano e aumentano il suo forte recupero, già ad un passo dal sorpasso da un centro destra dato invece in discesa libera dal 40% di cui poteva vantarsi solo un mese fa. Se Legnini dovesse alla fine vincere le elezioni, recuperando a pieno il suo ruolo nel PD, verrebbe salutato come salvatore della patria dal suo partito e da tutta la stampa nazionale, aprendogli così importanti incarichi nella direzione nazionale accanto a Zingaretti.
Quindi, da “mai più con il PD” a “Il PD componente importante”, fino ad arrivare a “sempre a fianco del PD” il passo è più breve di quello che sembri.
Soprattutto per un politico abile e astuto come Legnini.

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