di Maria Cattini – Il Tribunale Amministrativo Regionale ha rigettato tutti i ricorsi dei candidati non eletti alle elezioni regionali del 10 febbraio scorso. Se i ricorsi dei singoli candidati non eletti sono abbastanza frequenti all’indomani dei risultati elettorali, più singolare era apparsa la contestazione di legittimità costituzionale sollevata da Giovanni Legnini, candidato presidente del centrosinistra, che, già all’indomani della sconfitta elettorale, aveva sollevato dubbi sull’attribuzione dei seggi, in quota opposizione: sette per il M5S, arrivato terzo, e solo sei alla coalizione a supporto dello stesso Legnini, formata da ben otto liste. Alcune delle quali, però, non hanno raggiunto il quorum per eleggere più rappresentanti. In realtà, nella passata legislatura, era stato proprio il Pd e l’intera ex maggioranza di centro sinistra- con l’approvazione delle forze di opposizione del centro destra- a far prevalere il criterio per l’attribuzione dei seggi per ogni singola lista in base al quorum raggiunto dalle stesse, invece che alla percentuale di voti ottenuti dall’intera coalizione. Un criterio ispirato da una logica ben chiara: quella di scongiurare coalizioni con grandi ammucchiate di liste con basse percentuali di voti- come è risultato all’interno della colazione di Legnini- che, nel complesso, avrebbero potuto falsare la competizione elettorale, avvantaggiando oltremodo la coalizione con il maggior numero di liste. E con il rischio di generare un problema irrisolvibile di ripartizione sui 30 seggi disponibili in Consiglio regionale.
Infatti, i giudici del TAR hanno dichiarato ”manifestamente infondato” il ricorso presentato dall’ex vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, e dagli altri esponenti del centro sinistra: Luciano D’Amico, ex rettore dell’università di Teramo candidato con la lista Legnini presidente, Donato Di Matteo, ex assessore regionale candidato della lista Abruzzo Insieme, Pierpaolo Pietrucci, ex consigliere regionale candidato con il Partito democratico e Franco Caramanico, ex assessore regionale candidato con Progressisti-Liberi e uguali. In pratica, tutta gente che con quei curriculum rivendica sui giornali, un giorno sì e l’altro pure, di essere i veri rappresentanti di una classe politica capace, responsabile e competente, l’unico vero fronte democratico contro le sciagure dei populisti e dei sovranisti.

Sarà così, ma rimane un mistero come queste stesse forze politiche tanto competenti siano arrivate a presentare un ricorso, per di più bocciato poiché ”manifestamente infondato”, contro una loro legge approvata solo pochi mesi prima.

Commenti

comments