di Maria Cattini – Il prossimo 10 febbraio solo all’apertura delle urne gli abruzzesi sapranno l’esito dello scontro tra un esercito dei 392 candidati contro il piccolo plotone di 28 soldatini schierato per il Movimento 5 Stelle. Qualcuno obietterà che sono due le coalizioni in gioco contro la candidata presidente pentastellata Sara Marcozzi. Anche se sappiamo tutti che, in realtà, la coalizione di Legnini e quella dello “straniero” Marsilio rappresentano entrambi la vecchia minestra della solita politica italiana. Certo, i due sono divisi dal giro di cambiali politiche che passeranno all’incasso in caso di vittoria alle urne. Ma i loro metodi, i volti e le promesse sono stantie quanto i simboli dei partiti che cercano goffamente di nascondere dietro nuove sigle che dovrebbero fungere da nuovo specchietto per le allodole. Gli abruzzesi, in realtà, ne sono consapevoli e, come raccontano i sondaggi, la loro maggioranza fino a qualche giorno fa avrebbe volentieri voluto scommettere, seppure al buio, su nomi nuovi come quello di Sara Marcozzi. Purtroppo la matematica non è un’opinione e, come vantava peraltro D’Alfonso nel corso della scorsa tornata elettorale, se si riescono a raccattare nelle quattro province un numero abbastanza alto di ambiziosi portatori d’acqua, non ci sono santi che tengano, si va alle urne con una vittoria matematica in tasca.
Ecco perché, sebbene sia dato dai sondaggi ancora per sfavorito, anche se in netto recupero, si fa sempre più probabile che, alla fine, la sorpresa delle urne potrebbe essere che l’ex vice Presidente del CSM Giovanni Legnini, schierato come candidato presidente del centro sinistra, riesca a superare anche il vantaggio (che sempre i sondaggi danno in netto declino) del romano Marco Marsilio, schierato con un certo masochismo dal centro destra.
E’ il Legnini infatti che, con una certa abilità, ha lavorato nell’ombra riuscendo a raccattare sul territorio il maggiore numero di candidati (224), e liste (8). Se i suoi candidati riuscissero a raccogliere una media di 1.500 voti a testa, gli garantirebbero con ampio margine la vittoria. Un obiettivo non impossibile trattandosi di collegi provinciali. Per rendere meglio l’idea: i 28 candidati del Movimento 5 Stelle ne dovrebbero prendere almeno 12.000 a testa per ottenere lo stesso risultato. Certamente in politica è tutto possibile, ma è evidente che le possibilità di un gesto così rivoluzionario da parte degli abruzzesi è veramente poco probabile. Anzi, sia Legnini o Marsilio a vincere, ci sentiamo di anticipare con sicurezza i titoloni dei giornali nazionali che all’unisono racconteranno del “Crollo del M5S in Abruzzo”. Sarà così e abbiamo anche cercato di spiegarvi il motivo, squisitamente matematico.
I 168 candidati schierati per Marsilio, invece, dovrebbero prendere una media di 2000 voti a testa, con l’handicap di aver candidato come presidente un illustre sconosciuto, imposto da giochi politici esclusivamente romani, fatti sulla base del 40% circa, assegnato al centro destra prima della sua candidatura. Già all’indomani della lunga ed estenuante battaglia nata per l’ufficializzazione del nome di Marsilio, i sondaggi avrebbero immediatamente registrato una notevole crollo del centro destra, dato seppur ancora in vantaggio. Le polemiche di queste ore sulla candidatura della lista di Gerosolimo, che è arrivato a candidare la moglie per riservarsi il jolly di rimanere ancora sulla piazza pronto a schierarsi fino all’ultimo momento con l’uno o con l’altro schieramento, non certo aiuterà il centro destra a risalire la china. Anzi, aumenteranno i giochi sottobanco tra le due colazioni reazionarie per garantirsi appunto qualche cambiale politica, qualche nomina e qualche incarico. 
Giocare a chi presenta più liste e candidati, infatti, favorisce sicuramente i candidati presidenti ma non aiuta certo a garantire un’azione politica chiara e incisiva, l’unica in grado di garantire quel cambiamento di cui tutti i vecchi politici abruzzesi vanno vanamente promettendo da anni. Ed ecco spiegato il motivo squisitamente politico per il quale, che vinca Legnini e Marsilio, in Abruzzo sarà inutile aspettarsi un cambiamento significativo per i prossimi cinque anni. All’indomani delle elezioni, con delle coalizioni così ampie e variegate, inizieremmo nuovamente ad assistere le solite battaglie le poltrone e gli incarichi promessi che porteranno al solito stallo e si tirerà a campare per i prossimi cinque anni. Potete scommetterci. A meno che non siate disposti a scommettere su di un voto rivoluzionario, se non incendiario, degli abruzzesi contro questo “fronte reazionario” e a favore dell’incognita Movimento 5 Stelle. I grillini verranno pure raccontati dalla stampa come dei giovani ingenui e inesperti, ma almeno andrebbero a scardinare i meccanismi della stracotta classe dirigente cialtrona e fallimentare che ci ha governato in tutti questi anni. Ma appunto, c’è qualcuno pronto in Abruzzo a fare questa scommessa?

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