di Maria Cattini – In Abruzzo, per macchinosi sistemi di ripartizione dei seggi, è possibile che una coalizione di otto partiti arrivata seconda alle elezioni con il 31% dei voti, quella del centro sinistra allargato, prenda solo 5 seggi, contro i 7 ottenuti dal Movimento 5 Stelle, arrivato terzo con solo il 20,2% delle preferenze. Questo risultato potrà essere cambiato dalla Corte d’Appello dell’Aquila, e dagli altri tribunali circoscrizionali alla quale spetta la proclamazione degli eletti, solo dopo il riconteggio dei voti e solo se dovessero essere riscontrati errori sull’assegnazione delle preferenze. La legge elettorale abruzzese non è l’unica ad ottenere effetti che possono sembrare paradossali. Tutte le eleggi elettorali dei Paesi democratici contengono inevitabilmente effetti del genere: pensate solo alle ultime elezioni americane dove Trump ha vinto sulla Clinton pur prendendo 3 milioni di voti in meno.
Ma davanti all’ultimo risultato delle elezioni regionali, molte ‘anime’ pure della sinistra abruzzese stanno rilanciando sui social loro invettive contro il sistema elettorale che definiscono “uno scandalo”, “un ingiusto regalo ai 5 Stelle” ecc ecc..
Lo stesso Giovanni Legnini, l’autorevole ex vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, si finge sorpreso dai risultati e attacca il Viminale: “Non si può, come la società incaricata dal ministero dell’Interno ipotizza, attribuire più seggi a chi ha preso meno voti”.“A me – continua l’autorevole Legnini – sembra che la legge regionale, non chiara sul punto, debba essere interpretata provvedendo a non violare il principio costituzionale di eguaglianza del voto. Non si può, come la società incaricata dal ministero dell’Interno ipotizza, attribuire più seggi a chi ha preso meno voti”.
Legnini finge di non sapere (oppure non sa, ma la cosa sarebbe ancora più grave) che a indicare le modalità di ripartizione dei seggi all’interno del Consiglio regionale è Legge Regionale n.9 del 2 aprile 2013 (approvata da una maggioranza di Centro destra), successivamente modificata solo lo scorso 16 luglio con la legge regionale 15/2018. Ciò non bastasse la “Commissione speciale per le modifiche alla legge elettorale”, presieduta dal presidente Mariani (Pd), ha licenziato, e fatto successivamente approvare in Consiglio, l’otto agosto la Legge n. 25/2018, senza modificare nulla al quorum di sbarramento.
Per fare un po’ di chiarezza, ne consegue che, chiari o confusi che siano, gli attuali criteri per l’assegnazione dei seggi sono tutti imputabili alle passate maggioranze di centro destra, prima, e di centro sinistra poi, le stesse maggioranze dipinte ogni giorno da gran parte dei media come “competenti” e “capaci”.
L’attuale legge elettorale abruzzese non è diversa dalle precedenti e si limita a seguire dei principi di rappresentanza limitatamene alle forze politiche che hanno raggiunto il quorum minimo per l’assegnazione dei seggi. Così è stato democraticamente prescritto nella legge dalla precedenti maggioranze politiche che ci hanno governato. Non certo dal Movimento 5 Stelle.
Alle elezioni regionali del 2014, ad esempio, la lista “Un’Altra Regione con Acerbo”, che si presentò da sola, prese il 3% delle preferenze, pari a 20.221 voti. Non avendo raggiunto il quorum del 4%, però, la Lista Acerbo non elesse alcun Consigliere e quei 20 mila voti dei cittadini abruzzesi finirono in fumo. In quel caso, a fare bottino di quei voti scomparsi fu la coalizione del centro destra che, con una percentuale del 29,29, molto vicina al 31% di Legnini di oggi ma con solo 4 liste in appoggio, prese 7 consiglieri contro i 5 odierni di Legnini.
Non è colpa del complicato sistema di redistribuzione dei resti se poi i politici, ad ogni elezione, si arrovellano il cervello per inventare nuovi schemi con i quali battere gli avversari. Legnini, nelle ultime elezioni, ha provato a riutilizzare lo schema di D’Alfonso, schierando sul campo ben 8 liste nel tentativo, se non di vincere le elezioni, di camuffare la grande fuga dell’elettorato dal PD. Contrariamente alle elezioni precedenti, nella miriade di variabili che finiscono per caratterizzare ogni tornata elettorale e che rendono quasi impossibile assicurare risultati certi, quelle otto liste hanno sì permesso al Centro sinistra e Legnini di fare il rimbalzo del gatto morto raggiungendo il secondo posto, ma si sono rivelate una inutile dissipazione di voti al fine della ripartizione dei seggi.
L’attuale Legge elettorale premia le coalizioni abbassando al 2% il quorum necessario per l’aggiudicazione di un seggio, contro il 4% necessario per le liste che corrono da sole, ma le punisce nel momento in cui, appoggiate da un numero spropositato di liste, non arrivano prime, preferendo dare la priorità di rappresentanza a tutte le altre forze di opposizione elette in consiglio e che hanno eventualmente superato lo sbarramento del 4%.
Ecco spiegato “l’incredibile” risultato delle elezioni. Un’ultima considerazione per le anime belle della sinistra: fate pace col cervello, se siete voi quelli bravi “autorevoli”, “capaci” e “competenti” non potete poi scandalizzarvi per le stesse leggi approvate da voi. Sempre che la vostra superiorità intellettuale, alla fine, non sia reale quanto gli asini che volano, come diceva Luca Ricolfi.

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Fi, anomalia seggi? Legnini se la prenda col Pd. Sospiri, immorale assegnazione, ma colpa D’Alfonso

”Se Legnini si lamenta di avere meno seggi, se la prenda con l’attuale onorevole Pd D’Alessandro e con l’ex presidente D’Alfonso: hanno avuto 5 anni per modificare una legge elettorale, nata a marzo 2014 come sistema bipolare e che considerava solo le coalizioni. Nella scorsa legislatura ho presentato un emendamento per modificare l’assegnazione dei seggi alla minoranza, ma l’ostruzionismo M5S, che non sono fessi fino a questo punto, lo ha impedito. Insomma, è sempre colpa di D’Alfonso: prima, durante e dopo”. Così risponde il consigliere regionale di Forza Italia Lorenzo Sospiri, tra i più votati nell’ultima tornata elettorale e tra i papabili come assessore. ”L’assegnazione di 7 seggi a chi ha preso il 20% e 5 a chi ha preso 32% dei voti è politicamente immorale, sono d’accordo – continua – Il mio emendamento fu scambiato con l’incompatibilità di Legnini, il colpevole ritardo è tutto del Pd. L’unica anomalia appunto riguarda l’assegnazione dei seggi alla minoranza. Quindi Legnini se la può prendere solo col Pd”.(ANSA).

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