Dalla protesta dei sindaci della Valle Subequana contro la pluriclasse alle parole di Marsilio sulla sanità, le aree interne alle prese con gli algoritmi della Repubblica

L’AQUILA – A Madrid, nel Seicento, gli Asburgo vollero un giardino per il loro sollazzo: il Parque del Buen Retiro. Vi lavorò, tra gli altri, Cosimo Lotti, scenografo del Granduca di Toscana. Oltre ai padiglioni e alle architetture barocche, furono progettati una gabbia per animali feroci, una grande voliera per uccelli esotici, un laghetto artificiale e lo Stagno delle Campanule. Era un mondo separato, raffinato, un’oasi aristocratica in cui si metteva in scena la natura, addomesticata e spettacolarizzata. Un patrimonio da contemplare, non da abitare.

Le nostre aree interne rischiano lo stesso destino: un buen retiro nazionale, bello da visitare e da raccontare, ma privo di scuole, ospedali, trasporti. Una cornice da cartolina, senza comunità viva dentro.

L’ennesimo grido di allarme arriva dalla Valle Subequana. Un anno fa sembrava che il pericolo della pluriclasse fosse stato scongiurato. Oggi, invece, siamo punto e a capo e la scuola secondaria di Castelvecchio Subequo rischia di nuovo di accorpare studenti di prima e seconda media. «Abbiamo segnalato la situazione da mesi – denunciano i sindaci in una nota – ma nonostante ciò si insiste su un assetto che compromette il diritto all’istruzione sancito dall’articolo 34 della Costituzione».

E ancora: «Unire in un’unica classe ragazzi di età e percorsi scolastici diversi significa indebolire la qualità della didattica e danneggiare gravemente i nostri ragazzi».

La contraddizione

È la stessa contraddizione che ieri, parlando di sanità, il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha messo a nudo: i territori montuosi e poco popolati non possono essere trattati come le aree metropolitane. «Garantire servizi in territori difficili costa di più – ha detto – ma è un costo inevitabile se vogliamo assicurare il diritto alla salute».

Perché, allora, non dovrebbe valere anche per la scuola? Se l’orografia complessa dell’Abruzzo giustifica maggiori risorse sanitarie, lo stesso principio dovrebbe valere per garantire classi vere, insegnamento di qualità, scuole vive.

E non si tratta di difendere il plesso sotto casa. In tante valli della penisola bisognerebbe ragionare senza tabù: meglio sacrificare qualche edificio, se necessario, ma garantire a tutti una scuola vera. La condizione è una sola: trasporti adeguati. Se lo Stato investe in collegamenti, accorpare può significare migliorare. Senza investimenti, invece, la pluriclasse diventa il rattoppo che scarica i costi della crisi demografica su studenti e famiglie.

Il rischio è di avere ancora meno abitanti e, quindi meno servizi; meno servizi, meno abitanti. È il ritiro silenzioso della Repubblica da intere aree del Paese, lasciate a svolgere funzioni “ornamentali”, preservare il paesaggio, offrire turismo lento, custodire la cartolina, senza garantire i diritti fondamentali. Nelle aree interne si custodiscono acqua e boschi, si producono cibo e qualità ambientale, si garantiscono quei servizi ecosistemici che le città consumano senza restituire. Pretendere che territori così fragili facciano tutto questo senza scuole, senza ospedali, senza trasporti significa condannarli all’abbandono.

La domanda resta: quello che ieri Marsilio ha detto sulla sanità, lo dirà anche sulla scuola? All’attenzione della Conferenza Stato Regioni, oltre al dossier sul riparto del fondo sanitario, sarà portata anche la vicenda delle scuole?

USR Abruzzo sul caso della pluriclasse di Castelvecchio: “La richiesta, dell’Unione Montana Sirentina sarà valutata dal nuovo dirigente scolastico”

In relazione agli articoli di stampa, pubblicati in data odierna, sulla costituzione di una pluriclasse nel plesso di Castelvecchio Subequo, si rappresenta che l’Ufficio Scolastico regionale ha positivamente accolto tutte le istanze pervenute dall’Istituto comprensivo di Raiano. Nel caso specifico, il Dirigente scolastico, accanto a numerose altre deroghe, non ha ritenuto di richiedere anche l’attivazione di una classe aggiuntiva nel plesso di Castelvecchio costituita da soli 6 alunni, evidentemente per motivazioni afferenti l’efficacia dell’azione didattica ed esigenze di socializzazione.

La richiesta, pervenuta il primo settembre dall’Unione Montana Sirentina, sarà pertanto presa in considerazione dal nuovo dirigente scolastico, che, previa interlocuzione con le famiglie, potrà utilizzare nelle forme ritenute più opportune l’organico assegnato all’Istituto nel suo complesso, particolarmente consistente e pari ad un docente ogni 6 alunni, stante la riduzione degli studenti intervenuta anche dopo l’assegnazione definitiva.