Edicole: presidio di socialità in lotta per non scomparire

di Marianna Gianforte | 13 Settembre 2022 @ 06:17 | ATTUALITA'
edicole
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – L’edicolante Tobia conosce a memoria le abitudini dei suoi clienti. Molti di loro sono diventati amici; alla stessa ora, nei piacevoli pomeriggi d’estate, si fanno trovare senza nemmeno un cenno vocale già seduti sulle panche colorate di assi di legno sistemate al fianco dell’edicola di famiglia, che da 28 anni si trova davanti alla scuola Patini e di spalle alla chiesa nuova, un presidio di socialità e un atto di coraggio contro la crisi nel deserto commerciale di via Antica Arischia. Dalla porticina d’ingresso Tobia vede passare di tutto dal lontano 1996, quando l’edicola era un chioschetto minuscolo spostato poco più in là. “Il terremoto ci ha tolto tanto, ma ci ha anche dato un grande impulso di sopravvivenza – racconta -. Vedi quella scuola?”, dice indicando la Patini dirimpetto. “Gli allora bambini ai quali regalavo brioche perché dimenticavano la merenda a casa, ora passano a salutarmi da giovani ormai laureati; si ricordano di me!”. E d’altra parte è impossibile dimentiare Tobia e la sua dolcezza; ma questa è un’altra storia.

La storia da raccontare ora è quella della grande crisi delle edicole, chioschi e chioschetti che negli anni sono stati un punto di riferimento per i quartieri, luogo di aggregazione e anche presidio di sicurezza (“Tante volte sono rimasto aperto un po’ di più all’ora dell’uscita da scuola, tenendo i bambini in attesa dell’arrivo dei genitori”) e anche infopoint all’occorrenza: “Lungo questa strada manca tutto, gli avventori vengono a chiedere a me di strade, negozi, uffici. Durante l’emergenza terremoto distribuivo cartine della città ai soccorritori e ai volontari e i medici lasciavano qui le ricette per i pazienti che, poi, recuperavano; circostanza che si è verificata anche durante la pandemia (quando alle edicole venne concesso di restare aperte perché ‘attività essenziali‘, ndr)”. Ma molto è cambiato: “Un tempo si vendevano soltanto i quotidiani; poi sono arrivati i settimanali, gli album delle figurine, i libri… infine oggetti, snack, gadget, prodotti collegati ai giornali, ricariche, pagamenti di bollette. Ma la crisi è sempre più nera”.

Il problema alla base della crisi è, per Tobia, “il mancato rinnovo dell’accordo nazionale che regola gli accordi commerciali tra editori e rivenditori, scaduto da 12 anni”, prova a spiegare l’edicolante di via Antica Arischia mentre intanto distribuisce biglietti del tipo ‘gratta e vinci’ o fa ricariche telefoniche. Ma la questione è molto complessa da ridurre in due parole parlando con una giornalista, lo sa bene Tobia, che è anche sindacalista della Sinagi Cgil, uno dei principali sindacati dei giornalai. Racconta che nel solo quartiere di Pettino ci sono 6 edicole ‘pure’, alle quali si aggiungono tre bar che vendono anche giornali. Ma resistere è dura, e in via Leonardo da Vinci a giugno ha rinunciato a riaprire la giovane edicolante che aveva da pochi mesi recuperato l’attività dalla precedente proprietà. Tutte le mattine alzare le saracinesche alle 6, riabbassarle la sera alle 19, con 40 gradi d’estate e i -10 nelle giornate più dure d’inverno è un atto di coraggio e di amore per il mestiere:

“Noi ci reinventiamo ogni giorno, i giornali si vendono sempre meno, cerchiamo di inseguire il mercato, comprendere cosa chiede. Ecco, ora va la Lottomatica. Vogliamo chiedere al Comune un incontro per poter discutere della possibilità di produrre certificati anagrafici, come già fatto con i tabaccai”.

Non che con un certificato anagrafico ci si faccia il fatturato, ma “è un modo per portare movimento, mantenerci vivi”. E per fortuna al di fuori dell’edicola gli amici di Tobia non lo fanno sentire solo: tutti i pomeriggi, all’ora dell’aperitivo, a turno uno di loro porta birre nello zaino frigo, giusto la quantità di un sorso a testa. E infatti alla giornalista non spetta niente.

A sottolineare la difficile crisi delle edicole in città è anche il segretario provinciale del Sinagi, Mariano Ascani, titolare dell’edicola dell’ospedale: “Due edicole su una ventina nel territorio comunale, chiuse nel giro di tre mesi è proprio il sintomo della situazione grave del settore”, dice Ascani, spiegando che oltre al punto vendita di via Leonardo da Vinci, ha gettato la spugna anche l’edicola di fronte alla galleria Meridiana, a ridosso dell’ex autoparco comunale: i titolari vi si erano ricollocati dopo il terremoto. Colpisce che entrambe fossero in zone di passaggio molto frequentate.

“La decrescita delle attività era già molto evidente subito dopo il terremoto – ricostruisce Ascani – a causa del calo delle vendite dei giornali. Negli anni successici il colpo di grazia è arrivato dalle liberalizzazioni volute dal Governo Monti: tolta la licenza, ci è venuta meno una garanzia. A livello nazionale partì lo stillicidio. Negli ultimi anni all’Aquila ci sono stati, invece, vari cambi di gestione. E riadattarsi non è facile. Non tutti hanno la Lottomatica, qualcuno ha aggiunto la vendita di snack, ma non è questo che fa il fatturato. Il problema è che siamo l’ultima ruota del carro nel sistema della distribuzione dei giornali; siamo noi che vendiamo il prodotto e facciamo grande il prodotto, ma siamo sempre trattati come se non contassimo nulla. E’ un intero sistema che va a rotoli. Nessuno prende provvedimenti; gli aiuti di Stato verso gli editori ci sono, ma poi il prodotto non viene rinnovato”.

Per non parlare, poi, dell’accordo nazionale edicole, “non rinnovato da almeno 12 anni. I Governi dovrebbero fare in modo che ci sia dialogo tra le parti. Ma ci serve la continuità, mentre negli ultimi anni gli interlocutori sono cambiati troppo spesso e ogni volta si ricomincia daccapo. Alla fine, chi resta aperto è solo perché racimola a fine mese; ma essendo la maggior parte degli edicolanti di un’età media avanzata, stanno aspettando semplicemente di andare in pensione. Sono contento, a tal proposito, che l’edicola della fontana luminosa sia riuscito a vendere; ma quella è una posizione particolarmente fortunata per il passaggio costante dei turisti”.


Print Friendly and PDF

TAGS