Ecomafie, meno controlli ma più reati. Abruzzo a metà classifica. L’Aquila terza tra le abruzzesi

di Alessio Ludovici | 17 Novembre 2021 @ 16:32 | AMBIENTE
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L’AQUILA – Il tradizionale rapporto di Legambiente sulle Ecomafie, relativo ai reati 2020, segnala un trend tutt’altro che positivo. A fronte infatti di un calo dei controlli, a causa della pandemia, del 17% i reati ambientali toccano quota 34867, in crescita dello 0,6% sul 2019. Quasi la metà, 46,6% del totale, è relativo alle regioni a tradizionale presenza mafiosa. Aumentano sia le persone denunciate (+12%) che gli arresti (+14,2%). L’Abruzzo, con 1211 reati e 430 sequestri si piazza a metà classifica.

Il trend peggiore riguarda boschi e fauna, con reati in crescita dell’8% , ciclo dei rifiuti con reati in calo ma gli arresti aumentati del 15% e il cemento, con un aumento delle denunce del 23,1%.

Ambiente sotto attacco: codice rosso per boschi e fauna. 4.233 i reati relativi agli incendi boschivi (+8,1%). 8.193 quelli contro gli animali, poco meno di uno ogni ora. Illeciti in calo ma più arresti (+15,2%) nel ciclo dei rifiuti e più persone denunciate in quello del cemento (+23,1%). 

A livello regionale è di Pescara la maglia nera (510 reati, 462 pers. denunciate e 286 sequestri), seguono Chieti (236 reati, 245 pers. denunciate e 54 sequestri), L’Aquila (186 reati, 118 pers. denunciate e 58 sequestri) e Teramo (109 reati, 215 pers. denunciate e 30 sequestri).

“Non si deve assolutamente abbassare la guardia contro i ladri di futuro – dichiara Giuseppe Di Marco, presidente regionale di Legambiente – a maggior ragione in un momento storico in cui dovremo spendere ingenti risorse pubbliche previste dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Va scongiurato in ogni modo il rischio di infiltrazioni ecomafiose nei cantieri per la realizzazione di opere ferroviarie e portuali, impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e di riciclo dei rifiuti, depuratori, interventi di rigenerazione urbana, infrastrutture digitali, solo per fare qualche esempio delle opere che servono alla transizione ecologica del paese. Il lavoro di repressione ha avuto un’impennata grazie ai delitti contro l’ambiente, che siamo riusciti a far inserire nel Codice penale nel 2015, dopo 21 anni di lavoro incessante. Ora è fondamentale un deciso cambio di passo che porti a completare il sistema normativo inserendo i delitti ambientali e di incendio boschivo tra i reati per cui è possibile, vista la loro particolare gravità e complessità, prorogare i termini di improcedibilità previsti dalla riforma della giustizia, approvata dal Parlamento. Va aggiornato il Codice penale inserendo tra i delitti anche le agromafie, il traffico di opere d’arte e di reperti archeologici e il racket degli animali. È poi fondamentale – continua Di Marco – alzare il livello qualitativo dei controlli pubblici ambientali in tutta Italia, a partire dal Centro-Sud. Servono nuove risorse finalizzate all’aumento del personale per le valutazioni e le ispezioni e all’acquisto della strumentazione innovativa per effettuare i monitoraggi. Si deve procedere speditamente all’approvazione dei decreti attuativi della legge 132 del 2016, che ha istituito il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente”.

 “I dati del Rapporto Ecomafia – dichiara invece Silvia Tauro, responsabile Youth4Planet Legambiente Abruzzo – confermano l’urgenza di completare il quadro normativo a tutela dello straordinario patrimonio ambientale e culturale del nostro paese, della salute dei cittadini e della buona economia e di rimediare quanto prima a due errori: quello commesso dal governo e dal Parlamento nell’approvazione della riforma del Codice penale, avvenuta a settembre del 2021, a causa della quale, nonostante i forti appelli lanciati a più riprese da Legambiente, Libera, WWF, Greenpeace e Focsiv, scatterà la tagliola dell’improcedibilità per i delitti contro l’ambiente, per i quali deve invece essere garantito tutto il tempo necessario per fare giustizia.”

Le proposte di Legambiente: Per questo l’associazione ambientalista, tra le sue principali 10 proposte, chiede: di inserire, come primo provvedimento utile, i delitti ambientali previsti dal titolo VI-bis del Codice Penale e il delitto di incendio boschivo tra quelli per cui non scatta l’improcedibilità; approvare delle leggi contro agromafie e saccheggio del patrimonio culturale, archeologico e artistico e introduzione nel Codice penale dei delitti contro gli animali; ripristinare, se necessario con una modifica legislativa, la corretta attuazione da parte delle prefetture di quanto previsto dall’articolo 10-bis della legge 120/2020, che ne stabilisce il potere sostitutivo in tutti i casi, anche antecedenti all’approvazione della norma, di mancata esecuzione da parte dei comuni delle ordinanze di demolizione di immobili abusivi; inasprire le sanzioni previste contro i traffici illegali di rifiuti; emanare i decreti attuativi della legge 132/2016 che ha istituito il Sistema Nazionale per la protezione per l’ambiente; garantire l’accesso gratuito alla giustizia da parte delle associazioni, come Legambiente, iscritte nel Registro unico nazionale del Terzo settore e impegnate di fronte a qualsiasi autorità giudiziaria in qualsiasi grado di giudizio nel perseguimento dei propri fini statutari.

ecomafie

 


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