Eccidio dei Nove Martiri, il ricordo dell’ANPI dell’Aquila

di Redazione | 22 Settembre 2020 @ 19:45 | RACCONTANDO
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Dopo l’Armistizio con gli Alleati dell’8 settembre ‘43, l’Italia venne occupata dai nazi-fascisti. Per sfuggire al Proclama di Kesserling che obbligava tutti i giovani ad arruolarsi nell’esercito tedesco un gruppo di giovanissimi patrioti aquilani per difendere la dignità e la libertà dell’Italia, si rifugia in montagna.
Nel tentativo di unirsi alle Bande partigiane vengono però sorpresi dai tedeschi, catturati e fucilati. Il 23 settembre 1943 morirono così Anteo Alleva, Pio Bartolini, Francesco Colaiuda, Fernando della Torre, Berardino Di Mario, Bruno D’Inzillo,, Carmine Mancini, Sante Marchetti, Giorgio Scimia.
“Ai giovani d’Abruzzo e in particolare de L’Aquila dedico queste pagine che rievocano una bella e generosa azione compiuta col sacrificio della vita da giovani come loro”.
Con questa dedica il professor Corrado Colacito apriva la sua rigorosa e struggente ricostruzione dell’eccidio dei Nove Martiri che il Comune dell’Aquila pubblicava il 25 aprile 1955 col titolo “Ricordo storico” (ripubblicato nel 2013 da Textus Edizioni).
Da quel glorioso episodio – uno dei primissimi esempi in Italia di Resistenza armata al nazifascismo – sono trascorsi 77 anni. Ma le parole di Colacito restano ancora il più emozionante racconto e il più bel giudizio per proteggere la memoria di quei giovinetti e per offrirla come lezione ai giovani di domani.
Con le sue parole, dunque, vogliamo ancora oggi ricordare questa storia drammatica e nobile da cui è nata L’Aquila civile, democratica e antifascista.
“Nella sua tragica semplicità – scrive Colacito – l’episodio così commovente dei Nove Martiri illumina di vividi riflessi l’atmosfera ingloriosa di quel settembre ’43: è come una perla nel fango […] Possiamo considerarlo un momento di toccante umanità che vide consumare, in un attimo, il sacrificio di nove innocenti cuori giovanili ardenti di amore ideale. Non si ripeta , stolidamente, che quei “ragazzi” s’ingannarono o furono ingannati; non si dica che agirono per imprudenza e per sventatezza dovuta alla loro età, senza nemmeno rendersi conto di ciò che volevano […] soprattutto non si insulti alla loro memoria affermando che il loro sacrificio fu inutile e vano.
Il fremito di rivolta che agitò quelle anime pure e generose merita ogni rispetto, ogni ammirazione.
Non si mossero, quei “ragazzi”, perché volessero sfidare un immortale destino: essi volevano una cosa molto più semplice ed umana: volevano evitare la vergogna e l’umiliazione di essere schiavi dei nuovi dominatori che calpestavano il suolo della Patria. E non si batterono come “eroi” ma come “ragazzi”: però non ve n’erano molti di “ragazzi” come loro in tutta la penisola durante quel triste frangente. Andarono essi incontro alla Libertà e incontrarono invece la morte sul loro cammino. I Nove Martiri aquilani sono e saranno, perciò, sempre degni di compianto e onore.” Nella convinzione di interpretare il sentimento di tutti gli uomini e le donne della città, oggi l’ANPI dell’Aquila ricorda ancora e sempre questa straordinaria pagina di storia.

La corona è stata deposta dal vice sindaco dell’Aquila, Raffaele Daniele, e dal tenente colonnello Pietro Piccirilli, del Nono Reggimento Alpini al monumento all’interno della caserma Pasquali-Campomizzi.


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