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È successo di nuovo. Forse è il rugby, forse è L’Aquila

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Lorenzo Sebastiani aveva 20 anni. Morì sotto le macerie di via XX Settembre insieme alla fidanzata. Quella squadra, dopo i funerali di Stato, si ritrovò in cerchio per capire il da farsi nel resto della stagione. Cerasoli ricorda poche parole: "Si va avanti".

L’AQUILA – È successo di nuovo. Forse è il rugby. Forse è L’Aquila. Probabilmente sono entrambe le cose.

Oggi i ragazzi della Rugby Experience sono tornati su un campo da rugby dopo giorni nei quali il rugby deve essere sembrato loro la cosa più lontana e, allo stesso tempo, l’unica possibile. Ruggero Canocchi, 16 anni, era uno di loro. È morto il 15 settembre, dopo il terribile incidente sulla Mausonia. Aveva appena cominciato la terza al Colecchi e quest’anno era passato nell’Under 18 della Rugby Experience.

Dodici giorni dopo, i suoi compagni hanno giocato. E hanno vinto.

Per gli scherzi del destino, hanno vinto all’Aquila la quindicesima edizione del Memorial Lorenzo Sebastiani, davanti a due nomi che nel rugby italiano pesano come Rovigo e Benetton Treviso. Un torneo che già prima di cominciare aveva assunto un significato diverso: gli organizzatori lo avevano detto chiaramente, quest’anno si sarebbe giocato per Lorenzo e per Ruggero.

E qui la storia potrebbe finire. Sarebbe già una bella storia di sport, dolore e ragazzi capaci di tornare in campo.

Il problema è che all’Aquila questa storia l’abbiamo già vista.

L’amico Carlo Cerasoli la racconta spesso. Era il 2009 e giocava nell’Aquila Rugby. Venerdì 3 aprile la squadra si era ritrovata come sempre per il team run e il giorno dopo era partita per Alghero. Sul pullman “Ciccio” girava distribuendo pastarelle perché era il più piccolo e avrebbe esordito con L’Aquila. La domenica si giocò, si vinse e si tornò a casa.

Alle 23 del 5 aprile, appena scesi dal pullman, arrivò una scossa. Alle 1.15 un’altra. Alle 3.32 cambiò tutto. Lorenzo Sebastiani aveva 20 anni. Morì sotto le macerie di via XX Settembre insieme alla fidanzata. Quella squadra, dopo i funerali di Stato, si ritrovò in cerchio per capire il da farsi nel resto della stagione. Cerasoli ricorda poche parole: “Si va avanti”.

E andarono avanti. La prima partita dopo il terremoto fu a San Donà. Nello spogliatoio misero una sedia al centro e sopra la maglia di Lorenzo. Quando l’arbitro entrò per il riconoscimento e chiamò “Sebastiani?”, racconta Cerasoli, scoppiarono tutti a piangere. Poi entrarono in campo, giocarono e vinsero. Un giocatore del San Donà, poco prima del fischio d’inizio esclamò: “Dio can, oggi ci ammazzano”.

Fu la prima di tante vittoria di una delle squadre che accompagnarono L’Aquila nei mesi più strani e dolorosi della sua storia. Non vinsero lo scudetto, persero la finale ai supplementari.

Da quella storia è nato anche il Memorial Lorenzo Sebastiani. Ed eccoci qui.

Diciassette anni dopo, nello stesso torneo che porta il nome di quel ragazzo, un’altra squadra aquilana arriva al campo dopo aver perso uno dei suoi e un’enorme commozione della città. Stavolta si chiama Ruggero, aveva 16 anni. La Federazione italiana rugby lo ha ricordato con un minuto di silenzio su tutti i campi d’Italia mentre compagni, amici e insegnanti lo hanno salutato a Colle Sapone e poi a Collemaggio.

E oggi i suoi compagni hanno fatto la stessa cosa che fecero quelli del 2009. Hanno giocato.

Poi hanno anche vinto, ma forse il punto non è neppure la vittoria. Sarebbe troppo facile trasformare tutto in una favola, come se il dolore avesse bisogno di un trofeo per trovare un senso. Non ce l’ha e una coppa non restituisce un ragazzo alla sua famiglia, ai suoi amici o ai suoi compagni.

Il punto è essere tornati in campo.

Questa città conosce fin troppo bene la distanza che separa il giorno prima dal giorno dopo. Conosce le fotografie, le maglie lasciate su una sedia, i minuti di silenzio. Ma conosce anche quella frase pronunciata nel 2009 da un gruppo di ragazzi dentro un cerchio: “Si va avanti”.