E’ scomparso il Card. Sodano. Quel Porporato … che scacciò i mercanti dal tempio

Sodano e G. Letta si spesero per bloccare la clamorosa vendita a privati di san Bernardino

di Paolo Rico | 30 Maggio 2022 @ 06:15 | ATTUALITA'
sodano cardinale vaticano
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Conoscitore di borghi caratteristici, romitori in quota e, soprattutto, della nostra gente. Il card. Angelo Sodano si è anche speso, in vita, per i nostri monumenti religiosi.

Il suo determinante intervento sventò, in particolare, la “svendita” della basilica di san Bernardino. Evenienza normativa, che si sarebbe precostituita poco più di venti anni fa con l’alienazione del patrimonio statale: caserme, chiese, penitenziari, scuole ed  altri immobili pubblici in degrado, considerati insopportabile spreco sociale ed uno sfregio all’erario. L’alto prelato  – di concerto, invero, con G. Letta –  riuscì a bloccare un facoltoso acquirente privato  – schermato, pare, da un noto legale –  pronto a far shopping in città, con la borsa tanto capiente da potervi contenere: la basilica, il retrostante convento e, sembra, l’attigua porzione dell’allora Comando militare abruzzese. Si mosse per tempo un comitato di agitazione, composto da religiosi, zelatori francescani, intellettuali e fedeli. Da un paio di componenti l’idea, che risultò vincente: impegnare nella mobilitazione Vaticano e governo anche sull’aggiornata scorta di quel richiamo della Perdonanza celestiniana a serrare le fila contro i torbidi di Chiesa e Impero medievali, per tutelare  – sempre –  la “salvezza” della città, delle sue salienze  – intanto, monumentali e spirituali –  a ragione del gran lustro, che l’Abruzzo aveva storicamente riconosciuto all’ordine francescano e non soltanto, vivificandone operosità e valorizzandone l’eredità.

D’altronde, proprio al card. Sodano il 28 agosto 1993 si affidò il privilegio dell’apertura della Porta Santa, quasi incrociando l’eccellenza della plurisecolare ricorrenza con il prestigio ecclesiale del porporato. Suggellando forse, con preveggenza, il futuro impegno del religioso  a far riconoscere al Fec del Viminale l’inestimabile basilica, dalla sua riapertura post-terremoto 9 anni fa, in attesa che il successivo accordo tra enti diversi del ‘2017 e le sue integrazioni successive portino all’attesa rinascita del convento e all’eventuale ubicazione nell’ex-Distretto militare dell’Archivio di Stato e del Comando dei Carabinieri per la Tutela del patrimonio d’arte. Conferma, insomma  – perfino, con un presidio specializzato –  dell’intangibilità della basilica bernardiniana, suggellata dalla sua importante rifunzionalizzazione, seguita al terribile terremoto, quasi simbolicamente necessitata dall’immagine delle rovine a terra del campanile e dell’abside, che impressionò il mondo.


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