E’ online Open Data L’Aquila: simulatore sismico e altre App, ma qualcosa manca

di Alessio Ludovici | 14 Dicembre 2020 @ 16:34 | ATTUALITA'
Open Data L'Aquila
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L’AQUILA – Ci chiedevamo un mese fa che fine avesse fatto Open Data L’Aquila, il progetto di dati aperti annunciato a fine 2019. La risposta, stamattina, con il lancio del portale opendatalaquila.it, presentato in una conferenza stampa di Gssi e Comune dell’Aquila.

I due enti avevano lanciato il progetto un anno fa, oggi, anche grazie alla collaborazione di Univaq, Ingv, Infn, Usra, ActionAid e Fondazione OpenPolis, la prima release del progetto.

Tante le informazioni già online, ma qualcosa manca rispetto alle previsioni iniziali.

Ad illustrare il progetto in conferenza stampa il rettore del Gssi Eugenio Coccia, l’assessora alla smartcity Carla Mannetti e il responsabile del progetto, il prof. Roberto Aloisio, assente il sindaco Biondi che pure era stato invitato. Proprio Aloisio ha illustrato le caratteristiche di questa prima release del portale, due le macro sezioni del portale, una sul Terremoto e la  ricostruzione e l’altra sulla Città ed il territorio.

Le “app”
Nella sezione Ricostruzione, oltre al lavoro già online da tempo di openricostruzione, la grande novità è un simulatore di terremoti. E’ la mappa navigabile palazzo per palazzo degli effetti di una possibile scossa generata dalle tre faglie principali del territorio. Il grande patrimonio della microzonazione sismica finalmente visibile a tutti.
Sempre in tema di terremoto un’altra area permette di prendere visione dei finanziamenti arrivati e come sono stati spalmati nel corso degli anni e tra le varie istituzioni.

Una novità assoluta, invece, l’altra area del portale, quella sulla Città ed il Territorio. Qui al momento sono disponibili alcune interessanti app. Una permette di valutare, sempre palazzo per palazzo, i livelli di irradiamento solare nei vari periodi dell’anno. L’altra è una mappa di accumulazione delle acque, uno strumento utilissimo per cittadini ma soprattutto per le amministrazioni pubbliche.  Queste, in chiave di mitigazione del rischio, possono “individuare le zone dove è necessario intervenire per attuare strategie di adattamento della città ai cambiamenti climatici, di cui gli eventi meteorologici estremi sono una evidente conseguenza”.

Di straordinaria qualità la mappatura del territorio effettuata attraverso il volo di droni e le osservazioni satellitari, che rendono una ricostruzione millimetrica del patrimonio edilizio. 

I dubbi

Il progetto, come da protocollo d’intesa del 2019, avrebbe dovuto raccogliere ed elaborare dati su ambiente, commercio, cultura, energia, mobilità e trasporti, sicurezza, bilanci, territorio e turismo. Qualcosa c’è, ma non tutto. A mancare, sembra, sono soprattutto i dati del Comune, le difficoltà non le ha nascoste neanche l’assessore Mannetti: “Il Comune sta cercando di potenziare il settore della smartcity – ha dichiarato in conferenza stampa – ma sono tematiche complesse”.
A breve comunque, ha spiegato Aloisio del Gssi, ci saranno nuove sezioni. Una sarà sulla mobilità, un monitoraggio di traffico cittadino e parcheggi. Una sull’ambiente grazie a un monitoraggio della qualità dell’aria,  con una trentina di centraline di rilevamento. L’altra avrà come oggetto il commercio.

Un’amministrazione data-driven?
Sta al Comune ora decidere di investire seriamente su un’amministrazione veramente data driven e trasparente. I dati cui attingere possono essere i più disparati, da quelli demografici a quelli sul trasporto pubblico, dal verde pubblico alle spese sociali, alle mappe di progetti urbanistici o di mobilità. Persino l’attività amministrativa stessa potrebbe finalmente diventare più trasparente e accessibile, si potrebbe fare un passo in più rispetto alle previsione normative, all’albo pretorio, magari con gli iter di delibere e ordini del giorno del consiglio comunale. La disponibilità del mondo scientifico c’è, lo ha ribadito lo stesso rettore Coccia: “le nostre competenze sono a disposizione della cittadinanza, crediamo nei dati pubblici”. Il Comune quanto ci crede?

 

 


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