E’ chi commette illeciti che va perseguito, non chi li segnala con il whistleblowing

di Redazione | 11 Aprile 2021 @ 06:00 | LA LEGGE E LA DIFESA
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E’ legge da un po’ di anni il whistleblowing in Italia. Uno strumento di prevenzione della corruzione che prevede, tra le altre cose, la piena tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti. Il whistleblowing  è proprio la segnalazione compiuta da un lavoratore che viene a conoscenza di una frode, un rischio, un illecito o una situazione di pericolo che possa nuocere all’ente o al cittadino. 

E’ una pratica legale, e le segnalazioni finiscono alle autorità giudiziarie, alla Corte  dei  conti o all’Autorità Nazionale Anticorruzione e ovviamente al Responsabile anticorruzione dell’ente in cui il lavoratore svolge le proprie mansioni. 

Il Tar del Lazio si è recentemente espresso, con ordinanza 1547 del 2021, proprio sul sistema di tutela del whistleblower. Un segretario comunale, infatti, aveva presentato un’istanza cautelare perché era stato raggiunto da una sanzione pecuniaria comminata dall’Anac. Il motivo era aver a sua volta sanzionato un dipendente pubblico che aveva segnalato alcuni illeciti. 

Il Tar ha però ha respinto le richieste del ricorrente considerando il provvedimento dell’ANAC pienamente corretto.

Il whistleblower non può essere in alcun modo sanzionato quando segnala presunti reati o illeciti di cui viene a conoscenza  lavoro. E’ chi commette l’illecito che va sanzionato.  Il provvedimento del segretario è ritorsivo e discriminatorio secondo l’Anac, ciò in conseguenza delle previsioni normative italiane. 

“Il pubblico dipendente – art. 54 del dlgs n. 165/2001 al comma 1 – che, nell’interesse dell’integrità della pubblica amministrazione, segnala al responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza di cui all’articolo 1, comma 7, della legge 6 novembre 2012, n. 190, ovvero all’Autorità nazionale anti-corruzione (ANAC), o denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o a quella contabile, condotte illecite di cui é venuto a conoscenza in ragione del proprio rapporto di lavoro non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione”.

Il T.A.R. del Lazio nel respingere l’istanza cautelare avanzata dal segretario comunale ha confermato la sanzione di 5000 euro comminata dall’ANAC.

 

 


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