Due quatrani alla Dakar, dietro le quinte con i Totani: “La nostra è un’avventura”

di Alessio Ludovici | 13 Gennaio 2022 @ 06:00 | RACCONTANDO
Silvio e Tito Totani
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Una chiamata rocambolesca in cui è andato un po’ tutto storto, non ai fratelli Totani, organizzatissimi, ma al cronista. Tra problemi di collegamento e tecnici, siamo riusciti ad intercettare Silvio e Tito al termine della undicesima tappa della leggendaria corsa nel deserto. Tempo di un saluto all’editore – “non ci sentiamo all’Aquila, ci sentiamo dall’Arabia” – e parte la chiacchierata che arriva dopo nove ore di guida. “Oggi è andata bene, nulla di difficile” ci spiega Silvio con la faccia abbastanza stanca ma con lo spirito di chi sembra aver guidato di domenica da Pettino a Santa Barbara.

Degli aspetti prettamente sportivi vi informerà il nostro Nicoli, io che al massimo guido per andare a fare la spesa mi sono soffermato su questioni collaterali alla corsa. Mangiare, dormire e in generale che diamine ci faranno mai due aquilani in mezzo al deserto.

Collaterali fino a un certo punto perché la Dakar non dorme mai. “Ci si alza la mattina presto e si organizza subito la macchina, si riassettano le ultime cose dopo che la notte i meccanici l’hanno sistemata, ci si mette la tuta e si parte”. A sera “si fa appena in tempo a fare una doccia, si cena e ci si mette a letto (tenda e sacco a pelo) mentre i meccanici lavorano”.

Poco tempo per anche per i convenevoli con gli altri equipaggi: “Sarebbe bellissimo ma non c’è proprio il tempo materiale, la sera si finisce tardi e la mattina alle 5 le 6 si parte, lo stress psicofisico della corsa è anche questo, a volte non ci vediamo neanche noi con tutti i membri del team”. I pasti sono a cura dell’organizzazione, nel tendone, ora segnato dalle immancabili regole covid, dove si consumano una colazione la mattina e un pasto caldo la sera. “Ma non si mangia male” specifica Silvio, “tutto buono e tutto abbondante”. C’è anche il tempo per la famiglia, ovviamente, la sera ogni tanto. Preoccupati? Macché, “abituati” semmai ci ammoniscono i due ragazzi, ci fidiamo.

Ragazzi, alla terza partecipazione, la seconda insieme, ma sempre ragazzi nonostante qualche anno in più – neanche tanti – all’anagrafe, ma ragazzi nella passione e nello spirito. Passione e spirito di avventura sono i pezzi fondamentali del motore ci fanno capire Silvio e Tito. Ecco che ci fanno due aquilani alla Dakar, si mantengono giovani.  


Print Friendly and PDF

TAGS