Due cuccioli positivi alla parvo nonostante il vaccino. Il randagismo è ancora una piaga

di Alessio Ludovici | 04 Settembre 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
randagismo abruzzo
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L’AQUILA – Entrambe vaccinate con secondo richiamo, due cucciole meticce sono finite ricoverate alle prese con una gastroenterite dovuta alla parvovirosi canina, la mortalità nei cuccioli con questo virus è altissima. E’ l’infelice vicenda di due meticci della provincia dell’Aquila. Sono nate ai primi di maggio ed ospitate quindi presso un canile della provincia. Ai primi di giugno e a fine giugno le due dose vaccinali a cura di un canile accreditato con l’azienda sanitaria.

Per una quindi si apre la strada dell’adozione, per l’altra prima un affido ad un’associazione e quindi qualche giorno in stallo. Proprio durante i giorni di stallo, a fine agosto, esplodono i problemi. Vomito, diarrea, inappetenza, debolezza, sangue nelle feci o nel vomito, perdita di peso. Un nuovo test e quindi la sorpresa: positiva, nonostante il vaccino, alla parvovirosi canina. E’ una malattia terribile e violenta. Ricoverata in una clinica privata le sue speranze di sopravvivenza ora sono attaccate alle flebo ed al plasma di un altro cane. Il vaccino però non ha funzionato, qualcosa non ha funzionato. Non si sa il perché. Potrebbero essere state vaccinate troppo presto, e l’immunità materna ha inattivato quindi il vaccino. O forse potrebbe esserci stato un problema con un lotto di vaccini ma sulle schede il numero del lotto non c’è. O chissà cos’altro. Cercheremo di capire.

Randagismo, un fenomeno ancora importante e problematico

Sono solo due storie, due delle tante. Il problema dei randagi è molto serio. Sono 1781 i cani vaganti catturati dalla Asl aquilana nel solo 2020, l’anno prima erano circa 1500, nel 2018 poco più di 1000.  Lo si apprende dalla annuale relazione della Asl dell’Aquila. I numeri crescono perché è migliorata la capacità di risposta della Asl probabilmente, ma testimoniano ad ogni modo un sommerso spaventoso, altrimenti scenderebbero. Crescono anche le adozioni, grazie al progetto “Cerco casa sono un randagio”.

Ogni femmina vagante, se non sterilizzata, può riprodursi due volte l’anno. Senza sterilizzazioni rischia di essere una battaglia persa. Il problema sono i cani vaganti, di cui i comuni sono responsabili. Sono quasi sempre cani padronali che vengono lasciati liberi di girare, e così cominciano i problemi.

Cucciolate che spuntano qua e la, con istituzioni, canili e volontari che cercano di farvi fronte. Ma per strada finiscono anche cani da caccia, e cani di compagnia per quanto il fenomeno sia minore di un tempo grazie alle massicce campagne di sensibilizzazione. Ma c’è ancora tanto da fare, i canili sono quasi sempre pieni con numeri solo leggermente in calo in provincia dell’Aquila.

Qui poi arrivano i cani anche da altre regioni del Sud in cui il fenomeno del randagismo è spesso fuori controllo. I Comuni del mezzogiorno sono costretti ad inviare cani in ogni dove, Abruzzo, Marche, Emilia, Lombardia, Veneto, Germania, Norvegia.

L’Italia si è dotata anni fa di una legge civilissima, che impedisce di sopprimere i cani vaganti, non è quello che avviene in tante parti d’Oriente come d’Occidente. Ma è mancato il resto, la sterilizzazione in primis. La gestione dell’animale vagante ha invece attirato interessi anche opachi se non proprio loschi, generato ricatti e omertà. Muovono milioni di euro i randagi, come testimoniano tante inchieste e arresti, dalla Calabria alle vicende di Roma Capitale, con la criminalità organizzata a sfruttare gli animali in primis e i cittadini mossi dal buon cuore poi.

C’è bisogno della massima trasparenza per monitorare la situazione e mettere le istituzioni e la comunità nelle condizioni di dare le risposte che servono per tenere sotto controllo il fenomeno. 


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