Dostoevskij antesignano deI moderno podcast True Crime

di Isabella Benedetti | 18 Ottobre 2023 @ 05:50 | PUNTI DI SVISTA
Dostoevskij
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Un tempo c’erano scrittori come Dostoevskij che, in “Delitto e castigo”, il suo romanzo realista più letto e conosciuto, pubblicato in capitoli e fruibile a quel tempo come una serie televisiva, descriveva gli omicidi efferati del giovane Raskol’nikov, la prostrazione psicologica in cui questo successivamente cadeva e il delirio allucinato che lo avrebbe portato alla resa. Mi piace pensare a Dostoevskij come un antesignano del genere noir, del romanzo gotico o meglio ancora, del thriller a tinte fosche che influenzerà tanti scrittori contemporanei, Patricia Highsmith in primis.

Le storie di crimini, di spietati omicidi, di atroci malvagità hanno, da sempre, appassionato moltissimi lettori. Il cinema ha poi tradotto in immagini un immenso panorama letterario noir.

Ai giorni nostri, un fenomeno che sta prendendo sempre più piede è quello dei podcast di “true crime secondi, per diffusione ed ascolto, solo a quelli di genere comico.

Il podcast nasce in America, dove se ne sente parlare per la prima volta nel 2004, ma è nel 2008 che ha un vero e proprio boom. In Italia approderà molti anni più tardi nel 2020, in concomitanza con la pandemia da Covid. Il podcast è strutturato sulla falsariga di un programma radiofonico, riscattando un po’ la radio dalla sudditanza di anni dalla televisione, ma non è un programma radiofonico vero e proprio. Creare un podcast è un modo per condividere contenuti con un vasto pubblico di ascoltatori. La voce del “podcaster” è un elemento chiave, talmente importante che si fanno studi di dizione e impostazione. La voce è un elemento trainante e crea un forte legame intimo fra chi racconta e chi ascolta. E’ il motivo per cui una storia si preferisce sentirla raccontare piuttosto che vederla in tv, anche se i podcast, nel tempo, si sono arricchiti di molti elementi visivi. La facilità dell’ascolto è assicurata da un computer, un tablet o anche semplicemente un telefonino. Internet è la chiave di accesso, perché i podcast sono distribuiti on-line. E la loro diffusione e ascolto sono agevolati dal fattore della gratuità. Tutti hanno facilmente accesso ai podcast e tutti possono ascoltarli comodamente da casa o mentre ci si sposta in macchina, occupati nelle proprie faccende, perché non richiedono una totale attenzione. Insomma, siamo noi che gestiamo a nostro piacere l’ascolto di un podcast. Nella vasta offerta di contenuti proposti, i podcast di “true crime” sono molto numerosi, parlano di storie realmente accadute, di omicidi di particolare efferatezza e crudeltà. Cosa ci spinge all’ascolto di argomenti così forti e sconvolgenti? Psicologi, criminologi e psichiatri forniscono una duplice chiave di lettura. Da un lato c’è la voglia di esorcizzare le paure, quelle recondite, ancestrali, chiuse nei cassetti remoti del nostro animo, da un altro c’è il desiderio di conoscenza di questa realtà cruda, scomoda, perché solo il “sapere” può fornire le armi per proteggersi in caso di pericolo. Sapere per prendere coscienza e agire di conseguenza. Non è un caso che sono soprattutto le donne attente uditrici di questi podcast. Non è un caso che queste storie parlino di violenza di genere perché i più colpiti sono i bambini e le donne. Ascoltare le vicende di cronaca nera è fare i conti con le proprie paure, incontrarle, ma da una “confort zone”, perché non si è, fortunatamente, protagonisti della vicenda, ma semplici spettatori. E’ come affacciarsi ai margini di un burrone e guardarne dall’alto la vertiginosa pericolosità, ma protetti da un sistema di ritenuta. Ci sconvolge osservare come la brava persona, il buon “pater familias” della porta accanto, dalla lineare e quasi monotona quotidianità, possa trasformarsi in un mostro omicida, in un serial killer. E’ importante in questi casi per noi capire le motivazioni, dare spiegazione a cose e circostanze che spesso purtroppo non ne hanno o ci sfuggono. La nostra vera paura è l’ignoto, ciò che non conosciamo e non è prevedibile, quell’ignoto che a volte alberga dentro di noi e ci atterrisce.

Molti sono i programmi televisivi che trattano fatti di cronaca nera: “Storie maledette” di Franca Leosini, “Blu notte” di Carlo Lucarelli, “Demoni urbani” di Francesco Migliaccio. Nel mondo on-line le storie di “true crime” sono numerosissime: Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, nel podcast intitolato “Nero come l’anima” rispolverano storie di cronaca nera accadute fra il 1500 e il 1700; Elisa De Marco nel suo podcast “Elisa true crime” racconta storie di particolare crudezza ponendo l’attenzione sul profilo psicologico dei carnefici; Chiara Lalli e Cecilia Sala in “Polvere” trattano il caso tristemente noto di Marta Russo; Stefano Nazi, giornalista del “Post”, in “Indagini” racconta fatti di cronaca nera ripercorrendo le vicende nel loro percorso giudiziario.

Noi li ascoltiamo, come ascoltavamo la favola con l’orco cattivo, forse perché, conoscendo il male, speriamo di tenerlo lontano da noi, che non ci tocchi.


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