Dopo un anno di stop pronto a riaprire il Centro ricerche floristiche del Parco del Gran Sasso

di Redazione | 06 Marzo 2020, @06:03 | ATTUALITA'
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BARISCIANO – Chiuso da oramai quasi un anno, potrebbe tornare operativo nei prossimi mesi il Centro di ricerche floristiche dell’Appennino di Barisciano (L’Aquila), di proprietà del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga.

Da quanto appreso da L’Aquila Blog, infatti, l’ente sta per pubblicare un bando per l’individuazione del nuovo gestore, dopo che nell’aprile 2019 è scaduta la convenzione con l’Università di Camerino in virtù della quale questa, dal 2001, gestiva il Centro ricerche con gli annessi Orto botanico e Museo del fiore.

Il bando non solo dovrebbe includere anche l’orto botanico di Campo Imperatore, nei pressi dell’Osservatorio astronomico, ma anche, da parte del soggetto che se ne aggiudicherà la gestione per un importo che dovrebbe ammontare a circa 30 mila euro, 25 mila per il Centro di Barisciano e i restanti 5 mila per l’orto in quota, una compartecipazione economica.

L’impasse si sarebbe sbloccata dopo il raggiungimento di un accordo tra il Parco e l’Ateneo marchigiano che ha chiarito che la proprietà delle ricerche prodotte negli anni e delle piante è dell’ente e non dell’Università.

Centro di eccellenza della biodiversità considerato punto di riferimento nazionale, il Centro di Barisciano negli anni è diventata anche un’attrazione turistica, facendo registrare numerose presenze anche grazie al coinvolgimento delle scuole e a iniziative come “Il Parco in fiore”, cartellone di appuntamenti divulgativi a tema botanico che animava il Centro per diversi mesi l’anno.

Nonostante la chiusura non è mai stata sancita da un atto ma è stata conseguenza della fine della convenzione, il Centro ha subìto un graduale depotenziamento a partire già dal 2018, quando sono state interrotte le visite delle scolaresche, per proseguire con la cancellazione di numerose iniziative inserite nella manifestazione Il Parco in fiore dovuta proprio all’assenza dei collaboratori dell’Università.

La chiusura del Centro è stata oggetto anche di un’interrogazione al sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, da parte del gruppo di minoranza Barisciano Bene Comune.

“Uno dei primi interventi del Parco Gran Sasso e Monti della Laga, alla fine degli anni 90, è stato quello di completare il restauro del complesso di San Colombo in accordo con il Comune di Barisciano”, ricorda il gruppo guidato da Mauro Colaianni, “nell’ex converto francescano sono stati realizzati una sala multifunzione nella chiesa sconsacrata, una dimora storica, un ristorante, il Centro Floristico dell’Appennino, il Museo del Fiore e un orto botanico; il Museo del Fiore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga è un centro di eccellenza riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente ed è considerato un network nazionale della biodiversità; svolge da anni ricerche sugli aspetti floristici oltre a conservare erbari storici e l’erbario dell’Appennino riconosciuto dalla rete mondiale degli erbari; stiamo parlando di una eccellenza nazionale ed internazionale nel campo della botanica nel comune di Barisciano”.

“Se si intende veramente guardare a modelli di sviluppo legati alla sostenibilità, questo importante luogo andrebbe valorizzato attraverso visite guidate per lo più di studenti, considerando che è anche il centro
propulsore dell’evento annuale del Parco ‘Parco in Fiore’””, prosegue l’interrogazione.

Barisciano Bene Comune ha chiesto al sindaco, tra le altre cose, “quali azioni intende intraprendere presso la presidenza del Parco per garantire la piena funzionalità di tutte le attività che attualmente vi si svolgono (Centro Floristico, Museo del Fiore, orto botanico) e le implementazioni delle stesse in sinergia con il Comune “, e se non sia opportuno “sistemare la strada esistente, creando un percorso attrezzato lungo circa 800 metri tra San Colombo e l’inizio di Barisciano”.


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