Dopo le Regionali nel centro destra e nella Lega si apre il processo a Salvini

di Redazione | 24 Settembre 2020 @ 10:23 | POLITICA
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Aveva annunciato una telefonata con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni di cui, fino a sera, non v’era traccia. “Lo dice sempre, ma non chiama mai”, scherza un esponente di Fratelli d’Italia: una battuta, certo, ma neanche troppo. Da tempo gli alleati criticano Matteo Salvini per la sua tendenza a “ballare da solo”, ma quella che fino all’altro ieri era una polemica sotto traccia, con il risultato delle Regionali e la mancata spallata in Toscana che fa il paio con l’Emilia-Romagna si è trasformata in un’aperta messa in discussione della capacità di Salvini di essere leader di tutto il centrodestra. Ad aprire le danze è stato il neo rieletto governatore ligure Giovanni Toti, che ha ribadito il suo pensiero: “Questa coalizione ha bisogno di essere ridisegnata, di uscire dallo schema della seconda Repubblica, dei soliti partiti e delle solite liturgie. Questa coalizione ha bisogno di un leader che superi il suo ruolo di leader di partito, per diventare leader di tutti e candidato premier di tutti”. La sua idea sarebbe quella di una federazione e   per questo, a suo giudizio, Salvini dovrebbe lanciare “una vera costituente del nuovo centrodestra, una federazione nuova di forze, che raccolga tutte le energie migliori nate in questi anni”. 

Anche Giorgia Meloni lancia un messaggio sulla necessità di fare “più gioco di squadra” che sembra proprio destinato al leader del Carroccio. Silvio Berlusconi, invece, continua a tacere e a non pronunciare nemmeno una parola sull’esito delle Regionali, come se il tracollo di Forza Italia fosse qualcosa che non lo riguardasse. Ma tra gli azzurri comincia ad alzare la voce chi ha sempre sostenuto che inseguire la Lega sarebbe stata la morte del partito, come Renato Brunetta: “Matteo Salvini non è e non è mai stato il leader del centrodestra. Ha preso decisioni unilaterali, parlando solo per la Lega. Non ha mai seguito lo stile di Silvio Berlusconi”.

L’ex ministro dell’Interno ufficialmente fa buon viso a cattivo gioco e prova a scrollarsi di dosso l’accusa di egoismo politico: “In Veneto avremmo potuto dire andiamo da soli. Ma io ho detto c’è la squadra, a me interessa la squadra, non vince Cristiano Ronaldo Ronaldo vince se ha una squadra intorno e il modello Liguria ne è la dimostrazione”. Non soltanto tra gli alleati ma anche all’interno alla Lega c’è chi comincia a sostenere che la tecnica salviniana della campagna elettorale permanente e le scelte fatte non funziona più; per questo Salvini ha deciso di cambiare la struttura della Lega, avvicinandola a quella di un partito tradizionale: “Io più delego, più son contento”, dice, annunciando l’intenzione di creare una segreteria politica che lo affianchi. Lo ha annunciato pubblicamente ieri sera a “Porta a Porta”, dopo aver confermato la novità organizzativa durante la riunione con i coordinatori regionali, ieri pomeriggio a Roma. Nomi definitivi non ce ne sono ancora ma si pensa che nel nuovo organismo collegiale, che affiancherà il segretario nella definizione dell’indirizzo politico del partito, entreranno a far parte gli attuali tre vicesegreterari – Giancarlo Giorgetti, Lorenzo Fontana e Andrea Crippa- i due capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, e uomini di stretta fiducia come il responsabile organizzativo Roberto Calderoli. Movimento fin dalle sue origini costruito attorno alla figura del capo – prima di Salvini, con Umberto Bossi e Roberto Maroni – la Lega ha avuto storicamente due tipi di organi collegiali: il consiglio federale in cui sedevano tutti i segretario regionali, oltre ai governatori e ai capigruppo, e una segretaria politica più ristretta. Durante gli ultimi anni di guida di Bossi era Maroni a guidare la segreteria politica, organo che poi ha riproposto durante il suo mandato.


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