Dopo le dichiarazioni di Di Gregorio è Iniziato lo scarica barile tra i soliti sospetti
Dopo le dichiarazioni di Di Gregorio è Iniziato lo scarica barile tra i soliti sospetti

di Maria Cattini – “Oggi il sindaco afferma che quello fu un grave errore politico. Ieri non la pensava così”: lo scrive oggi, nero su bianco, un redivivo Pierluigi Tancredi in risposta al post in cui Massimo Cialente lo scarica a malo modo dopo avergli affidato la delega al recupero e la salvaguardia del patrimonio artistico della città. L’ex Consigliere comunale, finito agli arresti lo scorso gennaio nel corso dell’indagine “do ut des” sulla gestione dei puntellamenti post sisma, torna  a parlare “dopo mesi di silenzio per la correttezza dovuta a chi svolgeva le indagini su quanto riportato nell’articolo di oggi, Istituzioni nelle quali ho sempre riposto la massima fiducia, sento la necessità di precisare alcuni fatti che, a mio modo di vedere, non corrispondono a verità.”

Qualsiasi sia la verità, dopo la pubblicazione della “dichiarazione spontanea” fatta ai giudici dall’ex Direttore del settore ricostruzione pubblica e patrimonio del comune dell’Aquila, Mario Di Gregorio, anche lui finito nelle indagini, sembra  che a L’Aquila sia iniziato un vero e proprio scarica barile tra i soliti sospetti. Nella sua ricostruzione ai giudici, Di Gregorio ricorda di una telefonata fatta “credo del sindaco a me che diceva: ‘Guarda Mario, Tancredi ti affiancherà in questa cosa perché è una persona esperta, diciamo smaliziata’, siccome questa è un’attività molto pericolosa.(…).” E senza malizia, poche ore dopo l’uscita della notizia, Cialente ha fermamente negato queste circostanze. Riguardo la delega di Tancredi, Cialente ha voluto precisare ai suoi amici di FaceBook che si è trattato solo di “un grave errore politico che giustifico solo con lo stato di confusione che regnava in quei giorni e soprattutto di affanno per tutto ciò che non si riusciva a seguire”.

Di Gregorio invece, nella sua ricostruzione davanti ai giudici, ha affermato più precisamente che: “proprio per questo il sindaco mi disse, allora essendo Tancredi una persona molto sveglia e capace e con esperienza, affiancati a lui e senti anche i suoi consigli. Dopo di che Tancredi venne effettivamente nominato dal sindaco, poi rimosso formalmente a seguito di una specie di rivolta, restando in qualche maniera presente”.

Anche Tancredi, nella sua nota diffusa alla stampa, asserisce di ricordare “bene che all’epoca il sindaco richiese a consiglieri e assessori di farsi parte attiva per reperire imprese in grado di effettuare lavori così impegnativi”. Evidentemente, al Comune dell’Aquila, nessuno si era accorto che Cialente, almeno in quei giorni, era in stato confusionale.

Di Gregorio racconta ancora ai giudici: “quando noi stavamo al Torrione, alla sede dell’Ance, c’era fin dalle otto di mattina una fila che arrivava fino alla Questura […]. Insieme a queste persone poi c’erano pure i consiglieri assessori che facevano questa altra attività, quindi era proprio una cosa alla luce del giorno nel senso che centinaia di persone vedevano queste cose””. Il dirigente comunale inoltre ammette che “un po’ a occhio, a naso, cercavamo di individuare quale fosse l’entità del lavoro da svolgere su ognuno di quegli aggregati e facevamo gli affidamenti che abbiamo fatto più o meno contestualmente, cioè chiamando le ditte per telefono. Quindi – continua – facemmo gli affidamenti quasi subito, diciamo nel giro di un mese e mezzo il grosso era affidato”. Quindi tutto normale. Quindi, davanti ricostruzioni così candide dove nessuno ha fatto pressioni ma al massimo ha dato solo qualche “indicazione”, “un po’ a occhio un po’ a naso” verrebbe quasi da gridare “ all’Aquila la mafia non esiste!”.

Eppure oggi sono 8 gli indagati che rischiano il processo, tra i quali lo stesso Di Gregorio, gli ex assessori di centrosinistra Roberto Riga e Vladimiro Placidi e l’ex assessore di centrodestra Pierluigi Tancredi. Anche Di Gregorio, sempre nella sua deposizione, ammette che riguardo i puntellamenti “fin da subito registrammo il fatto che era un’attività pericolosa e quindi diciamo che tutti quanti la facevano con una certa tensione, me compreso, nel senso che sarebbe stata sicuramente attenzionata da voi, cioè dalla Procura”. E che “sì c’era qualcuno più presente, rispetto agli altri per la funzione che svolgeva, per esempio il consigliere Tancredi era molto presente, perché aveva questa delega da parte del sindaco di curare i puntellamenti, per cui lui stava lì”.

“Diciamo che non c’era pericolo di sbagliare, nel senso di fare un affidamento a una ditta che non avesse… Come posso dire, una persona amica al Comune, perché tutti ce l’avevano”, assicura al pm. “Tancredi probabilmente non aveva ben chiaro questo aspetto, cioè che i puntellamenti non è che venivano affidati uno a uno perché veramente per me sarebbe stata la fine in quel caso perché sarebbe stato un crescendo di sollecitazioni eccetera che poi sarebbe esploso in qualche maniera – ribadisce ancora Di Gregorio – Invece gli affidamenti erano già tutti fatti e quindi, anche le ditte diciamo che potevano essere più amiche sue, avevano avuto, perché presenti in quell’elenco, la loro parte di puntellamenti”.

Anche in questo caso, Tancredi ci tiene a precisare la sua versione: “Per quanto mi riguarda, ho sempre riconosciuto all’ing. Mario Di Gregorio il coraggio di portare avanti un compito così importante per la città e nello stesso tempo così rischioso, ma credo che anche lui ricordi bene, così come lo ricordo bene io, che le presentazioni di imprese interessate gli arrivavano dagli ambienti più disparati. Fermo restando- sottolinea Tancredi- che l’Ordinanza demandava a lui, solo ed esclusivamente a lui, il potere di conferire gli incarichi per la messa in sicurezza degli edifici danneggiati dal sisma.”

Insomma, sulla incresciosa vicenda dei puntellamenti, lo scarica barile tra i soliti sospetti sembra appena iniziato.

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