Dopo aver salvato Venezia, anche il Mose è salvo

di Lorenzo Mayer | 01 Dicembre 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
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Dopo aver salvato Venezia, anche il Mose è salvo.  Si può sintetizzare così a Venezia una giornata importante per il futuro delle dighe mobili e della città.

In queste ore è stato definito un accordo tra il Consorzio Venezia Nuova e le imprese che, nonostante avendo fatto i lavori, non sono state saldate. L’intesa è di vitale importanza perché, una volta sottoscritta, garantirà che il sistema possa continuare a funzionare e anche la realizzazione delle opere complementari al Mose, fondamentali, per esempio, per mettere in sicurezza l’insula Marciana.

A spiegare i contenuti dell’accordo, subito dopo averlo sottoscritto in formato digitale, è stato Devis Rizzo, titolare dell’impresa Kostruttiva, tra le società maggiormente esposte. Una svolta che premia anche l’operato e la paziente capacità di tessitura del commissario liquidatore del Consorzio Venezia Nuova, Massimo Miani. Ognuno dei firmatari ha dovuto, e saputo, rinunciare a qualcosa e così si è arrivati alla quadratura del cerchio. “O così o saltava il banco – spiega Rizzo – l’accordo è sicuramente migliorabile, ma di vitale importanza per tutti, altrimenti rischiava di mandare tutto all’aria”. Ecco alcuni dettagli.

“Noi vantiamo un credito di 8 milioni di euro nei confronti del Consorzio Venezia Nuova – e a vantare crediti sono una 15 di imprese consorziate, più altre non consorziate. Per le consorziate l’ammontare dei crediti che vantiamo è di circa 25 milioni di euro. In base all’accordo questi importi ci verranno saldati per intero”.

Tre le tranche per i versamenti: la prima, per un importo pari al 30 per cento, a 30 giorni dalla pubblicazione ufficiale dell’accordo e dunque presumibilmente tra fine dicembre inizi di gennaio. Il secondo versamento, per il 20 per cento, a aprile, terzo e ultimo pagamento del restante 50 per cento entro novembre 2022. Inoltre le imprese mantengono il diritto alle future committenze per un totale di altri 280 milioni. Su questo importo le imprese, si sono impegnate a incassare meno riconoscendo un ribasso, in pratica uno sconto del 25 per cento. Così però le imprese potranno continuare a lavorare Con quanto risparmiato il Consorzio “Venezia Nuova” potrà rimettersi “in bonis” anche perché, a latere di questo patto verrà sottoscritto un impegno del Provveditorato alle Opere pubbliche a rinunciare a un volume di cause, contenziosi e conti aperti con il Consorzio per circa altri 100 milioni di euro. Tutto questo andrà a sostituire il concordato preventivo che pende sulle sorti del Consorzio Venezia Nuova. Un questo quadro, va detto, non rientra il cantiere per la realizzazione delle barriere provvisorie rimovibili che dovrebbero, al più presto, salvare la Basilica di San Marco dall’acqua alta, anche quando il Mose non entra in funzione. La Cattedrale, infatti, va sott’acqua anche con una quota di marea sul medio marea di 85 centimetri sul medio mare. Il cantiere è partito ma si è subito fermato perché non sono arrivati i primi soldi previsti dal contratto. “Questo ritardo – conclude Rizzo – non riguarda però il Consorzio Venezia Nuova ma il Provveditorato, per ragioni che non conosco. Avanziamo circa 650 mila euro che per questo cantiere sono fondamentali per poter andare avanti. Non sono arrivati e quindi i lavori si sono fermati”.

Riprendere velocemente a lavorare? “Se pagano, certamente sì” –è la risposta secca di Rizzo con un subbio che pesa come un macigno. Intanto, però, marea sostenuta è prevista anche nei prossimi giorni con le barriere gialle che potrebbero dover tornare, ancora una volta, in azione.


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