Donne e scienza, Lucia Votano: “Ancora numeri bassi nei posti apicali”

di Marianna Gianforte | 12 Marzo 2022 @ 11:37 | ATTUALITA'
Lucia Votano
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L’AQUILA – “Dobbiamo fare ancora, come Paese, grandi sforzi per abbattere gli stereotipi culturali che separano le donne dagli uomini, investendo nella formazione, a partire dall’infanzia e sino alle scuole superiori”. A sostenerlo è la scienziata e ricercatrice nel campo della fisica astroparticellare Lucia Votano, già direttrice dei Laboratori nazionali di fisica nucleare dell’Infn all’Aquila. Lo ha rimarcato in occasione della visita del presidente del Consiglio dei ministri Mario Draghi ai Laboratori, il 16 febbraio.

“Io sono una ricercatrice e vengo dal Sud – ha detto Votano -. Voltandomi indietro e guardando alla mia lunga esperienza nella scienza, mi rendo conto delle occasioni fortunate che mi hanno portato a essere tra le poche donne a ricoprire una posizione apicale come direttrice di un laboratorio scientifico così importante”.

Ma l’uguaglianza vera non può avvenire a colpi di fortuna: serve la cultura. Votano, classe 1947, ha trascorso la sua vita di ricercatrice studiando la fisica astroparticellare ed è stata la prima donna (e unica sinora) a capo dei Laboratori nazionali di fisica nucleare dell’Infn, ai piedi del Gran Sasso, dove è arrivata nel 2009, a pochi mesi dal terremoto. “La mia famiglia – ha ricordato in occasione della visita ai Laboratori – interpretava come naturale e scontato che una donna studiasse quello che voleva e cercasse un suo spazio nel mondo del lavoro, sa che l’Italia e il mondo devo fare ancora moltissimo per dare alle donne concretamente pari opportunità, condizioni, agevolazioni, strumenti per farsi spazio nel mondo e nella scienza, perché quando tutto questo c’è, i risultati arrivano in tutti i campi. Mi aspetto, per esempio, che saranno le donne a risolvere il grande quesito della ‘materia oscura’ dell’universo. La caccia alla materia oscura o la ricerca diretta come quella al Gran Sasso con Xenon diretto da Elena Aprile; oppure si può cercare di produrre questi candidati di materia oscura e al Cern abbiamo Fabiana Gianotti al secondo mandato. Oppure in maniera indiretta nello spazio: e lì abbiamo la nostra astronauta Samantha Cristoforetti”.

Ma com’è la situazione delle donne nella scienza oggi? Lo abbiamo chiesto proprio alla ricercatrice.

DOTTORESSA VOTANO, ESSERE RICERCATRICE NEL MONDO DELLA SCIENZA CHE COSA VUOL DIRE PER UNA DONNA?

“E’ un mestiere molto complicato. Io ho avuto la fortuna di avere incontrato le persone giuste che mi hanno stimolato ad affrontare un percorso scientifico. E ho avuto lanche la grande fortuna di nascere in una famiglia nella quale non esistevano stereotipi culturali: già all’epoca per la mia famiglia era ovvio e naturale che le donne al pari degli uomini dovessero studiare, trovarsi una collocazione professionale e non c’era motivo perché non si iscrivessero a una facoltà scientifica. Le difficoltà oggi sono notevoli: l’Unesco nel suo ultimo rapporto ha ricordato che nel mondo le donne che fanno ricerca sono soltanto il 30%”.

COM’E’ LA SITUAZIONE NEI LABORATORI E NELL’INFN?

“All’interno dell’Infn per quanto riguarda la parità di genere la situazione è tutto sommato nella media dei Paesei dell’Ue, credo anche migliore rispetto ad alcuni di essi. Ma questo non vuol dire che non ci sia ancora molto da lavorare e da migliorare, perché ci sono ancora problemi di accesso delle giovani ricercatrici a livello più basso e soprattutto e questo si nota sui grandi numeri, le percentuali di presenza delle donne tendono a diminuire a mano a mano che si sale di ‘livello’, verso le posizioni più alte”.

CHE COSA BISOGNA FARE PER INVERTIRE QUESTO GAP?

“Sicuramente una delle questioni da affrontare al più preso per migliorare la parità di genere nei contesti scientifici è quella del welfare: quei mezzi e strumenti, anche legislativi, che consentono una migliore concentrazione della vita di una ricercatrice, un mestiere forse anche più impegnativo rispetto ad altri tip idi lavoro, e l’impegno nella famiglia. Perché noi non siamo donne eccezionali, ma persone normali e vorremmo poter conciliare la vita scientifica con gli affetti, le passioni, e la vita famigliare”.

LEI E’ STATA LA PRIMA DONNA A DIRIGERE LNFGS, CHE RICORDO HA DI QUEGLI ANNI?

“Io sono stata la prima e purtroppo anche sinora l’unica donna direttrice dei Laboratori del Gran Sasso. Ricordo quegli anni come un periodo molto piacevole, appassionante ma anche molto faticoso. Appassionante perché in quegli anni vennero approvati nuovi esperimenti, entrarono in funzione esperimenti molto importati a livello internazionale e quindi furono anni di soddisfazione non soltanto per me, ma soprattutto dal punto di vista scientifico per il laboratorio, oscillazioni dei neutrini con l’esperimento Opera iniziato con l’invio di neutrini da parte del Cern di Ginevra verso il Gran Sasso.


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