Don Claudio Tracanna: Papa Francesco, uomo tra gli umili

Il responsabile della comunicazione dell'arcidiocesi dell'Aquila: "Con l' indulgenza plenaria della durata di un anno Bergoglio ha voluto dirci di rafforzarci giorno per giorno nel perdono"

di Marianna Gianforte | 31 Agosto 2022 @ 06:00 | PERDONANZA
Perdonanza papa
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L’AQUILA – Un Papa che cerca gli ultimi, i sofferenti, i fragili, coloro che hanno con sè un portato forte di dolore e di dramma, che accantona il suo personale dolore per ‘accollarsi’ (spiritualmente s’intende) quello degli altri. Papa Francesco è arrivato all’Aquila, domenica 28 agosto, scegliendo di porre, in cima alla lista, – come ha scritto di suo pugno nella bozza del programma della giornata – l’incontro con i famigliari delle vittime del terremoto del 2009 e non altri appuntamenti e incontri istituzionali o religiosi. Terremoto, tra l’altro, diverse volte citato nel corso dei suoi Angelus negli anni del pontificato, tanto da ricordare il motto aquilano nato dopo il sisma e diventato una sorta di tormentone, ‘Jemo nnanzi’, di cui è entrato a conoscenza nel 2014 quando una delegazione aquilana, della quale faceva parte anche il gruppo Jemo ‘Nnanzi, fu accolto in occasione di un’udienza generale.

Ma cosa è stato organizzare la venuta del Papa all’Aquila per compiere, 728 anni dopo, lo stesso gesto del Papa umile del Morrone, Celestino V, che, come lui, scelse l’umiltà e la povertà e che “non si è fatto imprigionare dalle logiche mondane”? Come è stata costruita la comunicazione di un evento tanto imponente da un punto di visto non tanto mediatico, pubblicitario ed economico, bensì spirituale, morale? A tre giorni di distanza dalla visita pastorale, e cioè del pastore della comunità cristiana mondiale che è il Papa, il responsabile dell’ufficio comunicazioni sociali dell’arcidiocesi dell’Aquila, don Claudio Tracanna, che è anche parroco di Pizzoli e che ha coordinato come responsabile della comunicazione anche la venuta del Papa all’Aquila, traccia un bilancio e racconta la sua esperienza di preparazione alla visita pastorale.  

Innanzitutto Bergoglio un Papa che parla a tutti coloro che hanno “una rettitudine di coscienza”, che ha compreso le difficoltà di una comunità ‘terremotata nell’anima’ (così l’arcivescovo Giuseppe Petrocchi, che il Papa ha voluto nominare cardinale, definisce la comunità aquilana). All’Aquila Papa Francesco ha compiuto gesti straordinari, oltre a esserci: è entrato nella cattedrale del Duomo che soltanto adesso, a 13 anni dal terremoto, si accinge a essere ricostruita; ha stretto la mano a persone che sotto le macerie hanno perso i propri affetti; ha aperto la Porta Santa di Collemaggio, rompendo una sorta di tabù nei confronti di questa ‘figlia minore’ di San Pietro in Vaticano e, quando ormai si pensava che quello fosse il non plus ultra di una giornata storica, è arrivata la notizia di una ‘proroga’ dell’indulgenza plenaria per un intero anno, sino all’agosto del 2023. Mai era accaduto nella storia del primo Giubileo dell’umanità, un dono prezioso che bisogna capire e rispettare.

“Con questo gesto – spiega Tracanna – il Papa ha voluto dire alla comunità aquilana: ‘Abbiamo condiviso i drammi, ma non deve finire lì. Ora il dono bisogna viverlo giorno per giorno. E’ come se ci avesse fatto un ‘abbonamento alla palestra’ per un anno: adesso dobbiamo esercitarci giorno per giorno, ci dobbiamo ‘fare i muscoli’, rafforzarci spiritualmente. Ha voluto invitarci a perdonarci, tutti insieme dovremo essere capaci di ripetere armonia e sinergia che abbiamo messo in piedi in questo periodo”.

Era il 4 giugno del 2021 quando Bergoglio rispose al suo nuovo cardinale aquilano che sì, all’Aquila ci sarebbe venuto. Era il 4 giugno di quest’anno  quando ufficialmente quella promessa solenne è diventata ufficiale. Una coincidenza che rincuora.

“Nella vita se non si sa ricevere il perdono e non si perdona se stessi si vive male – spiega don Claudio Tracanna -. Si parla spesso di Perdonanza ed economia: ma l’economia più bella che possiamo fare è di essere persone che vivono e donano il perdono; si risparmiano energie, si vive meglio, e si è più belli dentro: è questa la bellezza vera: quella del cuore”.

Infine, la visita di Papa Francesco è anche “una spinta  per avvicinarsi a una chiesa bella, attiva, moderna, scevra da interessi personalistici, capace di ispirare nuove vocazioni, parlare ai giovani”. 


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