Doggy bag, è ora di superare la cultura del ‘fa povero’

di Isabella Benedetti | 17 Gennaio 2024 @ 05:00 | Punti di svista
Doggy bag
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E’ tematica di recente dibattimento quella relativa alla proposta di legge dell’on. Giandiego Gatta, deputato di Forza Italia, di rendere obbligatoria, nel mondo della ristorazione, la doggy bag.

Con doggy bag (dall’inglese letteralmente borsa del cane) si indica quella pratica di portare i propri avanzi di cibo dal ristorante a casa, che forse agli inizi, per pudore, veniva chiesta proprio con la scusa dell’animale domestico.

La doggy bag nasce in America negli anni ’40, in un periodo post bellico in cui si sviluppa una sensibilità maggiore verso il cibo e gli sprechi alimentari. Il fenomeno, poi, prende forza negli anni ’70 e ’80 quando cresce la preoccupazione per gli sprechi e matura una maggiore attenzione per le tematiche ambientali. Le problematiche relative agli sprechi alimentari sono, infatti, fortemente connesse a quelle dell’inquinamento e della tutela dell’ecosistema. Non è un caso che la doggy bag nasca in America, dove il sistema capitalistico è volto alla ricerca esasperata del profitto, a tutti i livelli. Anche il singolo individuo è abituato ad un sano pragmatismo di economia domestica. L’America è quel posto dove, se si cambia casa, si allestiscono ancora mercatini nei giardini per vendere ciò che non serve più, anche un calzino bucato. Figuriamoci se non avrebbe allignato la pratica di riportarsi a casa il cibo non consumato (e regolarmente pagato) dal ristorante! In Italia le cose vanno diversamente.

Sono in pochi a chiedere nei locali di portare il cibo avanzato a casa, perché diciamocelo, “fa povero”. Osta, al riguardo, una cultura secolare del “non si fa”, “non sta bene”.

Eppure ci sono stati casi in cui sono stati gli stessi ristoratori ad invitare i clienti a portare via una doggy bag. E’ il caso dello chef Bruno Barbieri che, in più dichiarazioni, ha invitato i clienti a portare a casa il cibo non consumato nel proprio locale. Ora, a dirla tutta, in un ristorante stellato, dove il quantitativo delle pietanze è inversamente proporzionale alle grandi dimensioni dei piatti, è difficile che una persona si sazi e lasci del cibo, forse il discorso vale di più per altri locali… Comunque sia, ben vengano i consigli di chef popolari e stimati che veicolano messaggi importanti alle masse e sensibilizzino una certa cultura del risparmio. Qualcuno, in realtà, già usa chiedere il proprio non consumato al ristorante, ma sono pochi casi sporadici.

A differenza del passato, questa legge introdurrebbe una obbligatorietà nei confronti dei ristoratori che si dividono a riguardo in favorevoli e non. Per molti tale obbligo comporterebbe la necessità di approntare dei contenitori idonei, per un ulteriore aggravio di spesa a loro carico e una perdita di tempo per il personale di servizio. La prescrizione legislativa prevede anche che l’avventore possa portare da casa un proprio contenitore, purché igienico ed adatto allo scopo. Il motivo, però, di tale obbligatorietà ha una motivazione etica ed ecologica. Invita ad avere un approccio diverso con il cibo, è un’esortazione alla morigeratezza, a non ordinare più di quanto si possa mangiare per un motivo di salute, economico e poi per il rispetto dell’ambiente. Il problema degli sprechi è delle società ricche e quindi è un problema morale prima ancora che economico. La FAO attesta che ogni anno 1/3 del cibo prodotto nel mondo viene sprecato. Questo accade lungo tutta la filiera del prodotto. Tecnicamente si usa distinguere fra perdita alimentare e spreco alimentare: la prima è quella che si produce fisiologicamente dal raccolto alla trasformazione del prodotto, la seconda si verifica nell’ultima parte della catena alimentare, è frutto di fattori comportamentali. In Italia, fino a pochi anni fa, il fenomeno degli sprechi è stato poco attenzionato. La prima indagine è del 2011 da parte di una società di Bologna “Last minute market” e dalla Fondazione Barilla che denuncia uno spreco annuale pro capite di 65 kg di cibo. La doggy bag è un piccolo passo che però può contribuire a una disciplina alimentare e a maggiore sensibilizzazione sull’ambiente. Anche in altri stati d’Europa la doggy bag è diventata una consuetudine come in Francia nel 2016 e in Spagna nel 2022.

Se prendiamo esempio poi dagli animali, impariamo a mangiare lo stretto necessario, quanto basta per nutrirci, il resto è provvista per il futuro.

Doggy bag
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