guardia di finanzaI Finanzieri del Comando Provinciale di L’Aquila nell’ambito dell’operazione denominata “Dirty Job” ed in applicazione della normativa antimafia, hanno eseguito il sequestro di beni riconducibili ad imprenditori edili casertani per un valore complessivo di circa 1 milione e  800 mila euro.

L’attività investigativa trae origine dalla più complessa indagine di polizia giudiziaria, denominata DIRTY JOB” portata a termine a giugno 2014 che ha consentito di riscontrare una infiltrazione nel tessuto aquilano di imprese edili aventi elementi di possibile contiguità con la consorteria criminale di stampo camorristico denominata “Clan dei Casalesi”.

Si tratta di imprese di origine casertana già evidenziate nel corso della citata indagine Dirty Job, che si erano progressivamente affermate nel business della ricostruzione post-sisma del capoluogo abruzzese.

Il Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata del Nucleo P.T. di L’Aquila, coordinato e diretto dal Procuratore della Repubblica Fausto Cardella e dal sostituto Procuratore David Mancini, ha eseguito ulteriori indagini finalizzate all’accertamento del tenore di vita, delle disponibilità finanziarie e, più in generale, della consistenza patrimoniale dei soggetti indagati, esaminando le attività economiche esercitate dai medesimi, al fine di individuare le lecite fonti di reddito. Al termine dello screening patrimoniale è emersa la disponibilità, anche indiretta di numerosi cespiti di valore sproporzionato rispetto al reddito lecito dichiarato, da ritenersi quindi frutto di reimpiego degli illeciti guadagni.

Il provvedimento di sequestro è stato eseguito da parte del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Aquila in collaborazione con i Comandi Provinciali di Parma, Roma, Napoli, Benevento e Caserta ed ha riguardato il patrimonio riconducibile ad uno dei principali indagati di “Dirty Job” e ad alcuni dei suoi familiari, costituito da terreni, immobili, beni mobili registrati, quote societarie, capitale sociale e l’intero patrimonio aziendale ivi comprese le disponibilità finanziarie detenute anche per interposta persona in valore sproporzionato al reddito dichiarato da ritenersi frutto e/o reimpiego degli illeciti guadagni derivanti dalla commissione dei reati di cui all’art. 416 bis c.p., all’art. 629 c.p., all’art. 603 bis c.p., all’art. 12 quinquies del decreto legge 8 Giugno 1992, n. 306 ed all’art. 7 Legge nr. 203/91.

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