D’Intino (Ance Abruzzo): “Superbonus 110% tra presente e futuro”

di Redazione | 03 Gennaio 2022 @ 16:32 | ATTUALITA'
Carta degli
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PESCARA – Riceviamo e pubblichiamo dal presidente dell’Ance Abruzzo Antonio D’Intino.

Per quanto riguarda gli aspetti energetici, la ristrutturazione sostenibile è rivolta ad un patrimonio edilizio molto energivoro e, pertanto, risulta determinante intervenire sullo stesso per centrare gli obiettivi, anche europei, verso un futuro sempre più grenn ed evitarne, al contempo, la svalorizzazione, già minacciata da notizie allarmanti circa la stretta dell’Europa per vietare la vendita o l’affitto di case troppo energivore.

Si tratta di una misura di incentivo fiscale che, oltre gli effetti diretti sul patrimonio immobiliare, scatena l’economia reale e ravviva tutta la filiera del settore delle costruzioni, con benefici diretti sui livelli occupazionali e sociali.

Lo Stato rientra anche delle minori entrate, nel lungo periodo, e consegue, addirittura, un saldo positivo, stimato in 36 miliardi per il periodo 1998-2021, in termini di fatturato delle imprese, con maggiori versamenti di IRES ed IVA, e per il fattore lavoro.

Si tratta di un provvedimento molto positivo, sia per gli effetti diretti che indotti sull’intero sistema economico, che merita la massima attenzione in prospettiva di miglioramento per far sprigionare tutta la potenzialità superando i limiti e le distorsioni che ostacolano, tuttora, la migliore applicazione.

L’esplosione dei prezzi, con carenza di materiali ed attrezzature, la mancanza di manodopera, di tecnici, di imprese disponibili, rispetto ad una richiesta del mercato che supera ogni attuale disponibilità, sono alcuni tra gli aspetti deboli che rallentano il treno in corsa, senza dimenticare problematiche e rallentamenti causati dalla diffusione della pandemia.

Non è possibile sottovalutare la difficoltà delle imprese a reperire addetti per portare a termine i lavori in tempo.

Ad oggi, si stima la mancanza di almeno 300.000 lavoratori e le richieste aumenteranno con l’avvio delle opere del Pnrr.
E’ molto importante calmierare queste distorsioni!

Bisogna intervenire prioritariamente sul criterio temporale, con effetti immediati sulla riduzione della concentrazione della domanda, in modo da garantire programmazione degli investimenti industriali, stabilizzazione delle assunzioni nei diversi settori della filiera, idonea produzione e fornitura dei materiali e degli strumenti di lavoro, idonee condizioni di sicurezza nei cantieri e qualità dei lavori, oltre che la giusta programmazione degli interventi da parte dei proprietari.

Si deve garantire un arco temporale di applicazione di almeno un decennio inserendo, se del caso, un tetto annuale di “soli” 15 miliardi e con lavori da eseguire da parte di imprese qualificate, in modo da contrastare un proliferare di immissione nel mercato da parte di operatori improvvisati, senza alcuna garanzia di buona realizzazione dei lavori e con rischio di sperpero di fondi pubblici.

Sin da subito, è necessario rivedere il criterio di progressiva diminuzione della percentuale di agevolazione per i condomini, che scende al 70% nel 2024 ed al 65% nel 2025, per evitare, di fatto, una fine dei lavori al 2023.

Questo blocco si verificherebbe per la prevedibile mancanza di disponibilità al co finanziamento in capo a condomini meno abbienti per i quali, invece, potrebbe essere inserito il criterio del reddito Isee, in modo da non vanificare la portata di una misura diretta, all’origine, proprio verso i grandi compendi immobiliari dove è sempre risultato un miraggio avviare i lavori, sia per il conseguimento della volontà assembleare che per la mancanza di disponibilità economica di alcuni.

In linea generale, occorre migliorare il sistema di regole, con definizione di più adeguati e chiari strumenti operativi per ridurre la burocrazia in modo da favorire l’avvio dei lavori e, al contempo, rendere più accessibili e trasparenti anche i procedimenti di monitoraggio e controllo.


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