Didattica a distanza e disabilità. Inclusione possibile? Un alunno su 3 è escluso

Gabriella, ragazza affetta da malattia degenerativa, torna a studiare dopo 10 anni grazie alla Dad

di Cristina D'Armi | 25 Gennaio 2021 @ 06:40 | ATTUALITA'
Didattica a distanza e disabilità.
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L’AQUILA – La didattica a distanza continua a dividere studenti e studentesse su due fronti. Da un lato,  ci sono i ragazzi stanchi di rimanere sempre a casa. Uscire per andare all’università, era un momento di svago. I 5 minuti di pausa caffè, seppur sempre troppo pochi, erano un’occasione per socializzare e condividere idee. 

D’altra parte, però, ci sono pendolari e disabili, ad esempio, che hanno tratto enormi vantaggi dalle lezioni a distanza.  Oltre all’aspetto puramente economico, le lezioni da remoto hanno giovato coloro che, soffrendo di malattie particolarmente degenerative, non potevano partecipare alle lezioni in presenza. A testimoniarlo è Gabriella Frangini, 25enne di Livorno che, nel 2014, a causa della sua malattia e di alcune difficoltà familiari,  ha dovuto interrompere gli studi.

“La didattica a distanza mi ha ridato fiducia nel futuro. Spero che tutto questo non finisca con l’emergenza Coronavirus. Per me riuscire a continuare non è un vezzo. Significa tutto. Seguendo i corsi, ho trovato amici, compagni, stimoli che non pensavo più di poter avere. A 25 anni mi sentivo già in ritardo su tutto. Non vedevo nessuna strada percorribile davanti a me. Sarebbe stato meglio avere la sicurezza di poter andare avanti, almeno per un anno ma così il rischio è che già a marzo salti tutto”

Non è giusto, per Gabriella, che il diritto allo studio le sia negato o che le sia offerto ad intermittenza tra un Dpcm e l’altro.

Didattica a distanza e disabilità

Le lezioni a distanza, però, non giovano a quei ragazzi che hanno bisogno di un sostegno o che hanno problemi con la comunicazione verbale, come ad esempio i sordo muti. Questi, inoltre, sono penalizzati maggiormente per l’utilizzo della mascherina che impedisce la lettura del labiale. Per questo motivo è stato consigliato ai docenti l’utilizzo di un dispositivo di protezione trasparente. Dario Ianes, docente ordinario di Pedagogia e Didattica Speciale all’Università di Bolzano, attraverso un questionario ha dimostrato che un alunno con disabilità su tre è di fatto escluso dalla Didattica a Distanza: o perché si è rivelata inefficace (26,2%) o perché la DaD non era nemmeno ipotizzabile (10,3%). Gli altri sono ben integrati nelle pratiche di DaD (nel 44% dei casi), oppure assistiti con DaD individualizzata (19%).

In questa situazione di pandemia, sono emerse le diverse esigenze dei ragazzi. Quel che è venuto alla luce, è che la Dad è una realtà che può aiutare moltissimi ragazzi. “Potrebbe infatti rappresentare un aiuto prezioso per lo studente costretto a lavorare per pagarsi le tasse, per lo studente-genitore, per lo studente fuori sede che non può permettersi un appartamento nella città universitaria o che, per motivi personali, non può allontanarsi da casa, per lo studente che non riesce a gestire la pesante e comunque dispendiosa vita da pendolare, per lo studente che non può permettersi le costosissime Università Telematiche” scrivono un gruppo di ragazzi che vorrebbero mantenere la dad anche dopo la fine dell’emergenza sanitaria.

Sebbene non potrà mai sostituire la qualità di una lezione in presenza, la didattica a distanza è un’opzione che favorisce il diritto allo studio.


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