di Maria Cattini – Per le 12:30 di oggi, il Sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, ha convocato una conferenza stampa per annunciare “urgenti comunicazioni alla città”, poiché, come sempre, la situazione politica a L’Aquila è grave ma non seria. La città è stata infatti assai poco sconvolta dalle notizia delle dimissioni di Biondi, che ha seguito lo stesso copione ben rodato dal predecessore Massimo Cialente. Ossia: da due anni non riesco a cavare un ragno dal buco, la città sembra condannata al totale immobilismo, in maggioranza litighiamo solo sulle poltrone e quindi provo a smuovere le acque minacciando le dimissioni provando ad accampare motivazioni un po’ meno squallide. Del tipo “il governo centrale non ci da i soldi, che a L’Aquila fanno sempre presa come da anni insegnano la Pezzopane e Cialente.
Qualcuno in città ci crederà e altri, magari per opportunismo, faranno finta di crederci. In realtà, siccome Biondi- come da lui stesso sostenuto- ha sempre avuto garanzie dal Governo sui 10 milioni di fondi richiesti, ci troviamo ancora una volta davanti al classico disperato stratagemma di manipolazione dell’opinione pubblica: quello di creare problemi inesistenti per poi rivendersi al popolo come salvifico salvatore della patria.
Ecco perché è piuttosto semplice prevedere i passaggi della conferenza stampa di oggi:
“1) gioite gente! Grazie alle mie dimissioni si sono finalmente sbloccati i fondi del Governo 2) per l’occasione, visto che siete tutti qui riuniti a raccolta dal vostro salvatore, vi fornisco pure i nomi dei valorosi che mi aiuteranno a rilanciare il futuro della città e ci aiuteranno cambiare pagina: Carla Mannetti (urrà)i, Monica Petrella (urrà), Francesco Cristiano Bignotti (urrà), Raffaele Daniele (urrà); Daniele Ferella (urrà), Fabrizio Taranta (urrà). Restano tre caselle da riempire; forse Fausta Bergamotto, Vittorio Fabrizi e un altro nome. Hip Hip urrà! Con questa squadra L’Aquila e gli aquilani sono finalmente salvi. 3) aggiungere una bella spolverata di retorica e una manciata di frasi fatte del tipo “per il bene dell’Aquila e degli aquilani,”senso di responsabilità”, momenti più difficili della mia vita, una delle scelte politicamente più importanti, il mio è un gesto di responsabilità”. Già immaginiamo i cronisti e le croniste locali con gli occhi umidi per la commozione. “Bravo Pierlugi! Così si fa…”
Fosse ancora in vita la buonanima di Peppino Galeota, probabilmente oggi, in conferenza stampa, prenderebbe la parola per dire senza troppa ipocrisia: “ariesso quissu!.. e quannu te redimetti?”
Ma purtroppo, a L’Aquila, la dignità e il coraggio, come Peppino Galeota, sono morti da tanto tempo.

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