Detenuto si suicida al carcere di Teramo, era accusato di tentato femminicidio

AGGIORNAMENTO - Tentato femminicidio di Capestrano, l’accusato si suicida in carcere

di Redazione | 24 Gennaio 2024 @ 19:16 | CRONACA
TERAMO
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TERAMO – Ancora un suicidio in un carcere della Nazione, nella Casa circondariale di Castrogno a Teramo, e tornano ad alimentarsi le polemiche per il mancato recepimento dei richiami del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

“Siamo costernati ed affranti: un detenuto che si toglie la vita in carcere è una sconfitta per lo Stato e per tutti noi che lavoriamo in prima linea” – denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.

L’uomo suicida, un macedone di 37 anni, si è impiccato alle inferriate del bagno della cella ed avrebbe lasciato un biglietto per la famiglia. È successo ore 13.00 circa nella Sezione Protetta dove vige la custodia aperta. Era in carcere per tentato omicidio della moglie e non aveva dato alcun segnale di instabilità o preoccupazione. Si tenga conto che in quel momento c’era in servizio un solo Agente per 100 detenuti… Certo è che decidere di uccidersi è una scelta che ha sconvolto tutti, operatori ed altri ristretti.

Per Capece – chiunque, ma soprattutto chi ha ruoli di responsabilità politica ed istituzionale, dovrebbe andare in carcere a Teramo a vedere come lavorano i poliziotti penitenziari, orgoglio non solo del SAPPE e di tutto il Corpo ma dell’intera Nazione. L’ennesimo suicidio di un detenuto in carcere dimostra come i problemi sociali e umani permangono: è il suicidio di un detenuto rappresenta un forte agente stressogeno per il personale di polizia e per gli altri detenuti. È fondamentale dare corso a riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione.

A tutto questo si aggiunga la gravissima carenza di poliziotti penitenziari. Come si fa a lavorare così?” -conclude, amareggiato, Capece.

AGGIORNAMENTO

Tentato femminicidio di Capestrano, l’accusato si suicida in carcere

TERAMO – Si è tolto la vita nel carcere di Castrogno di Teramo, Jeton Bislimi, il 34 enne macedone autore del tentato femminicidio di Capestrano. L’uomo, lo scorso 14 novembre, aveva sferrato dieci coltellate alla moglie in diverse parti del corpo. Poi tentò di farla finita, ingenerando un quantitativo imprecisato di farmaci.

Arrestato e trasferito in cella dal giorno successivo, ha reiterato l’estremo gesto. Sulle circostanze sono in corso gli accertamenti della Procura della Repubblica di Teramo e della polizia penitenziaria che ha fatto la scoperta. Al 34 enne, lo scorso dicembre, il Tribunale per i minorenni dell’Aquila aveva sospeso la potestà genitoriale. “Il decimo detenuto che si toglie la vita in questo anno 2024 che sembra essere iniziato peggio dei precedenti, nei quali si erano raggiunte cifre record di 84 suicidi nel 2022 e 69 nel 2023. Ancora un suicidio di un detenuto nelle carceri, ancora per impiccagione e ancora nella sezione destinata ai detenuti per reati a grande riprovazione sociale (c.d. protetti). Oggi è successo a Teramo, proprio come ieri a Verona. Pure un appartenente al corpo di polizia penitenziaria domenica scorsa ha posto fine alla sua esistenza. La campana ormai suona quasi ogni giorno nelle carceri e suona davvero per tutti noi, salvo per quanti sembra si ostinino a non volerla udire”. Così Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa Polizia penitenziaria, a seguito dell’ennesimo suicidio nelle carceri avvenuto oggi nella casa circondariale di Castrogno, a Teramo, dove un detenuto macedone di 34 anni è stato trovato impiccato nella sua cella.

“I suicidi in carcere saranno anche simili a una ‘malattia’, come sostiene il guardasigilli, Carlo Nordio, ma in questo caso il ministro della Giustizia deve essere il medico e non l’addetto alle pompe funebri. Da Nordio ci aspettiamo la terapia capace, quanto meno, di lenire la patologia. Del resto, basta osservare i sintomi per fare la diagnosi”. “Il ministro Nordio e il Governo Meloni prendano compiutamente atto della grave emergenza e varino un decreto carceri per consentire cospicue assunzioni straordinarie, con procedure accelerate, e il deflazionamento della densità detentiva pure attraverso una gestione esclusivamente sanitaria dei detenuti malati di mente e percorsi alternativi per i tossicodipendenti”.


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