Dell’ignavia di Dante, ovvero l’indifferenza di oggi

di Michela Santoro | 25 Dicembre 2023 @ 14:07 | RACCONTANDO
Ignavi
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L’AQUILA – Dell’ignavia di Dante, ovvero l’indifferenza di oggi – Nel III canto dell’Inferno, Dante dedica alcune terzine agli ignavi, ovvero coloro che non si sono mai schierati in vita loro da nessuna parte e li condanna a correre nudi, punti da insetti, inseguendo una bandiera che gira su se stessa. 

Il loro sangue, mescolato alle lacrime, è nutrimento per vermi. Virgilio li considera indegni di attenzione tant’è vero che, rivolto a Dante, dice: fama di loro il mondo esser non lassa; misericordia e giustizia li sdegna: non ragioniam di lor, ma guarda e passa”, ovvero “Il mondo (dei vivi) non lascia che vi sia alcuna testimonianza di loro; la misericordia e la giustizia divina li disprezzano: non occupiamoci di loro, ma guarda e passa oltre”. 

Un canto, a noi aquilani, particolarmente familiare dal momento che a Dante, nella lunghissima fila di condannati, riconosce “l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”, per molti, moltissimi commentatori della Divina Commedia, il nostro amato Celestino V, per alcuni Ponzio Pilato. Ma questa è altra storia da quella che vorrei raccontare, il giorno di Natale.

Tornando a Dante, gli ignavi rimangono fuori persino dall’economia della dannazione perché non si scomodano neanche ad esercitare il dono del libero arbitrio, per cui l’uomo è chiamato alla vita: “Questi sciaurati, che mai non fur vivi”, ovvero persone morte (dentro) anche durante la loro stessa vita. 

Possono paragonarsi gli ignavi di Dante agli indifferenti di oggi? Quelli che lasciano una ragazza per terra, nel vomito, senza neanche degnarla di una parola, di un gesto, che passano tirando dritto o peggio, indicandola con disprezzo? 

 “L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita”. Senza scomodare Gramsci (e tutta la filosofia e la letteratura che lo ha preceduto) il cui pensiero si riferisce all’indifferenza nel prendere una posizione rispetto alla ‘cosa pubblica’ che determina, inevitabilmente, come conseguenza, l’essere governati da una classe politica che poi “solo un ammutinamento potrà rovesciare”, la risposta è (almeno per me) sì.

La cosa che mi colpisce di più, in questo tristissimo video di cui lascio il link è che gli indifferenti, gli ‘sciagurati’ che lasciano la ragazza a terra sono ragazze e ragazzi adolescenti o poco più.

Ora, la mia non è una riflessione sociologica perché sociologa non sono. La mia è una riflessione semplicemente umana accompagnata dalla forte preoccupazione per l’impoverimento culturale, sentimentale, emotivo, ambientale che emerge da certe scene raccapriccianti che narrano la difficoltà altrui come qualcosa di cui non preoccuparsi.

Mi viene da pensare che alcuni di noi si siano talmente abituati a muoversi nel mondo virtuale che hanno perso di vista l’altro come essere umano e come tale degno di rispetto e, se necessario, degno di aiuto.  Magari sono gli stessi che sotto ad un post che mostra esseri umani in condizioni analoghe scrivono “vergogna!” o sparano cuoricini a più non posso.

E allora, tornando a Gramsci e parafrasandolo, solo un ammutinamento, il rifiuto collettivo di una povertà culturale così diffusa, può ribaltare una tragedia così grande e forse ancora sottovalutata. Che è l’indifferenza, ovvero l’essere morti viventi, ovvero ignavi.

“Non può essere un crimine quello di aiutare la gente, altrimenti saltano completamente le regole del vivere civile”.  Lo diceva Gino Strada, riferendosi al dramma degli immigrati e alla strumentalizzazione che si fa delle loro vite. 

Portiamolo nella nostra storia perché ci calza benissimo. Scriviamolo a caratteri cubitali, ripetiamolo fino alla noia e quando sentiamo dire ‘basta!’, insistiamo.

Tirare dritto, astenersi dall’agire, in qualsiasi contesto, significa rifiutare di prendersi qualsiasi tipo di responsabilità, umana e civile. Alla lunga, anche la responsabilità di vivere, accettando passivamente la vita che ci è dettata da altri. Vale per tutti, anche per me. 

Buon Natale!


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