Dean Berta Vinales, la morte di un giovane pilota

di Stefano Nicoli

di Redazione | 01 Ottobre 2021 @ 06:00 | SPORT
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Dean Berta Vinales aveva 15 anni. Li aveva sabato mattina, mentre si spegnevano i semafori di Jerez. Li avrà per sempre, dopo che l’orrore non visto di un groviglio inestricabile è riuscito a spegnerne la luce.

Dean Berta Vinales aveva 15 anni. L’età in cui nel casco ci sono capelli alla rinfusa, pensieri in libertà, sogni da inseguire. Spensieratezza e leggerezza sempre, anche in un mondo pronto a prendersi tutto senza dare indietro nulla. È scomparso nell’arco di un fotogramma sfocato, istantanea confusa di pixel, moto e piloti coinvolti e travolti l’uno con l’altro in un caos oscuro. Dell’orrido che ha gettato ombre lunghe sul luminoso pomeriggio di Jerez non resta nulla di più.

Dean Berta Vinales aveva 15 anni. 5 in meno rispetto a Jason Dupasquier, scomparso pochi mesi prima tra i saliscendi del Mugello. Età lievemente differenti, drammi incredibilmente simili, esiti tragicamente uguali. Travolti entrambi, schiacciati dal marasma di un inseguimento che di senso ne ha sempre meno e che si alimenta di elenchi iscritti infiniti e dell’incapacità di ammettere di nuovo differenze tra i mezzi. Vittime, Vinales e Dupasquier, di un livellamento delle prestazioni ricercato negli ultimi anni in maniera spasmodica e smodata, pensato per favorire lo spettacolo grazie a lunghi serpentoni dal morso venefico e dalla presa mortale. È il culto della scia a farla da padrone, nella nuova religione delle serie minori. In qualifica ti consente di limare decimi preziosi, in gara ti permette di rimanere incredibilmente vicino a chi ti precede. In cambio, pretende solamente che tu sia disposto a mettere in gioco la tua stessa vita anche se l’istinto, la ragione, ti ricordano in ogni istante quanti e quali rischi tu stia correndo. Tony Arbolino, dopo l’incidente che ha spezzato i 20 anni di Dupasquier, rivangava la propria recente storia in Moto3 con freddezza incredibile. Sappiamo benissimo tutti, mi diceva, con cosa stiamo giocando quando cerchiamo disperatamente la scia. Siamo coscienti del fatto che il buio possa sparare e colpire nel mucchio, senza preavviso, né distinzione, né pietà. Eppure, concludeva con la fredda lucidità di chi arde per qualcosa di grande, lo fai lo stesso. Vai giù in carena, diventi un tutt’uno con la tua moto, preda della necessità di inseguire chi ti precede e del bisogno di sfuggire a chi ti segue. Tanto, si ripetono con una speranza che spegne la luce della consapevolezza, non capiterà mai a te.

Dean Berta Vinales aveva 15 anni. Anche lui, con ogni probabilità, credeva che il suo momento non sarebbe mai giunto. Non in quel momento, non in quel modo, non in quel mondo che aveva iniziato a esplorare calpestando timidamente le orme dei cugini Isaac e Maverick. Il sabato di Jerez ha però raccontato un’altra storia, una di quelle dall’esito dannato. Scritta con le lacrime, in un dolore reso più lancinante dalla consapevolezza che, ascoltando segnali che da tempo risuonano nelle piste, il colpo scagliato dal destino lo si sarebbe potuto evitare.

Dean Berta Vinales aveva 15 anni. E se ne è andato così, nell’eternità di un attimo, nel modo più tragico che esista: venendo traditi da ciò che più si ama.  


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