“Dar da bere agli assetati”

di Michela Santoro | 30 Marzo 2024 @ 05:00 | AMBIENTE
Dar da bere agli assettati
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L’AQUILA – “Dar da bere agli assetati” – Raccogliamo e pubblichiamo tal quale l’amara riflessione di Massimo Prosperococco, cittadino aquilano, ricordando che in Italia la normativa vigente in materia di eliminazione delle barriere architettoniche e di accessibilità ai luoghi trae origine dalla Costituzione.

L’art. 3 recita, infatti: “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Vale a dire che tutti i cittadini devono essere messi in condizione di poter godere di questi diritti ergo anche di poter accedere a qualsiasi luogo indipendentemente dalla loro condizione personale. Altrimenti qualcuno potrebbe subire una disparità di trattamento, potrebbe non godere appieno degli stessi diritti del vicino di casa, per dire.

Potrebbe succedere ad esempio che un disabile voglia riempire la borraccia dalla fontanella pubblica appena restaurata di Piazza Duomo ma sia impossibilitato ad accedervi perché intorno alla fontanella è stato costruito un cordolo inaccessibile per chi si muove con la sedia a rotelle.

Anzi, succede.

“Dar da bere agli assetati”

Di Massimo Prosperococco

“È la prima cosa che ho pensato da cittadino aquilano disabile, quando ho visto il cosiddetto ‘restauro’ della fontanella del 1992 in Piazza Duomo e ho capito che era impossibile arrivare alla cannella dell’acqua per una persona in carrozzina.

‘Dar da bere agli assetati’ è una delle opere di misericordia corporale del cristianesimo, evidentemente poco apprezzata dalla amministrazione comunale aquilana.

Ho provato sconforto per l’ennesima volta, per l’ennesima barriera architettonica nata con la nuova pavimentazione.

Ho provato come cittadino aquilano, imbarazzo e vergogna per i turisti in carrozzina ospiti di questa città che avranno sete e non riusciranno a dissetarsi, quando la buonissima acqua aquilana sgorgherà da quelle fontanelle in Piazza Duomo

Ho provato rabbia per tutti gli incontri che abbiamo fatto con i vari assessori e tecnici che si succeduti in questi anni, incontri purtroppo gettati al vento che lasciano l’amarezza di aver perso tempo e di essere stato ingannato insieme alle tante persone fragili.

La città si era dotata di un ottimo piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche: PEBA, lavoro che doveva servire da guida e punto di riferimento per il Comune dell’Aquila. Risultato: tutta carta straccia, tutto gettato nel cestino della spazzatura, compresi i soldi pubblici per realizzarlo.

Dopo l’ennesima dimostrazione di mancanza di riguardo per le persone disabili, in una città che si sta ricostruendo, è inevitabile pensare che dietro tutto questo, oltre alla mancanza del rispetto delle leggi e alla superficialità, ci sia vera discriminazione verso le persone con disabilità e cattiveria intenzionale, non ho altre spiegazioni.

Ritengo che il momento del dialogo e del confronto sia terminato, principalmente per la reiterazione delle azioni di mancanza di rispetto verso le persone più fragili e non solo.

È arrivato il momento che chi ha sbagliato e di chi non ha vigilato, paghi per questo e per tutti gli errori che ci sono stati in modo da evitarne altri”.


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