Dall’ora più buia a una seconda occasione. La storia di Tundra tra canili e parvovirosi

di Alessio Ludovici | 08 Settembre 2021 @ 06:00 | AMBIENTE
Tundra
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L’AQUILA – Una settimana di ricovero presso il Centro veterinario Gran Sasso a L’Aquila, ma alla fine Tundra, una cucciola meticcia positiva alla parvovirosi canina, ne è uscita fuori. Grazie alle cure di Sara, Paola e Giuliano che tra flebo, antibiotici, sieri estratti dal plasma di altri cani, hanno aiutato Tundra a sconfiggere una delle più terribili tra le malattie dei cuccioli. La mortalità della gastroenterite da parvovirus è quasi del 90% e Tundra è tra le miracolate che la possono raccontare. 

E’ nata il il 1° di Maggio del resto, la festa dei lavoratori, il giorno di chi con la vita è costretto a farci un po’ a cazzotti insomma. E’ entrata nel Canile Marsicano di Ortucchio a metà maggio, poi transitata in quello di Sante Marie e uscita a fine agosto grazie alle volontarie dell’Oipa dell’Aquila, Elisa, Lucia e tutte le altre. Poi lo stallo qui nel capoluogo, qualche giorno di normalità, sembrava finalmente contenta, rilassata, soddisfatta.

Improvvisamente arriva la malattia a cui era risultata negativa appena dopo essere uscita dal canile. Sembrava finita a quel punto. Una brutta gastroenterite, molto violenta, che in un giorno tra vomito e diarrea la costringe al ricovero. Si teme il peggio, ma la scorza è di quelle dure, mai nome fu più azzeccato per un cane: Tundra, che resiste all’ambiente rigido ed arido delle regioni circumpolari. Tundra che fa a cazzotti con la vita. Tundra che attraversa i venti tumultuosi. 

Ora un po’ di convalescenza per mettersi alle spalle la vicenda e (ri)vaccinarsi. I vaccini fatti a Sante Marie, il 6 e 28 di agosto, per motivi sconosciuti non hanno avuto alcun effetto, né su di lei né sulla sorella. Poi si penserà al futuro, a una casa. 

Nella sfortuna Tundra è stata forse fortunata. Non per tutti va così. Il randagismo è una piaga le cui vittime sono innanzitutto gli animali ma è un problema ed un costo enorme per tutta la comunità. I numeri dell’Abruzzo non sono così diversi da quelli delle regioni del Mezzogiorno. Nel Sud la situazione sta precipitando anche a causa dei piccoli e grandi interessi che un’emergenza produce. Nel Nord Italia il fenomeno non esiste quasi più. Il problema va eliminato alla fonte, con le sterilizzazioni, altrimenti è come svuotare l’oceano un secchiello. 

 


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