Dall’Aquila la mobilitazione in tutto il paese: “Una nuova, moderna, Forestale ambientale”

di Alessio Ludovici | 18 Ottobre 2020 @ 06:15 | AMBIENTE
ferfa laquila
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L’AQUILA – “Grazie perché da quattro lunghi anni, ogni mattina, prima indossate la divisa dei forestali, poi  indossate quella delle vostre nuove postazioni”, è Alessandra Stefani a chiudere l’incontro di ieri all’Auditorium di Renzo Piano all’Aquila. Esperta forestale, oggi a capo della Direzione generale della Foreste del Ministero dell’Agricoltura, ma sopratutto ultimo vicecapo del disciolto Corpo Forestale dello Stato e oggi, idealmente,  l’ufficiale più alto in grado dei forestali.

E’ all’Aquila, all’auditorium di Renzo Piano, la dottoressa Stefani, insieme a tanti suoi ex colleghi, chi finito in polizia, chi nei ministeri, chi nei Carabinieri Forestali, chi nei Vigili, che negli enti locali, ma oggi, finalmente, sono tutti insieme, di nuovo, forestali, indossano la spilletta con l’aquilotto, approfittano del convegno per ricordare i 198° anni di storia dei Forestali nel paese, ma sono qui per un motivo più grande. 

Al di fuori della nostalgia o della rabbia, i forestali sono all’Aquila per un convegno nazionale in vista della discussione nelle commissioni parlamentari di diverse proposte di legge per la ricostituzione di un corpo nazionale di tutela ambientale.

Ad organizzare il convegno la Ferfa, la Federazione per la Rinascita della forestale ambientale, insieme agli amici dell’Aipa, erano pochi rispetto ai forestali ma la disciolta polizia ambientale provinciale da sola garantiva un terzo delle denunce di ecoreati nel paese ricorda il presidente Fabio Peluso. Anche loro sperano si muova qualcosa, già prima delle “riforme” Madia e Del Rio si era proposta una fusione con il Cfs, oggi lavorano insieme ai forestali e non solo a un nuovo progetto. 

L’AquilaBlog con la Ferfa aveva già parlato a fine luglio, all’indomani degli incendi che stavano devastando la nostra città. Roghi che una volta si spegnevano in 3/4 giorni, oggi, se non piove, anche in 30/40. Gli amici Alessandro Cerofolini, presidente della Ferfa, ed Ezio Di Cintio non nascondono l’emozione per una giornata che può segnare una svolta. “Nel paese ci si sta rendendo conto” ripetono i relatori che si susseguono sul palco. I dati del resto parlano chiaro: l’antincendio boschivo, per il quale eravamo un paese all’avanguardia dopo un lungo percorso iniziato negli 60/70 di studio ricerca, applicazione e organizzazione fino alla nascita della flotta forestale oggi disciolta, è in difficoltà, la superficie media che brucia per ogni incendio è più che raddoppiata, i cosiddetti risparmi della Madia sono andati in fumo con le flotte private che si occupano dall’alto persino della bonifica, un lavoro che “come scritto – ricorda Cerofolini – in qualsiasi manuale di antincendio boschivo va fatto a terra”. I Carabinieri forestali non possono intervenire per legge, i Vigili del Fuoco, nonostante le competenze e l’impegno non hanno una specializzazione nella gestione ambientale e forestale e probabilmente non l’avranno mai. Si tratta di arrivare subito sul posto grazie alla conoscenza dei percorsi forestali di ogni territorio, “di conoscere ogni albero e ogni animale” ricorda Silvano Landi, storico capo delle Scuole di Formazione Cfs, di indossare gli scarponi e bonificare a terra, anche coordinando i volontari di protezione civile. Ma gli incendi sono solo la parte più evidente di un vuoto che ha lasciato la riforma. “In montagna sono rimasti quattro gatti” ricorda l’onorevole Luca De Carlo di Fratelli d’Italia, e l’assenza di un’organizzazione di tutele forestale si fa sentire in tanti casi, si tratta non solo di spegnere incendi, ma di manutenere torrenti, di tenere sotto controllo le acque, di conoscere i boschi e chi ci vive, di relazionarsi con enti locali ed altre amministrazioni. Non basta insomma inserire un forestale, o qualcuno con competenze simili, dentro una stazione dei Carabinieri o un distaccamento dei vigili, perché le cose vanno seguite 365 giorni l’anno, vanno coordinate a monte e la Forestale, ricorda l’onorevole Paolo Russo di Forza Italia, soprattutto negli ultimi decenni era diventata una moderna organizzazione, con relazioni strutturate e positive, con le Regioni, i Parchi, le procure, i comuni, le province, erano il collante di un sistema di tutela che è stato indebolito.

Eppure di montagne, di ambiente, di tutela, di natura, si parla sempre di più, come si parla sempre di più di aree interne. Un nodo cruciale, sarà tanto più dura arrivare a un risultato positivo, se non si supera lo stigma contro le aree interne del paese, dove abitano meno persone e dove più alti sono i compiti di tutela ambientale. In questo senso fa sperare la riscoperta delle aree interne, è il senso degli interventi di Stefania Pezzopane, dell’onorevole, sempre Pd, Roger De Menech, e dell’onorevole Silvia Benedetti. . Trasformare la battaglia in una vera e propria vertenza dei territori di montagna e pedemontani, questa la proposta della senatrice Pezzopane. Di opinione leggermente diversa Paolo Russo secondo il quale è limitativo perché di un corpo di tutela ambientale c’è bisogno non solo nelle aree interne o montane, ce n’è bisogno dappertutto, anche nelle città dove le Questure, sottolinea il deputato forzista, sono alle prese con la crescita di reati ambientali di ogni tipo e mancano del know how e di una specifica organizzazione per farvi fronte. La discussione è solo agli inizi comunque, lo ricorda Maurizio Cattoi, ex forestale e deputato del Cinque Stelle, “siamo stati agli inferi, ora va portata avanti una grande discussione in parlamento e fuori dal parlamento” ma già essere arrivati a questo punto è un successo secondo tutti. L’Aquila c’è con il suo esempio di distruzione e rinascita, i saluti del sindaco Biondi, di Andrea De Nuntiis, volontario della Grisù di Scoppito, dell’assessore regionale Emanuele Imprudente, vigile del fuoco con la moglie forestale ricorda, del consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci oltre che di Stefania Pezzopane, fanno della città l’apripista di questa discussione. 

Le proposte sono in parlamento, sostanzialmente prevedono la creazione di una vera forza civile di prevenzione, controllo, tutela e polizia ambientale articolata lungo tutta la filiera dell’ambiente, con un’organizzazione amministrativa incardinata nel comparto sicurezza. Una sfida per modernizzare veramente il paese, senza rinnegare la propria storia e per un futuro che, questo il monito finale della Stefani, “non può non essere sostenibile”,  “c’è bisogno – ha concluso – di gente che sappia fare, i forestali sono pronti“.


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