Dalla sanificazione all’areazione dei locali, gli alberghi aquilani si preparano alla fase 2

di Mariangela Speranza | 01 Giugno 2020 @ 06:00 | ATTUALITA'
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Distanziamento sociale di almeno 1 metro, utilizzo di dpi e aerazione dei locali di dipendenti e ospiti appena possibile.

Dopo una stagione invernale che resterà negli annali del turismo per aver segnato un record negativo e con ben 300 milioni di ricavi bruciati nei soli tre giorni di Pasqua in tutta Italia, la speranza degli albergatori aquilani è ora quella di una timida boccata d’ossigeno con l’arrivo dell’estate, sempre che il virus accordi una tregua, complici le misure di distanziamento e l’aumento delle temperature.

E in attesa di certezze al riguardo da parte delle istituzioni governative, Federalberghi ha preparato un protocollo su sanificazione e distanze per le strutture ricettive, mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato a fine marzo un documento, l’Operational considerations for Covid-19 management in the accommodation sector, in cui sono dettagliate le pratiche igieniche e di comportamento da osservare e rispetto a cui l’intero settore si è già messo al lavoro per offrire ai clienti ferie che siano sì sicure, ma anche rilassanti e degne di chiamarsi tali.

Gli alberghi, in realtà, non hanno mai ricevuto ordine di chiusura per Dcpm, ma sono davvero in pochi i titolari che hanno ritenuto che rimanere aperti fosse una scelta economicamente sostenibile. Adesso, scommettendo sull’allentamento delle restrizioni e su una prossima mobilità interregionale, molti di loro hanno già fissato le date di apertura.

Dai grandi e piccoli alberghi, alle boutique hotel, passando anche bed & breakfast e agriturismi: per tutte le strutture di accoglienza i termini chiave dei prossimi mesi saranno soprattutto pulizia e sanificazione. In una parola sicurezza, sia per il personale e che per gli ospiti. Ma quali saranno le misure da adottare e come dovranno essere seguite per escludere potenziali rischi di nuovi contagi?

Secondo Fabiano Accatino, titolare dell’hotel Campo Felice, situato a Casamaina di Lucoli (L’Aquila), a circa 2 chilometri dall’omonima piana, “nonostante il punto di forza della montagna e dell’Abruzzo interno resti il contatto con la natura e l’offerta per l’estate punti quindi principalmente sulle attività outdoor, i pochi turisti che arriveranno, preferiranno prenotare case vacanza e occuparsi personalmente della pulizia degli ambienti piuttosto che recarsi in hotel, con l’intento di salvaguardare la propria salute”.

“Per questo – precisa -, ci stiamo organizzando, anche tenendo conto della diminuzione di clienti rispetto allo scorso anno che, per quanto riguarda la nostra struttura, si aggira intorno al 70 per cento, concentrandoci su alcuni progetti in cantiere che riguardano principalmente le famiglie e lo sport, che in passato attirava tante persone, e attenendoci al protocollo di Federalberghi per attuare tutte le misure necessarie a poter lavorare e ospitare clienti in tutta sicurezza”.

In particolare, nel documento di Federalberghi è prevista una suddivisione delle diverse attività attraverso cui si può gestire il lavoro in hotel, con riferimento sia al personale che agli ospiti. Una buona parte delle norme sono valide anche per tutte le attività dove si fa somministrazione di alimenti e bevande e essenzialmente si sintetizza con distanziamento sociale di almeno 1 metro e divieto di strette di mano e altri contatti uso di mascherine e guanti (ed eventualmente di altre protezioni), presenza di confezioni e dispenser di disinfettanti liquidi per le mani nelle aree comuni, nei corridoi, sui banconi del ricevimento e nelle camere, aerazione dei locali di dipendenti e ospiti appena possibile e pulizia e sanificazione di ambienti e oggetti che vanno eseguite ripetutamente secondo una prassi generali che è da sempre alla base dell’igiene degli alberghi.

Misure queste che implicano per forza di cose ulteriori investimenti in vista della riapertura, mettendo quindi in crisi almeno per il momento, le strutture più piccole, come ad esempio gli agriturismi e i bed & breakfast, che a oggi ancora si chiedono come e quando poter tornare ad alzare le serrande delle proprie attività.

“L’intenzione sarebbe quella di riattivarci già a i primi di luglio – dice a L’Aquila Blog il titolare del ristorante e B&b Paneolio Eugenio Masci -, ma bisogna ancora vedere se effettivamente il gioco varrà la candela. Non tanto per il ristorante, che riapriremo la prossima settimana, ma per le stanze da letto”.

Per Masci, “un conto è infatti gestire attività che ospitano clienti solo per qualche ora e un altro è invece occuparsi della sicurezza di ambienti dove le persone trascorrono più tempo, come appunto le camere e le aree comuni degli alberghi”.

“Senza contare gli investimenti da attuare per rendere i locali sicuri e a prova di covid – conclude -. Investimenti proficui in relazione a hotel più grandi e dotati di numerosi posti letto, ma per le piccole realtà di meno 10 stanze come la mia, per cui esistono gli stessi obblighi di natura sanitaria, tra cui il trattamento di tessuti e lenzuola, la gestione dei rifiuti potenzialmente pericolosi o la semplice gestione del distanziamento sociale, il discorso si fa più complicato”.


Print Friendly and PDF

TAGS