Dalla Regione un festival senza più L’Uovo e il San Filippo in restauro

di Paolo Rico

di Redazione | 06 Maggio 2022 @ 06:00 | CULTURA
teatro san filippo
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L’AQUILA – Quel teatro… è un ministero! Perché è del Viminale il san Filippo, in restauro post-terremoto sull’omonima piazzetta, in centro storico. Rarità nel demanio nazionale. Anzi, a dirla tutta, è un’esclusiva italiana – senza pari – la proprietà governativa dello spazio-spettacolo aquilano. La detiene il Fondo per gli Edifici di Culto (Fec), articolazione del ministero dell’Interno, appunto: impegnato da tempo a definire con il Comune il contratto di enfiteusi, per riconoscere la  definitiva titolarità del bene all’ente locale. Prefetta, presumibilmente, e il prossimo sindaco firmeranno l’atto. In attesa delle poltroncine  – 255 –  ordinate da mesi, ma non ancora consegnate  – tra ritardi produttivi ed obliquità nei trasporti –  con la cui sistemazione in sala si concluderà l’intervento di  integrale recupero dell’immobile. Se ne riparlerà auspicabilmente a fine-estate: tanto 13 anni son trascorsi pure per il teatro comunale… mai pronto, nonostante iterati annunci di sblocco delle controversie per il cantiere e degli altrettanto sofferti lavori di ristrutturazione.

D’altronde, e quest’ultimo e il san Filippo sono in qualche modo accomunati anche nella gestione, che dal 2015 ha portato, infatti, ad assorbire polemicamente nel Teatro regionale la “storia” un po’ meno che quarantennale de’ “l’Uovo”. Denominazione della compagnia di teatro-ragazzi, che nel san Filippo operava fin dalle originario riuso  – avvenuto nel 1987 –  della fatiscente chiesa, rubricata da edificio di culto a bene civile. A trarla su dal rudere, che era diventato nel tempo, sono stati, infatti, gli stessi artisti dell’organismo di ideazione, produzione e distribuzione di cartelloni di prosa per il pubblico dei piccini e non solo. Poi, con i crolli e, nel terremoto, l’inagibilità della sala, ecco la mannaia su “l’Uovo”, con la giustificazione di dover creare all’Aquila un unico ente culturale, almeno per la prosa. Questo, al fine di liberare sostegni pubblici, particolarmente, aiuti statali, altrimenti negati per legge a servizi in crisi: senza risorse proprie cioè, né abbastanza pubblico pagante,  comprensibilmente assorbito da ben altre sollecitazioni come fronteggiare l’emergenza-sisma nel territorio.

Criticità, evidentemente superata, se oggi, ad esempio, la Regione “benedice” una circuitazione altra di teatro-ragazzi, tradizionale blasone  – per mission e per competenza –  della compagnia aquilana dell’”Uovo”.  Che dal 1990 era, infatti, in Italia  – la sola in Abruzzo – tra le 16 gestioni nazionali di teatro stabile. Un riconoscimento, meritato sulla base di un pedigree internazionale, maturato almeno dal 1982, con i trionfi sul palco e  – passi –  in fucina, ottenuti con la formazione da parte della compagnia aquilana di un Laboratorio Teatrale Permanente; di stagioni da sold out e dall’attività di coordinamento e ricerca, apprezzata, ad esempio, nella promozione di incontri di studio e approfondimento; nell’acquisizione di allestimenti dell’”Uovo” da parte della Rai; nella relazione, intessuta con studiosi, accademici, specialisti e teatranti di prim’ordine nel panorama dello spettacolo per i bimbi: dal teatro alla tv; dal videoclip al videogioco, alla figurazione, al fumetto, alla ludoteca, alla formazione di professionalità tecniche e autorali nel settore.

Tra il 1979 e il 1986 “l’Uovo” vara Platea d’estate nei cortili dell’ex-Convitto e della ex-De Amicis; sul green del parco del Castello e della Villa comunale. Poi, tra il 1984 e il 1987 Tv, animazione e teatro, con le migliori produzioni di 12 Paesi: dall’allora Urss agli Usa; dall’allora Cecoslovacchia al Giappone. Nel 2000 e fino al 2005 “l’Uovo” cura Tendenze, per una sinergia autorale, di ricerca e produzione innovativa tra i più accreditati Teatri Stabili di 5 Regioni, capofila delle linee-guida ministeriali nel settore della prosa giovane. Tra il 2005 e il 2009 si lancia e consolida il Premio Scenario, sottoponendo ad una giuria di eccezionale caratura la crema dei lavori di 26 compagnie italiane, allo scopo di inquadrare il perimetro del nuovo teatro ragazzi. Infine, “l’Uovo” ha promosso manifestazioni estive in un caleidoscopico tour interregionale, particolarmente attrattivo. Un bagaglio di eccelse realizzazioni, negate anche alle star del firmamento italiano della specialità.   

Lo segnala una recente recensione sull’autorevole blog professionale Teatro&Critica, in cui si commenta Mirabilia: sorta di memoir di Antonio Massena  – con la regista, autrice e scenografa Maria Cristina Giambruno e il dirigente Totò Centofanti, icone de’ “l’Uovo” –  apparso in 312 pagine, per i tipi di Titivillus, con la prestigiosa presentazione del critico Lucio Argano. Occasione, per lumeggiare sulle salienze, in Italia, in Abruzzo e all’estero, della compagnia aquilana, riuscita a costruire  – come  anticipato –  stagioni per ragazzi; produzioni per genitori e figli assieme; cartelloni di satira e comicità; attività educative per detenuti.

In quest’ultimo caso, vero e proprio top de’ “l’Uovo” aver portato in città  – il 12 gennaio 1996 –  nello struscio sotto i portici del centro, una folta selezione di 19 ristretti al 41-bis: autori loro stessi ed attori di una messinscena per gli insoliti protagonisti, allestita dalla regista Giambruno, responsabile… della “conversione” artistica…  – in qualche forma, del pentimento stragiudiziale –  dei ristretti nel supercarcere aquilano. In gran segreto… di Pulcinella, la comitiva per una giornata se la spassò a zonzo, fuori dalle celle, a far vita vera d’attore, dividendosi tra prove sul palco e pausa a passeggio come concittadini tra tanti, persi tra aperitivo, shopping e quattro passi in comitiva. Quasi ad eccitare ulteriormente la già fantasmagorica attività de’ “l’Uovo”, sorprendentemente fuori adesso da quel settore di teatro-ragazzi, in cui più attrattiva, prolifica ed omaggiata era stata la sua quarantennale permanenza sotto i riflettori. Spenti da chi? colpevolmente, sembra di desumere dalla citata recensione di Teatro&Critica, che, pur vagliando in cahier de doléances l’argomentata diaristica sui promettenti sviluppi de’ “l’Uovo”, sembra proporsi come j’accuse contro l’inammissibile perdita di un’eccellenza alla cultura aquilana nel settore del teatro per ragazzi. Ambito, peraltro, solidamente presidiato dalla compagnia aquilana, pur stimolando la formazione altrove di nuove realtà, via via da sperimentali a strutturate; nel segno di un’intelligenza seminale, aperta a stimolare creatività libera da sponsor interessati.

Assenti costoro quando è mancata all’Aquila 7 anni fa la sagacia di attrezzarsi contro il cannibalismo killer in danno de’ “l’Uovo”, che se oggi fosse operativo, disporrebbe di risorse ed energia propria per confermare solidalmente L’Aquila nel ruolo di “Atene d’Abruzzo”. In uno spaccato, consegnato di necessità adesso ad improbabili operazioni non collaudate, e pure a volenterosi, magari immaturi. Certo, teatro-ragazzi e satira ci sono nelle stagioni di prosa di casa nostra; non mancano neppure eventi di immersione interrogativa sulle dinamiche proprie al settore. Ma se la specializzazione è tramite di qualità, puntando a questa non si può prescindere dalla scuderia. Perché operare con generosità e novità può essere impegno di benefattore e non particolarmente garanzia di risultato.

Riaprendo il san Filippo  – quando Viminale, prefettura e Comune concorderanno: «presto», nell’agenda dell’arch. Antonio Di Stefano del nostro Mibac, direttore del cantiere e progettista della ristrutturazione post-tellurica –  si porrà probabilmente il dilemma, seppur da risolvere per concorso, sull’assegnazione artistica dello spazio. Di quel teatro, spulciato dal dimenticatoio; attrezzato faticosamente e promosso culturalmente ai fasti dello spettacolo per i minorenni in Italia, principalmente con il paziente e suntuoso filato de’ “l’Uovo”.


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