Dalla malattia al progetto di un nuovo resort i Ruanda: Daniel Khilgren si racconta

di Redazione | 24 Giugno 2020 @ 12:54 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Si chiama Nei Tormenti del giovane Kihlgren ed è un’autobiografia, edita da Baldini+Castoldi, ponderata e onesta in cui l’imprenditore Daniele Kihlgren, famoso in Abruzzo per aver ristrutturato il paesino di Santo Stefano di Sessanio, si racconta, aprendosi sulle parti meno conosciute della sua vita: dall’infanzia felice, all’encefalopatia post infettiva che ha contratto scambiandosi una siringa di eroina da ragazzo o al progetto di apertura di un resort in Ruanda.

“Avevo iniziato a scrivere per me, perché amo le parole – racconta al Corriere della Sera -. Mi ha convinto a pubblicare un amico. Diceva che c’è dentro qualcosa di universale. Io non credo, però, ci ho riversato molta ironia e una dose di verità assoluta. Non mi è costato parlare di droga e malattie. Se sei sieropositivo, la cosa peggiore è nasconderti”.

Tra i temi principali trattati dall’imprenditore italo-svedese, l’Hiv, la malattia contratta ai tempi degli studi universitari a Napoli.

“Studiavo Filosofia a Napoli, espiando le mie colpe in un basso e dando sfogo alla mia curiosità – dice – un giorno, uscivo con un travestito; uno uscivo per una pizza e, un giorno, con un tossico, avevamo una sola siringa e, per non offenderlo, ho fatto la genialata politically correct di condividerla. Da lì, arrivò l’encefalopatia e, da allora vivo stanco e ho dei deficit: non mi ricordo le persone, non ho memoria a breve termine, i numeri mi è sono nemici. Poi, scoprii di avere l’Hiv e, ai tempi, quella era una diagnosi infausta. Avevo 19 anni».

“Venivo da un’infanzia felice – aggiunge Khielgren -. Mamma era innamoratissima di me, tutti mi amavano, ultimo di tre, biondino, buono. I tormenti sono iniziati con l’adolescenza. In una certa buona società milanese, si diceva “i poveri figli dei Kihlgren”: papà aveva la sbornia triste, menava mamma, finì pure in carcere. Poi, ebbe un tumore, prendeva farmaci, ci beveva su, era diventato l’ombra di se stesso. Mio fratello maggiore, a 17 anni, cercò di prendere in mano l’attività di famiglia. Dopo, è morto di overdose, come avrei potuto morire io. Anche lui non era un tossico serio. Ed era un gran lavoratore, più di me. È difficile spiegare l’eroina in quel passaggio fra gli anni ’70, gli ’80 e i ‘90. I figli della ricca borghesia portavano l’eskimo e bullizzavano il figlio del bidello che andava a scuola con la cravatta. Io non volevo adeguarmi, consideravo certi riti violenze collettive. A 14 anni, quando c’erano ancora i rapimenti, il terrorismo, e la borghesia stava chiusa nei salotti, andavo a Brera di notte, ero la mascotte dei bohemienne che dormivano per strada. Iniziai a cercare un mondo di marginalità metropolitana, divorato vivo dalla curiosità. L’eroina stava fra tutte queste contraddizioni, era mio fratello in smoking al Leoncavallo, strafatto. Lo rivedo e mi viene da piangere. Quando è morto, io fresco di laurea e distrutto, sono salito in moto e ho vagato. Ho visto il borgo di Santo Stefano da lontano e ne sono rimasto folgorato”.

Nell’intervista Kihlgren parla poi del progetto di recupero del borgo di Santo Stefano di Sessanio e di quello dell’apertura dell’albergo a Matera.

“La mia è una battaglia di civiltà e deve avere un ritorno economico solo per farsi un modello. Da tempo, immaginavo di recuperare un borgo di “architettura minore”, privo di cemento. L’idea era un posto in cui vivere come 70 anni fa, coi mobili di allora, anche se scomodi, i tessuti fatti a telaio come una volta. Il nuovo albergo Sextantio, a Matera, è nelle grotte e tanti clienti scivolano sui pavimenti di sasso, eppure, tasso di occupazione e prezzo delle stanze sono superiori a quelli dei vicini grandi alberghi».

Annuncia poi il prossimo viaggio in Ruanda dove, spiega, è in programma l’apertura di un resort.

“Da perenne scontento, viaggi così mi fanno staccare. E i progetti con dei valori sono più divertenti. Non creda sia eroismo: è egoismo. Tutto quello che faccio lo faccio perché mi fa stare bene”.


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