Dal Pio Albergo Trivulzio alla Lista Genziana – parte prima

di Ghino di Tacco, Brigante italiano

di Redazione | 25 Luglio 2020 @ 07:38 | GHINO DI TACCO
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L’AQUILA – Correva l’anno 1992 quando il 17 febbraio alle 17,30, si presenta Magni, il titolare di un’impresa di pulizie, all’ufficio del Presidente della casa di riposo per anziani fondata nel settecento. Magni era stata la pedina fondamentale di un escamotage ideato dagli investigatori per cogliere il Presidente dell’Istituzione con le mani nel sacco. Mario Chiesa, socialista da poco entrato nelle simpatie di Craxi, nutre grandi ambizioni e come primo obiettivo, si pone la scalata a Sindaco di Milano. Evidentemente sa che per attuare il suo progetto politico ha bisogno di risorse economiche all’uopo destinate. I fatti di cronaca legati alla circostanza, fanno rilevare che già prima di ricevere Magni, Mario Chiesa aveva intascato un’altra tangente di cui aveva cercato di disfarsi; uscito dallo studio Magni ed entrati i carabinieri, questi ultimi gli avevano sequestrato una busta con sette milioni di lire, la metà del pattuito pagato all’impresa di Magni per l’appalto del servizio di pulizia del rinomato albergo Trivulzio. E’ orma storia il fatto che Chiesa avesse cercato di disfarsi, senza fortuna, dei 37 milioni della precedente mazzetta nella stanza da bagno. Il seguito della vicenda ha sicuramente ingenerato, nella mente dei magistrati, la convinzione di aver trovato il perverso meccanismo che va sotto la denominazione di Tangentopoli. Evidentemente, la condanna del Chiesa, l’ammissione dello stesso e la condanna dopo il processo, avevano portato gli inquirenti del pool di mani pulite alla conclusione che tutti i politici erano corrotti. Tale convincimento e la diffusione mediatica, oltre che il ritorno d’immagine per l’esaltazione dell’operato dei giudici ormai diventati i veri protagonisti, avevano spinto il teorema e l’applicabilità dello stesso in ogni Procura d’Italia. Addirittura c’è chi fa riferimento a viaggi di giovani procuratori a Milano, per apprendere ogni particolare in una sorta di protocollo da attuare, fedelmente. Così inizia il colpo definitivo al sistema partitico degli anni ’90 e si prepara la strada per il rinnovamento. In ogni dove l’indignazione del popolo, alimentata dai media, tocca il massimo dell’esasperazione con il famoso lancio delle monetine all’uscita dall’Hotel San Raphael a Roma il 30 aprile del 1993. Nella circostanza Craxi, pensando che fossero solo pidiessini, li apostrofò chimandoli “lanciatori di rubli”, ma pare che, nell’occasione, l’idea fu del deputato del Movimento Sociale, Teodoro Buontempo. Il missino, prima di raggiungere il luogo della manifestazione, si era fermato dal tabaccaio per cambiare in spiccioli 10 mila lire.
Tangentopoli.

Tra i lanciatori c’erano anche quelli del Fuan e del Msi, oltre ai leghisti e i PdS, che da sempre ne hanno rivendicato l’organizzazione. La fine dei partiti fu sancita, però, anche per la divisione tra gli ‘immacolati e senza peccato’ e il Psi e la Dc. Con Craxi ad Hammamet e i democristiani che pensavano di nascondersi dietro un dito nell’intento di salvare la pelle, non fu una fine indolore per nessuno, ma, di sicuro, il Pool di mani pulite fu il ‘boia’ della prima Repubblica.

In Abruzzo, gli arresti degli anni ’90 della Giunta regionale e quelli dell’allora Sindaco di L’Aquila, ad opera di un rampante pm ed un centurione della Procura aquilana, furono i fatti più eclatanti nel contesto politico che vedeva la crisi dei partiti arrivare anche in provincia. Ma di ciò parleremo in una prossima occasione.


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