Dai Quattro cantoni a Piazza Duomo, 150 anni di trasformazioni

di Alessio Ludovici | 09 Dicembre 2022 @ 06:00 | RACCONTANDO
Il corso prima dei portici, con il vecchio profilo di Palazzo Gigotti
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L’AQUILA – Un nuovo corso per il Corso con la nuova pavimentazione. Arteria non nuova a interventi che lo hanno trasformato, con l’ultimo di questi, in quello che possiamo ammirare oggi. Aprire “lo Stockel” a pagina 95, il suo “La città dell’Aquila” è la bibbia delle trasformazioni urbane dal 1860 al 1960. “L’unità d’Italia” si spiega nel volume, “propone nuove prospettive ai ceti sociali più influenti”. Anche all’Aquila ha inizio un processo di trasformazione urbana, di modernizzazione veniva definita. La trasformazione dei Quattro Cantoni è il primo step di opere pubbliche che verrano messe in campo all’indomani dell’Unità d’Italia e l’opera trasformerà completamente il Corso Vittorio Emanuele. Nel 1876 il Consiglio Provinciale d’Abruzzo delibera una prima proposta di ampliamento e sistemazione del fabbricato del Liceo Ginnasiale. Sempre nel 1876 si cominciano ad immaginare anche i portici.  L’anno dopo il sindaco notifica alla cittadinanza il deposito del progetto. Nei progetti a farne le spese è la chiesa di San Francesco su piazza Palazzo, che sarà poi rimontata altrove. Nel 1883 arriva una dettagliata planimetria con l’allargamento del Corso Vittorio Emanuele fino a via delle Tre Marie senza toccare il palazzo Gigotti, quello che faceva angolo con piazza Duomo, che invece successivamente sarà demolito e ricostruito nel nuovo allineamento del corso.. Nel 1878, intanto, sono iniziati i lavori di allargamento di Corso Principe Umberto. Nel 1888 arriva il palazzo della Cassa di Risparmio. Ancora, negli anni e decenni successivi, arrivaerano l’ampliamento di via San Bernardino, la costruzione del palazzo dell’Ina e quello del Genio Civile. Il corso qui viene portato a 15 metri di larghezza. Infine, l’ultima trasformazione in zona quattro cantoni è la costruzione della sede del Banco di Napoli. Un corso, spiega Stockel, costituito dalla “sommatoria di interventi diversi, formalmente slegati ma comunque costituenti, ad eccezione del palazzo Ina e del Banco di Napoli, un ambiente caratterizzato dall’uso che ne fa la popolazione. Lontano dagli unitari interventi piemontesi, a cui la trasformazione si richiama, il Corso, come osserva Gianfranco Spagnoli, risentendo delle “condizioni di sottosviluppo economico della città nei confronti del resto del paese’, per i lunghi tempi che sono stati necessari a compiere la sua trasformazione, ‘ha avuto  come solo risultato la produzione di episodi architettonici sempre meno qualificati nel procedere, e nel mutare, del tempo e degli indirizzi figurativi”

Il corso nel 1910

Credits: L’Aquila de na ote


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