Da Venezia arriva una storia di speranza oltre al Covid

di Redazione | 09 Dicembre 2021 @ 06:00 | RACCONTANDO
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Da Venezia arriva una storia di speranza oltre al Covid. “La vita può offrire una seconda opportunità. E per me è stato come nascere due volte. Oggi sono felice e mi sento fortunato. Devo ringraziare Dio e le tante persone che mi sono state vicine e hanno avuto il coraggio di aiutarmi”.
 
La seconda vita di Paolo Morellini, 59 anni portalettere di Mestre (Venezia), ha una data precisa 8 settembre 2020, poco più di un anno fa, e non comincia con una circostanza positiva, ma un episodio che apre il buio e lo fa precipitare in un dramma. Paolo accusa un malore appena arrivato in ufficio dopo aver timbrato il cartellino. In quei momenti drammatici si verifica una circostanza positiva: alcuni colleghi lo vedono accasciarsi al suolo e perciò sono rapidissimi a chiamare i soccorsi. Una celerità che gli salva la vita. Paolo è stato colpito da emorragia cerebrale. La corsa all’ospedale all’Angelo di Mestre, dove rimane ricoverato circa un mese, l’intervento chirurgico, poi il trasferimento all’ospedale Irccs San Camillo degli Alberoni al Lido di Venezia. Un ciclo intensivo di cure, circa tre mesi, poi anche la fatica di rientrare a casa a dicembre, e ricominciare, in un contesto difficile, meno protetto dall’ambiente ospedaliero. Dove tutto è come prima, ma, al tempo stesso, nulla è più come prima. Bisogna ricominciare a vivere – riprende Morellini – tutto è diverso, è più lento. Ma allo stesso modo alcune preoccupazioni della  “vita precedente” appaiono del tutto insignificanti”.
L’emorragia cerebrale che ha provocato il malore per fortuna non ha lasciato strascichi irreversibili, né nel movimento, né nell’aspetto cognitivo. Ma uno stato di afasia grave, che poi, grazie alle cure dell’Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico degli Alberoni di Venezia, è già passata da grave a media, diminuendo la sua aggressività. Il recupero non è finito, la rieducazione dal punto di vista della logopedia continua, da paziente esterno. Con ancora tanta voglia di “imparare” e di risalire la corrente. “Posso dire di aver imparato a parlare due volte – afferma – e devo di sentirmi molto fortunato. Sono stato molto fortunato, lo ammetto. Il sentimento che avverto oggi è la gratitudine, e ammirazione per la stata passione che ho trovato, e ho potuto sperimentare direttamente al San Camillo. Il personale ha tre qualità: coraggio, passione per il proprio lavoro, competenza. Ecco perchè mi sento fortunato”.
 
Un questo anno, 365 giorni dalla discesa al buio al cammino verso la rinascita, ha avuto sempre vicino la moglie Daniela, pronta a soffrire con lui ma anche a gioire delle piccole conquiste quotidiane. “Non ho concluso il mio recupero – chiude Paolo – ho ancora tanti scalini che voglio provare a salire. Vorrei tornare al lavoro, vedere i miei colleghi, anche se mi rendo che non sarà facile e ci vuole il suo tempo. E allora, intanto, mi basterebbe avere la forza di fare due numeri al telefono, o per aprire un libro e leggere una storia. Riuscire a pensare e a parlare, come prima dell’emorragia. Sono consapevole che nulla sarà come prima. Nella mia nuova vita c’è l’apprezzamento della lentezza, i passi piccoli ma significativi. Insomma il mio recupero non è finito, ma voglio dare a tutti un messaggio di speranza”.
 
Poi la parola passa alla moglie Daniela: “Vorremmo ringraziare le logopediste: Giulia Berta, Federica Mazzer, Francesca Biddau e Sara Nordio. E’ importante far conoscere il difficile percorso riabilitativo, post ictus di una persona afasica Ci vogliono tanto coraggio e molta pazienza. Frequentando il San Camillo mi sono resa conto come questa realtà sia davvero un’eccellenza. Ci sono stati due momenti difficili. il ricovero al San Camillo coinciso con il periodo di restrizioni per il virus che, per un periodo, non rendevano possibile nemmeno la visita in presenza in ospedale. Poi il ritorno a casa di Paolo a dicembre, io ero felice, ma lui faticava e non voleva accettare la nuova situazione. Poco alla volta la situazione è migliorata, quando, anche la capacità di linguaggio ha iniziato a crescere.”.
 
Con calma, ma non si vogliono fermare qui.
 

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