Da stanchezza estrema a dolori, ecco sindrome post-Covid

di Redazione | 15 Luglio 2020 @ 16:12 | SALUTE E ALIMENTAZIONE
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Una stanchezza estrema che non passa, ma anche affanno o dolore alle articolazioni. Sono alcuni dei sintomi della cosiddetta sindrome post-Covid-19, che continua a tormentare la maggioranza dei ‘reduci’ dal coronavirus Sars-CoV-2 per settimane, se non addirittura per mesi dopo la guarigione. Una research letter appena pubblicata su ‘Jama’ da un gruppo di geriatri della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e dell’Università Cattolica, campus di Roma, fa il punto della situazione e chiarisce quali sono i sintomi più frequenti e persistenti.

Lo studio, firmato da Angelo Carfì, Uoc Continuità assistenziale Policlinico Gemelli, Francesco Landi, docente di Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica, e Roberto Bernabei, ordinario Medicina interna e geriatria all’Università Cattolica e direttore Dipartimento Scienze dell’invecchiamento, neurologiche e della testa–collo del Policlinico Gemelli, è stato condotto presso il Day Hospital post-Covid della Fondazione Policlinico Gemelli dal 21 aprile scorso.

Su 143 pazienti, seguiti fino alla fine di maggio, a distanza di oltre 2 mesi dalla diagnosi di Covid-19, solo 1 su 10 non presentava sintomi correlabili alla malattia iniziale. La maggior parte (87%) riferiva infatti la persistenza di almeno un sintomo, soprattutto stanchezza intensa (53,1%) e affanno (43,4%). Il 27,3% lamentava dolore alle articolazioni e uno su 5 dolore toracico. La qualità di vita, valutata con apposite scale, è risultata infine peggiorata in tutti i pazienti.

I sintomi della fase acuta dell’infezione da nuovo coronavirus comprendono tosse, febbre, dispnea, sintomi muscolo scheletrici (mialgie, dolori articolari, fatigue), sintomi gastrointestinali, disturbi dell’olfatto e del gusto. Molto meno note sono a tutt’oggi le sequele a lungo termine della malattia. Ma come dimostra il lavoro appena pubblicato su Jama, sono tutt’altro che rare e soprattutto invalidanti.

E’ l’assoluta mancanza di forze a preoccupare gli ex-pazienti: alcuni non riescono a fare neppure un piano di scale, altri dormirebbero tutto il giorno. Sembra un’epidemia di sindrome da stanchezza cronica e nessuno sa dire al momento quanto è destinata a persistere, ammoniscono i ricercatori. I pazienti sono debilitati; qualcuno fa fatica a respirare perché i muscoli della respirazione non hanno la forza sufficiente a svolgere la loro funzione. In queste condizioni, anche alzarsi dal letto richiede uno sforzo titanico. E c’è chi confessa di aver pensato di avere una malattia mentale, finché non si è confrontato con persone che provavano i suoi stessi disturbi. All’estero sono addirittura nati dei gruppi di auto-sostegno. Gli ‘ex-Covid’ richiedono supporto, sia a livello fisico che psicologico per accompagnare la loro lunga convalescenza. E la sindrome post-Covid non risparmia nessuna età.

Molti guariti, anche a distanza di settimane dalla dimissione, continuano a non stare bene. Al punto di non riuscire a riannodare i fili del discorso con la vita di prima, quella sociale, come quella lavorativa. E non sorprende. Covid-19 è una malattia nuova, un ‘work in progress’ di conoscenze che si costruisce giorno per giorno, osservano gli esperti. Proprio per conoscerla meglio sono nati i Day Hospital post-Covid, come quello della Fondazione Policlinico Gemelli Irccs.

Qui un team multidisciplinare si occupa dei ‘reduci’ di Covid. Internisti, geriatri, gastroenterologi, infettivologi, pneumologi, microbiologi, neurologi, oculisti, otorini, pediatri, psichiatri, radiologi, reumatologi, angiologi (coordinati dai professori Roberto Bernabei, Massimo Fantoni e Antonio Gasbarrini e sotto la direzione dei professori Francesco Landi ed Elisa Gremese) lavorano per sconoscere meglio gli effetti sull’organismo di questa patologia e soprattutto per aiutare questi pazienti a superare davvero Covid-19.


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