Un liceo può nascere dalle ceneri di un convento? All’Aquila sì. Chi oggi attraversa le aule dell’ex Liceo Scientifico di via della Maiella, spesso ignora che sotto i piedi scorre una storia lunga secoli. Il complesso che ha formato generazioni di studenti sorge là dove un tempo pregavano, amministravano e cantavano le monache celestine del monastero di Santa Maria Maddalena. Tra mura trasformate e memorie perdute, il passato religioso continua a pulsare sotto l’intonaco scolastico.
Santa Maria Maddalena compare per la prima volta nei documenti nel 1387. È un testamento a parlare di lei: tra i legati distribuiti a vari monasteri, figura anche quello destinato a una monaca povera di questo complesso. Cinque anni dopo, nel 1392, il nome della chiesa di Santa Maria Maddalena ricompare in un altro elenco: quello delle stazioni penitenziali.
Dalle benedettine ai celestini
Nel 1537, le monache benedettine di Santa Caterina delle Mura — trasferite provvisoriamente presso San Tommaso dei Gerosolimitani — vengono accolte nel complesso di Santa Maria Maddalena, all’epoca senza religiose. Il vescovo Giovanni Piccolomini ne autorizza l’insediamento. Quel monastero diventerà così parte della rete celestina, come documentano gli elenchi monastici del Settecento.
Le radici del sito monastico affondano nella prima metà del XIV secolo, ma fu solo nella seconda metà del Cinquecento che il monastero fu ricostruito, su impulso di una comunità di clarisse provenienti da Pesaro e con il sostegno del Comune di Serra de’ Conti. Papa Gregorio XIII, nel 1574, ne promosse la rinascita attraverso uno specifico “Breve” che ordinava lo scorporo dei beni da parte della Curia di Senigallia e la restituzione del lascito Piccini. I lavori terminarono nel 1586: il nuovo monastero, tornato ad accogliere giovani claustrali, divenne presto un punto di riferimento spirituale, culturale e sociale della città.
La chiesa venne edificata nel 1603 e conclusa a fine Seicento, ispirata agli schemi barocchi di Borromini. Al suo interno: tre altari, una grande tela della Crocifissione con la Maddalena, un San Pietro Celestino e una Santa Caterina, oggi tutte custodite nel Museo. Il complesso comprendeva anche una biblioteca e un fondo musicale ricco, con spartiti originali. La vita monastica, diretta da una Badessa e una Vicaria, intrecciava funzioni liturgiche, amministrazione fondiaria e attività produttive.
Sopravvivenza dopo il sisma e soppressioni
Il terremoto del 1703 non provocò danni gravi, ma le soppressioni napoleoniche prima e quelle post-unitarie poi ne determinarono la chiusura definitiva. Come altri monasteri femminili dell’Aquila, anche questo visse la sua parabola discendente tra dispersione di beni e perdita della funzione religiosa. Tuttavia, il prestigio conquistato grazie ai lasciti delle famiglie patrizie lo rese uno dei più noti della città.
Dal convento al liceo
Con la dismissione degli ordini religiosi, gli ambienti del monastero furono riadattati a scopi civili. A partire dal 1934, una parte fu demolita, l’altra trasformata per accogliere il Liceo Scientifico, attivo almeno fino agli anni Cinquanta del Novecento. La chiesa, ridotta a magazzino e poi demolita, fu sostituita da una palazzina su via della Maiella. L’identità educativa dell’edificio rimase forte, anche grazie al suo riutilizzo scolastico, che ha tramandato la vocazione formativa del complesso, oggi oggetto di restauri e riconversioni a uso amministrativo dopo i danni del sisma del 2009.
L’ex monastero di Santa Maria Maddalena continua a rappresentare un punto di riferimento nel tessuto urbano e culturale dell’Aquila. Unisce le memorie di una città monastica e femminile con quelle dell’istruzione pubblica contemporanea, mantenendo vivo il suo ruolo di centro della memoria, dell’identità e della trasformazione sociale aquilana.











