Crollo Campo di Fossa, condannato al risarcimento il Ministero delle Infrastrutture

di Redazione | 18 Giugno 2021 @ 15:53 | CRONACA
L'Aquila, Tribunale
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Con la sentenza 430 del 16.6.2021, il Tribunale di L’Aquila -Giudice Dott.ssa Monica Croci- ha condannato il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a risarcire a Guido Fioravanti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in occasione della morte dei genitori, Franca Ianni e Claudio Fioravanti, deceduti il 6.4.2009 per il crollo dell’immobile di via Campo di Fossa, 6/B. Lo si apprende da una nota inviata dall’avvocato Gianna Giardini. 

“L’avv. Fioravanti aveva citato in giudizio il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (già Ministero dei Lavori Pubblici), quale P.A. in cui risultava incardinato l’Ufficio del Genio Civile all’epoca della costruzione dell’edificio crollato, chiedendone la condanna al risarcimento di tutti i danni subiti per la tragica e prematura perdita dei genitori, per non avere illo tempore l’Ufficio colto le difformità della costruzione rispetto alle prescrizioni normative antisismiche all’epoca vigenti; difformità che avevano reso l’edificio incapace di resistere all’azione sismica – quale quella del 6.4.2009 non avente carattere anomalo o eccezionale – pur prevedibile e prevenibile proprio con l’osservanza delle disposizioni disattese.

Ebbene, all’esito di una lunga e complessa istruttoria, nel corso della quale è stata eseguita una consulenza tecnica d’ufficio sulle cause del crollo a cura degli Ing. Angelo Alimenti e Massimo Cucullo, la sentenza ha riconosciuto la grave negligenza del Genio Civile nello svolgimento del proprio compito di vigilanza sull’osservanza delle norme antisismiche allora vigenti, in tutte le fase in cui detta vigilanza era prevista.
In particolare, è stato osservato come il Genio Civile: autorizzava l’avvio dei lavori sulla base di una denuncia corredata da un progetto, a firma dell’Ing. Salvatore Cimino, e una relazione di calcolo deficitaria e palesemente erronea nella stima delle azioni sismiche, ossia proprio lo specifico profilo che l’Ufficio era chiamato a verificare; non eseguiva alcun controllo in corso di edificazione, omettendo così di rilevare le varianti in concreto introdotte, e ne certificava poi la perfetta rispondenza alla disciplina
antisismica, nonostante in sede di sopralluogo a costruzione ultimata fossero evidenti le difformità (soprattutto in ordine all’altezza dell’edificio e numero di piani) tra il realizzato e quanto inizialmente (seppur erroneamente) assentito.

Afferma il Tribunale che, se il Genio Civile avesse diligentemente svolto almeno uno dei compiti (in fase preventiva alla presentazione della denuncia e del relativo progetto; in corso di costruzione, compiendo controlli per verificare la conformità del realizzato all’assentito; in sede di sopralluogo finale ad esso demandati dalle legge) la divergenza tra la costruzione e le norme antisismiche sarebbe emersa e si sarebbe dunque impedito il verificarsi dell’evento crollo con alta probabilità logica vicino alla certezza.
Di conseguenza, non ci sarebbero stati ben 27 morti.

“Nessun risarcimento potrà mai placare il profondo dolore che dal quel giorno non mi abbandona”, afferma l’avv. Guido Fioravanti <<ma infine, dopo 12 anni, si è acclarato di chi siano, almeno in parte, le responsabilità dell’accaduto. Rimane l’amarezza per aver appreso con quante carenze sia stato progettato, autorizzato, costruito e collaudato il palazzo dove vivevano i miei genitori. Cose che devono far riflettere tutti”. “Nel giudizio l’Avv. Guido Fioravanti è stato assistito dai Colleghi Avv. Aleandro
Equizi, Avv. Gianna Giardini e avv. Quirino Mescia.”


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