Croce e Pastorale: “Il cammino della Perdonanza si rinnova ogni giorno”

Presentati la 'Croce del Perdono' e il 'Pastorale'. Don Piton: "Il pastorale richiama alcuni elementi della basilica di Collemaggio, come il tortiglione"

di Marianna Gianforte | 26 Agosto 2022 @ 06:08 | PERDONANZA
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L’AQUILA – La ‘mano’ artigiana degli orafi Laura Caliendo e di Gabriele Di Mizio segna anche quest’anno la realizzazione della ‘Croce del Perdono’, presentata ieri sera nella chiesa di San Silvestro, simbolo della ricostruzione e del recupero dei beni ecclesiastici danneggiati dal terremoto del 2009. Un momento però che in questa edizione così sentita, a pochi giorni dalla visita pastorale di Papa Francesco, si è arricchito della presentazione anche di un’altra opera, il ‘Pastorale della misericordia’, dono dei due artisti alla diocesi (l’intagliatore è Marco Ziviani), con il contributo anche della famiglia Christian Corrado e del Lions Club L’Aquila con il presidente 2021-2022 Massimiliano Laurini.

Un progetto che gli artisti avevano in mente di realizzare da diverso tempo: hanno scelto l’anno dell’arrivo del Papa, quello della Perdonanza che assume un significato ancor più importante alla luce di un conflitto che nessuno mai avrebbe immaginato potesse esplodere alle porte dell’Europa. E infatti, al fianco dei relatori, freschi e fieri nei loro abiti pur non parlando italiano, pur non essendo aquilani, i tre figuranti: la dama della Bolla (la 27enne afghana Kawsar Abulfazil), la dama della Croce (Adriana Carolina Pinate) e il Giovin Signore (il cinese Shihong Fu, di 26 anni). Il lavoro è stato, però, frutto anche di un costante confronto con l’arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi e con l’arcivescovo di Benevento, studioso della vita di San Francesco e di Papa Celestino V.

La relazione della presentazione è stata curata dal direttore dell’istituto di Scienze religiose ‘Fides et Ratio’, e direttore della scuola di alta formazione e beni ecclesiastici dell’Aquila don Daniele Pinton, alla presenza, tra gli altri, del sindaco Pierluigi Biondi, del vescovo ausiliare Antonio D’Angelo, del nunzio apostolico Orlando Antonini e delle autorità civili e religiose.

L’incontro, momento di riflessione e di escursus storico e spirituale sulla storia della ‘Croce del Perdono’ e dei due santi Francesco e Celestino V, si è aperto con ‘Un canto per la pace’, brano ucraino struggente di ispirazione religiosa eseguito dalla soprano Arianna Volkova; diversi gli intermezzi musicali a cura del conservatorio ‘A. Casella’ che hanno accompagnato la presentazione (musicista Simone Di Meo, organo; direzione artistica del maestro Claudio Di Massimantonio). 

“Credo che in questa chiesa ci sia la sintesi della storia città dell’Aquila – ha detto il sindaco Biondi -. Che passa attraverso i volti sorridenti di questi tre ragazzi. Tre cittadini non ita e non aquilani ma che partecipano al percorso di rinascita della città, con il loro impegno di vita, di studio e di lavoro. La giovane afghana, invece, è fuggita da un Paese difficile e all’Aquila ha ritrovato affetto e condivisone, serenità. La scelta su di loro e anche sull’Ucraina (da ricordare che il giovane teodoforo che ha acceso il braciere della pace è un atleta ucraino) è stata fatta proprio perchè la convinzione è che il perdono dev’essere un sentimento di consapevolezza dei torti subiti e il loro superamento. Il perdono è delle persone forti; ed è l forza che vuole in questa città e che serve agli uomini e ai popoli di buona volontà per superare i conflitti in corso. La croce è simbolo universale di sacrificio e di resurrezione – ha aggiunto il sindaco -, e la ‘Croce del Perdono’ realizzata dai nostri artisti per l’edizione del 2022 è quella che verrà indossata dal Papa nell’apertura della Porta Santa”.

Il vescovo D’Angelo ha sottolineato che “il perdono è una guida, il pastore che deve accompagnare la nostra vita, non è un optionale. Il perdono è ‘dono di amore’, per questo è costante. L’amore è più forte della morte”.

Nella relazione Don Daniele Pinton ha sottolineato come “il pastorale della Perdonanza sia legato nella simbologia alla ‘Croce del Perdono’. Sono 23 anni che ci accompagna nel cammino della Perdonanza, dal 1983 viviamo un nuovo modo di celebrare la Perdonanza, che nel tempo si è arricchita di simbologia, di significati e di storia. Per la prima volta abbiamo dei cammei. In passato le croci erano arricchite di pietre e perle; oggi si fa una scelta nuova, una svolta si può dire, promossa proprio da Laura e Gabriele. In questa ‘Croce del Perdono’ trovate due santi: San Celestino nel braccio destro e San Francesco nel sinistro e non c’è, in questa Croce, alcuna dietrologia. Sono entrambi santi legati al tema del perdono, della Perdonanza. L’indulgenza di Celestino è preceduta da quella di Assisi, impostata in modo diverso da quella di Collemaggio, che è stata, invece, antesignana del Giubileo di Roma. I loro due pensieri accomunano un percorso storico che ci porta alla Chiesa, che in un periodo storico ha cercato di dare risposte al desiderio di misericordia, da parte di coloro che desideravano essere liberati dalla pena e dalla colpa. Immaginate i cristiani che partivano per le crociate per ottenere l’indulgenza plenaria: Celestino e Francesco dicono che non servono più le crociate per ottenere il perdono, basta la misericordia. Ai piedi della Croce – ha aggiunto Pinton – troviamo il terzo cammeo, Giovanni Battista, il Santo di riferimento di Celestino V, la cui spiritualità gli era profondamente legata; tant’è vero che nell’anno in cui venne incoronato, il 1294, nella Bolla fa riferimento soprattutto a quesro Santo. Sopra, un altro santo: San Pietro, elemento che non sta nel pastorale della Perdonanza”.

Don Pinton ha poi ricordato che per anni si è cercata la contrapposizione tra L’Aquila e Roma e tra due indulgenze, si sosteneva che Roma non volesse riconoscere la Perdonanza Celestiniana; si voleva creare il contrasto per dare un senso di appartenenza forte, per la difesa del valore. Un valore difeso per 728 anni e che oggi giunge al momento della riconciliazione, nostra, non ‘universale’ (per la quale contrapposizione non esiste). E Papa Celestino concede questa indulgenza nel suo essere Papa, discendente di Pietro”. Il pastorale, inoltre, ha sottolineato don Pinton, è realizzato in legno “e richiama alcuni elementi della basilica di Santa Maria di Collemaggio, come il tortiglione. Una simbologia – ha spiegato – che ci aiuta a capire che il cammino della Perdonanza si rinnova ogni giorno nel segno della misericordia”.

 


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