Come avviene per i terremoti, la teoria economica suggerisce che le crisi bancarie non possono essere previste con certezza. Tuttavia è possibile valutarne i rischi, cioè misurare la probabilità che si verifichi una catastrofe, sia essa un sisma o una corsa allo sportello in stile Northern Rock, la banca inglese presa d’assalto dai correntisti nel 2008. Per questo, dire che le crisi non si possono prevedere non giustifica la negligenza nella valutazione dei rischi e la cattiva, se non la deliberatamente fuorviante, informazione del pubblico.

In un interessante articolo Joel E., Professore di Studi Demografici alla Rockefeller University e alla Columbia University, discute il processo in corso ai componenti della Commissione Prevenzione Grandi Rischi per il terremoto dell’Aquila, rei di aver sottovalutato i rischi e di non aver informato la popolazione. L’autore mette bene in luce un aspetto importante della questione: prevedere le crisi, soprattutto quelle sismiche è probabilmente impossibile. Ma valutarne i rischi (le probabilità che si verifichi una catastrofe) invece è altra cosa, ed possibile. Comunicare questi rischi alla popolazione, infine, è doveroso: di questo si tratta nel caso del terremoto dell’Aquila.

Ci sono interessanti analogie e differenze con le crisi economiche. A differenza dei terremoti, le crisi economiche dipendono dal comportamento delle persone e dalle loro opinioni sul futuro. Prendiamo le crisi bancarie. Come illustra il recente caso della banca britannica Northern Rock, la crisi si verifica quando i depositanti prendono d’assalto gli sportelli per timore di non arrivare in tempo a ritirare i propri risparmi, e questo costringe la banca al fallimento per la semplice ragione che, in un determinato istante, la banca non dispone della liquidità necessaria a soddisfare tutti i depositanti. Le banche infatti prestano il danaro alle imprese, non sono delle casseforti.

La teoria economica (Allen and Gale, 2007) suggerisce che le crisi bancarie non possono essere previste con certezza. Il ragionamento è per contraddizione: si parte da una premessa e si verifica che essa porta logicamente alla sua negazione. Questo è il ragionamento: supponiamo (premessa) che le banche sappiano con sicurezza che in una data futura si verificherà una corsa allo sportello. Se cosi fosse, esse oggi non investirebbero in attività a lungo termine, prestando alle imprese, ma terrebbero solo attività liquide. Ma allora nessun risparmiatore avrebbe motivo di preoccuparsi per i propri depositi, e il “bank run” non si verificherebbe (contraddicendo l’ipotesi di partenza). Dunque le crisi bancarie possono verificarsi solo se c’è incertezza. Prevederle con certezza è impossibile, come per i terremoti. Misurare questa incertezza è però possibile.

In un recente studio che ho condotto con Roberto Savona e Marika Vezzoli dell’Università di Brescia, consideriamo tutti gli episodi di crisi bancarie avvenuti in tra il 1980 ed il 2007 nei Paesi emergenti, e stimiamo le probabilità di crisi bancarie nel periodo più recente, 2008-10. Le quattro crisi verificatesi nel 2008, Ucraina, Russia, Lituania, Kazakistan, risultano eventi poco probabili (la probabilità di crisi è di poco superiore al sei per cento) ma nello stesso tempo questi paesi presentano probabilità di crisi di due volte superiori alla frequenza con cui si hanno delle crisi nel periodo esaminato. Dunque le informazioni che avevamo nel 2007 indicavano questi paesi come relativamente vulnerabili alle crisi.
Per questa ragione l’argomento che le crisi, siano terremoti e crisi economiche, non si possono prevedere non giustifica affatto la negligenza nella valutazione dei rischi e la cattiva, se non la deliberatamente fuorviante, informazione del pubblico.

di Paolo Manasse* [tratto da Linkiesta.it]

*docente di Macroeconomia e politica economica all’Università di Bologna, OCSE, FMI e Banca Mondiale

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