Crisi e politica: il grido di allarme delle attività agropastorali

Dino Rossi (Cospa): "Una politica aleatoria, astratta, 'in alto' mentre i problemi “stanno in basso”, tra la gente e i piccoli imprenditori agropastorali, aziende guidate nella stragrande maggioranza dei casi da famiglie che non ce la fanno più a mantenere in vita le loro realtà"

di Marianna Gianforte | 11 Settembre 2022 @ 06:15 | ATTUALITA'
Dino Rossi
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L’AQUILA – Una “politica aleatoria”, astratta, fatta ai “piani alti” mentre i problemi stanno “in basso”, tra la gente e tra i piccoli imprenditori agropastorali, aziende guidate nella grande maggioranza dei casi da famiglie che non ce la fanno più a mantenere in vita le loro attività. A riportare l’attenzione della politica verso un settore da sempre carico di problemi, ostacoli, tasse, sottoposto alla variabilità del mercato e alla distruttività della fauna selvatica è il referente abruzzese del Cospa, Dino Rossi, al’attacco di una campagna elettorale che ignora il comparto e non lo mette in cima alle agende elettorali.

Un ambito che negli ultimi due anni – con la pandemia prima e con la guerra adesso – è finito letteralmente in ginocchio. Il caro carburante è il primo elemento a pesare sulla crisi dei piccoli produttori agricoli: “Addirittura si evita di arare i campi per risparmiare”, spiega Rossi, e non solo.

L’agricoltura è stata cancellata dall’agenda politica dei candidati al voto del 25 settembre: così denuncia Rossi. “Volàno dell’economia, il settore agricolo genera altri posti di lavoro attraverso l’indotto  attorno alle imprese agricole e non serve tanto fare progetti aleatori per far si che si venga a creare occupazione che non ci sarà mai, i posti di lavoro si creano da soli, basta ridare ossigeno alle aziende agricole con l’agevolazione del gasolio che oggi stanno pagando caro e l’energia elettrica diventato un salasso anche le industrie  per la conduzione aziendale – aggiunge Rossi -. L’alpeggio è diventato impossibile grazie anche alla giunta Marsilio che non è stata in grado di cambiare una delibera della precedente amministrazione regionale, la quale prevede che i pastori devono tenere le greggi sotto al sole ed è severamente vietato consentire agli animali ripararsi nel bosco. Quindi è inutile parlare di un marchio italiano se le aziende agricole e l’indotto attorno stanno chiudendo a causa dei rincari dell’energia elettrica e del gas. Del gasolio agevolato nessun accenno, nemmeno per la pesca: faccio notare che tra qualche giorno finisce il fermo biologico e i pescatori stretti dalla morsa della crisi dovranno fare i conti sulle dita come gli agricoltori per comprare il gasolio”.

“Molti di noi – aggiunge inoltre – sperano in una maggiore attenzione da parte dei politici candidati, nei confronti di chi si alza alle 5 di mattina alle 5 per lavorare nei campi, nelle stalle e in mezzo al mare fino alla sera, compreso i festivi, e senza ferie. In Abruzzo accade anche che si presentino delle aziende fantasma – denuncia Rossi – che rubano i fondi provenienti dall’Unione europea agli allevatori storici; all’Aquila di aziende fantasma ce ne sono tante, strano che il sindaco non ne sia a conoscenza!  A livello abruzzese ci sentiamo poco rappresentati dall’attuale governo e dalla classe dirigente, anzi siamo totalmente abbandonati, confidiamo invece nell’operato dell’onorevole Sergio Berlato, adesso coordinatore di fratelli d’italia in veneto ed europarlamentare”. 


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