Crisi del pane. Liberati: “Fare presto, o sarà catastrofe”

di Marianna Gianforte | 14 Novembre 2022 @ 06:06 | ATTUALITA'
crisi del pane
Print Friendly and PDF

L’AQUILA – Ai trenta i panificatori del territorio aquilano, sparsi tra la città e il suo comprensorio, non resta che sperare di ricevere una boccata d’ossigeno tra le pieghe dei provvedimenti adottati dal Consiglio dei ministri il 10 novembre. Dall’inizio dell’anno combattono contro i rincari prima delle materie prime, adesso dell’energia elettrica e del gas: due ‘mostri’ insormontabili per aziende che  nella maggior parte dei casi sono a conduzione familiare e che hanno incominciato la loro lotta per la sopravvivenza da qualche decennio, dall’avvento, cioè, della grande distribuzione e della grande industria e, più recentemente, hanno dovuto fronteggiare la crisi provocata dalle chiusure anti Covid-19. Quando il pane si faceva in modo rustico nelle case italiane e nei negozi alimentari non lo comprava più nessuno.

Un settore, quello del pane, che nell’Aquilano ha visto, in anni recenti, dimezzare se non addirittura ridurre di un terzo il numero delle attività che fornivano di pane e dolci di qualità alta, frutto di un lavoro artigiano e dalle radici antiche (molti panificatori continuano il lavoro da generazioni), che scelgono di fare un mestiere quasi sempre per passione. Perché lavorare di notte, dietro a un forno, ‘sporcarsi’ di farine e sudare per preparare un prodotto fresco e al passo con i gusti sempre più variegati e mutevoli, è un’impresa non facile. Un esempio lo è il Comune di San Demetrio ne’ Vestini, ritenuto nel territorio la patria del pane, dove fino a pochi anni fa producevano a buon ritmo cinque forni; oggi ne è rimasto soltanto uno. Senza strumenti e azioni che frenino gli aumenti dell’energia, una categoria già allo stremo potrebbe crollare definitivamente: è il grido di allarme lanciato la settimana scorsa dai panificatori della Confcommercio dell’Aquila, in assemblea permanente da alcuni giorni, con l’apertura di un tavolo per monitorare la situazione. Resta difficile, però, trovare soluzioni indolori. Si valutano già licenziamenti, prepensionamenti, panificazione a giorni alterni. Soluzione, quest’ultima che, però, non tutti possono praticare, perché spegnere alcuni forni per diverse ore comporterebbe uno sforzo energetico maggiore per riportarli, poi, a temperatura. 

Oltre ai rincari di alcune materie prime fondamentali, come lieviti, farine, olio di girasole, zucchero, margarine e burro, e alle bollette dell’energia elettrica quadruplicate, c’è un altro enorme problema che sta affliggendo, oltre ai panificatori, anche i ristoratori, soprattutto i pizzaioli: il rincaro ingiustificato della legna da forno, del pellet e anche della mozzarella.

Il presidente della Confcommercio dell’Aquila Angelo Liberati spiega che è in previsione un nuovo incontro con i panificatori dell’Aquilano, dopo quello di martedì scorso. “Aumentare il costo del pane alla vendita non ha molto senso – spiega – non solo perché il pane è un bene di prima necessità, ma anche perché non aiuterebbe a neutralizzare gli altissimi costi che si stanno sostenendo in questi mesi”.

Cosa fare allora? Non c’è una strada univoca e certa.

“Abbiamo aperto un tavolo per valutare giorno per giorno, per tenere l’attenzione alta – aggiunge Liberati -. Si parla di ammortizzare, di economizzare, ma come? Sono attività che non possono spegnere i forni all’improvviso e non vorremmo arrivare alla soluzione estrema di razionare le produzioni”. Una crisi che raggiunge tutto il comparto del commercio e, a cascata, travolge la società, le famiglie e l’ossatura dell’economia locale. Anche Liberati, titolare di un supermercato al Torrione, è diretto testimone dei rincari fuori controllo: “Nella mia attività a maggio abbiamo avuto il 400% degli aumenti in bolletta. Nel luglio dell’anno scorso la bolletta dell’energia elettrica ammontava a 4.700 euro, nel luglio di quest’anno è salita a 19.800 euro; agosto 2021 era di 5.500, nell’agosto di quest’anno 21mila euro; a settembre 2021 era di 4.400, quest’anno 15mila euro. Una situazione che non risparmia alcuna attività commerciale”.

Il rischio licenziamento in molte piccole strutture è reale, ma anche nella media e nella grande distribuzione, dove, dice il presidente di Confcommercio, “già si sta rinunciando a rinnovare i contratti scaduti”. Tutto questo, inevitabilmente, “avrà conseguenze a livello sociale, cioè sulle famiglie, perché il cosiddetto ‘carrello della spesa’ ha subìto aumenti dell’11,5%. Se non si pone un freno sarà una catastrofe sociale“.

LA STORIA DI PIERINO CIONI

Per rintracciare nella storia un’altra serrata dei panificatori aquilani bisogna tornare indietro di quasi 50 anni, nel 1975, racconta Liberati mostrando, all’interno di un raccoglitore, un vecchio articolo di giornale. Quando i panificatori decisero di chiudere i forni in segno di protesta contro la durezza del lavoro e i prezzi del pane calmierati dallo Stato, ma che non permettevano di guadagnare in modo disgnitoso e sostenere le attività e le famiglie. Pierino Cioni, il papà del compianto presidente della Confcommercio Celso Cioni, aderì insieme ad altri allo ‘sciopero del pane’: fu così che finì in galera per due giorni. 


Print Friendly and PDF

TAGS