Covid, Inail: aumentano contagi sul lavoro, al 15 giugno quasi 50 mila casi segnalati

di Redazione | 23 Giugno 2020 @ 13:24 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – Aumentano i contagi sul lavoro da Covid-19. Alla data del 15 giugno, i casi segnalati all’Inail sono infatti quasi 50mila, 2mila in più rispetto a quelli rilevati dal monitoraggio precedente del 31 maggio. È quanto emerge dal quinto report sui contagi sul lavoro denunciati all’Inail.

I decessi sono 236 (+28), pari a circa il 40 per cento dei casi mortali denunciati dall’inizio dell’anno. Il 71,7 per cento dei lavoratori contagiati sono donne, il 28,3 per cento uomini, ma il rapporto tra i generi si inverte nei casi mortali. I decessi degli uomini, infatti, sono pari all’82,6 per cento del totale. Dall’analisi condotta dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail emerge che l’età media dei lavoratori che hanno contratto il virus è di 47 anni per entrambi i sessi, ma sale a 59 anni (57 per le donne e 59 per gli uomini) per i casi mortali. Il 70,3% dei decessi, in particolare, è concentrato nella fascia di età 50-64 anni, seguita da quelle over 64 anni (18,6 per cento), 35-49 anni (9,4 per cento) e under 34 anni (1,7 per cento).

La maggior parte delle denunce riguarda la gestione assicurativa dell’industria e dei servizi. Sono invece circa 600 in totale i casi registrati nei settori di agricoltura, navigazione e nella gestione per Conto dello Stato. Il settore più colpito è quello della sanità, con il 72,2 per cento dei casi denunciati e il 26,3 per cento dei decessi. Non solo gli ospedali, ma anche le case di cura, di riposo, gli istituti, le cliniche, le residenze per anziani e disabili e se si aggiungono anche gli organismi pubblici preposti alla sanità, cioè le Asl, il dato sale addirittura all’81,3 per cento delle denunce e al 36,5 per cento delle morti. A seguire troviamo i settori di vigilanza, pulizia, call center, manifattura, alloggio e ristorazione e commercio.

Seguono i servizi di vigilanza, pulizia, call center, il settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, alimentari), le attività di alloggio e ristorazione e il commercio.

Con il 40,9% delle denunce complessive, circa l’83 per cento delle quali relative a infermieri, la categoria professionale più coinvolta dai contagi è quella dei tecnici della salute. Seguono gli operatori socio-sanitari (21,3 per cento), i medici (10,7 per cento), gli operatori socio-assistenziali (8,5 per cento) e il personale non qualificato nei servizi sanitari, come ausiliari, portantini e barellieri (4,8 per cento). I tecnici della salute sono anche la categoria più colpita dai decessi, con il 12,8 per cento dei casi codificati (il 61 per cento sono infermieri), seguiti dai medici (9,9 per cento) e dagli operatori socio-sanitari (7,8 per cento).

Otto denunce su 10 sono concentrate nell’Italia settentrionale: il 56,1 per cento nel Nord-Ovest (il 36,0 per cento in Lombardia) e il 24,2 per cento nel Nord-Est (il 10,2 per cento in Emilia Romagna). Il resto dei casi è distribuito tra Centro (11,8 per cento), Sud (5,7 per cento) e Isole (2,2 per cento). Concentrando l’attenzione sui contagi con esito mortale, la percentuale del Nord-Ovest rispetto al totale sale al 57,2 per cento. Più di quattro decessi su 10 (43,2 per cento), in particolare, sono avvenuti nella sola Lombardia.


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