Covid, immobiliarista: all’Aquila proprietari insensibili alla crisi

di Marco Signori | 19 Aprile 2020, @06:04 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Il problema coronavirus in una città come L’Aquila non ha cambiato molto le posizioni dei proprietari, la maggior parte dei quali aveva esagerato con gli affitti, tanto che venivano consigliati perché applicassero prezzi inferiori. Ora stanno entrando tutti in fibrillazione perché sanno che se i commercianti non riescono a pagare sarà un problema anche per loro”.

Davanti a una netta minoranza coscienziosa che in questo periodo di inattività degli esercizi sta sospendendo, riducendo o addirittura azzerando i canoni di affitto, c’è una stragrande maggioranza che invece sembra non guardare in faccia a nessuno.

Lo conferma a L’Aquila Blog l’immobiliarista Sergio Adriani, che a proposito dell’appello lanciato dal sindaco Pierluigi Biondi affinché chi non trae reddito, ma solo rendita, dall’affitto di un locale si metta una mano sulla coscienza, conferma come “in funzione della proprietà edilizia che esiste all’Aquila, coloro che vivono dell’affitto sono una minoranza, perché nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di famiglie che nel corso degli anni hanno investito i risparmi per costruire un’aggiuntiva alla pensione o crearsi rendite future”.

Anche nel capoluogo abruzzese “si è creata una preoccupazione per la paura che l’immane crisi faccia completamente fuori molti negozi e le attività non riaprano. Questo – ragiona Adriani – significa che per poter rivivere servono affitti bassi, anche se pro tempore, che in questo settore significa 6 anni”.

“Quelli che hanno immobili commerciali in affitto sono fra coloro che non sanno cosa fare, nella maggior parte dei casi ancora non si prendono decisioni”, spiega l’immobiliarista, “la crisi mette paura a tutti, grandi e piccoli,  e tutti sono in attesa di vedere gli sviluppi”.

Dal punto di vista degli esercenti, fa poi osservare Adriani, le preoccupazioni sono enormi anche da parte di quelli più storici: “Chi ha riaperto da poco deve ancora ammortizzare l’investimento e ha spese attualmente insostenibili, altri hanno merce ferma e pagamenti a cui assolvere. Andrà bene per gli avvocati!”, scherza ma non troppo l’immobiliarista.

Spese fisse, insieme a bollette, mutui e tante altre, che rischiano di rivelarsi fatali per il futuro di centinaia di micro imprese. Tra il 70 e l’80 per cento dei pubblici esercizi potrebbe non riaprire, ha stimato la Fipe (Federazione pubblici esercizi) nei giorni scorsi.

“Quello che propongo da tempo e oggi ha ancora più valore è l’affitto di resistenza”, conclude Adriani, “cioè i proprietari coi canoni devono riuscire a pagare spese ed oneri, è impensabile pensare agli utili”.

Nel mese di marzo – ha registrato la Confcommercio – si è registrato un tonfo dei consumi pari al 31,7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e per molti comparti il fermo è stato quasi totale con il turismo che ha toccato quota -95% degli ospiti nelle strutture ricettive, mentre le immatricolazioni di auto a privati si sono attestate ad -82%.

Inoltre risultano azzerati gli introiti per l’abbigliamento e le calzature, anche in forma ambulante mentre il settore della ristorazione ha fatto registrare “solo” un calo di scontrini e fatture pari al -68% grazie alle consegna a domicilio.


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