Covid, il pedagogista: all’Aquila è già crisi educativa, molti non possono permettersi connessione

di Marco Signori | 15 Maggio 2020 @ 07:15 | ATTUALITA'
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L’AQUILA – “Sul fronte delle famiglie c’è il dato più drammatico, parlare oggi di educazione significa parlare della condizione economica familiare e, ancora oggi, questa diventa una variabile che si traduce anche in risultati scolastici. L’emergenza ha tolto il coperchio sul digital divide, ci siamo finalmente accorti che molte famiglie non possono permettersi una connessione a internet, non hanno un computer, almeno nella prima lunga fase dell’emergenza sono rimaste escluse dalla formazione”.

Alessandro Vaccarelli è professore associato di Pedagogia generale e sociale al Dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila e con un gruppo di altri studiosi, anche di altre Università, sta conducendo un lavoro di ricerca su quello che la pandemia del Coronavirus sta generando all’interno delle relazioni educative, nel rapporto tra insegnanti, educatori e famiglie.

“Le situazioni familiari in tanti casi stanno peggiorando, non ci possiamo illudere troppo sul fatto che le povertà rimangano costanti, ma l’ombrello si allargherà anche a liberi professionisti, lavoratori autonomi, artigiani, quella parte di ceto medio che oggi comincia ad avere grandissimi problemi. Questo”, rileva Vaccarelli, “considerando che l’educazione non è solo scuola ma anche portare un figlio in vacanza, al cinema o al teatro, fargli fare sport, si traduce in stress e frustrazione, fino ad intaccare i rapporti interpersonali nelle famiglie”.

“Ci aspettiamo che escano bisogni importanti sui quali si devono attivare politiche sociali, soprattutto per la fascia 0-6 anni, si rischia che strutture costruite con tempo e fatica chiudano – continua il professore – e questo è un grave problema sociale. Un asilo nido nella percezione comune si ferma al suo ruolo strettamente educativo. Mai si riflette però sull’importanza delle strutture per la prima infanzia per lo sviluppo sociale, il lavoro femminile, le loro connessione con un’economia che va avanti”.

Insomma “le disuguaglianze si moltiplicheranno”, chiarisce Vaccarelli, che è sicuro del fatto che “sulle situazioni di fragilità si è aperta una voragine”.

“Probabilmente entreremo in una situazione di grande crisi sociale ed economica ma anche educativa”, fa osservare, “se pensiamo alle scuole e alle strutture per la prima infanzia il problema si pone fortemente, l’emergenza avrà ripercussioni importantissime sulle famiglie ma anche sul lavoro e in particolare su quello femminile, perché alla fine è sempre quello che viene più sacrificato”.

“Solo oggi possiamo iniziare a parlare davvero di nativi digitali, termine che considero uno specchietto per le allodole, perché non basta saper fare una ricerca su Google o inviare un’email per definirsi competente dal punto di vista digitale, e questo vale molto anche per gli insegnanti. In parecchi hanno avuto e hanno grossissime difficoltà dal punto di vista della competenza digitale”, rileva Vaccarelli, “perché non basta fare un video e inviarlo su Whatsapp per dire di fare didattica a distanza, quella non è scuola digitale! Si è confuso l’utilizzo di base del computer e del telefonino con una competenza digitale”.

“Non possiamo dire quanto l’emergenza abbia inciso sul livello di apprendimento perché sono ancora in corso ricerche, quindi non abbiamo dati – spiega poi il professore – . Quello che registriamo sono grandi problemi tra i soggetti con gravi condizioni socio-economiche alle spalle, che non hanno accesso alle tecnologie o che vivono in situazioni familiari molto difficili. Si apre una voragine per i disabili e i soggetti con disturbi specifici dell’apprendimento. Tutto ciò riguarda anche i minori stranieri perché in tanti casi la loro situazione socio-economica presenta forme di fragilità”.

Sul fronte della scuola primaria, invece, secondo Vaccarelli “bisogna iniziare ad affrontare il tema di come i bambini si rincontreranno, come faremo a dirgli che gli abbracci sono belli ma per tornare a darseli bisognerà aspettare”.

“Ho partecipato a una webinar con insegnanti e genitori di Bergamo e lì emerge non solo la preoccupazione per il futuro o il fastidio per il lockdown così lungo, ma proprio l’esperienza di dolore forte, di trovarsi in un ‘epicentro’ che ha generato storie di forte sofferenza. Oggi si parla un po’ troppo della dimensione della didattica tecnologica, mentre bisogna lavorare molto su tutto ciò che si è prodotto in termini di emozioni; ci sono cose che i bambini hanno imparato, è stata un’esperienza sottrattiva ma anche un po’ formativa, hanno imparato a fare qualche sacrificio per il bene comune. Possono oggi riflettere più consapevolmente su che cosa sia il bene comune”.

Tornando all’Università, Vaccarelli, che è anche prorettore delegato alla disabilità, ritiene che “ancora una volta il nostro Ateneo ha dato grande prova di resilienza, partendo sin da subito con la didattica on line, riuscendo a garantire buoni standard di qualità”.

“Per le ragazze e i ragazzi con disabilità si sono attivate forme di tutorato a distanza, si sono personalizzate le modalità di esame e si è svolto, in collaborazione con la prof.ssa Maria Vittoria Isidori, direttrice del corso di specializzazione per il sostegno, un percorso formativo di 16 ore per i nuovi tutor selezionati”.


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