Covid: governo impugna legge Cura Abruzzo, “omette copertura finanziaria”

di Redazione | 05 Giugno 2020 @ 14:47 | POLITICA
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ROMA – Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Francesco Boccia, ha deciso di impugnare la legge della Regione Abruzzo n. 9 del 06/04/2020, recante “Misure straordinarie ed urgenti per l’economia e l’occupazione connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19”, in quanto alcune norme, omettendo di prevedere la copertura finanziaria, violano l’art. 81, terzo comma, Cost.; altre norme riguardanti gli usi civici violano gli artt. 2, 3 e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione in materia di ordinamento civile.

È quanto si legge nel comunicato al termine del consiglio dei ministri.

SOSPIRI: SCONCERTANTI OSSERVAZIONI MEF

“Prendiamo innanzitutto atto che il cuore della Legge ‘Cura Abruzzo 1’, ovvero i bonus famiglia, i fondi alle imprese e la sospensione di tutte le tasse regionali, di ogni ordine e grado, che sono i pilastri delle Legge 9, non è oggetto di impugnazione da parte del Consiglio dei ministri, certificando dunque che la norma stessa è ben costruita e che le coperture finanziarie sono affidabili. Francamente gli altri cavilli sollevati e obiettati dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, fra l’altro alla vigilia della scadenza dei termini per le osservazioni, non ci preoccupano: abbiamo già riposto punto per punto producendo le nostre osservazioni e siamo convinti che non arriveremo mai a un contenzioso costituzionale, perché nessuno può vietare al nostro Governo regionale di garantire aiuti a fondo perduto alle nostre imprese a fronte di coperture finanziarie certe e già allegate ai nostri atti”.

È il commento del presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri a fronte del provvedimento odierno del Consiglio dei ministri che ha impugnato la legge 9, approvata in aprile dal Consiglio regionale per dare il via alla prima serie di aiuti a sostegno dell’economia abruzzese piegata dall’emergenza Covid-19.

“Innanzitutto la tempistica ci lascia interdetti – afferma Sospiri -: il primo aprile abbiamo approvato la legge, il MEF ha cominciato a esaminarla e solo il primo giugno, praticamente l’ultimo giorno utile, oltre che alla vigilia della Festa Nazionale della Repubblica, ci invia una serie di quesiti che pure non toccano le questioni fondamentali, ovvero il bonus famiglia, i fondi alle imprese e la sospensione di tutte le tasse regionali, dal bollo auto ai Consorzi di Bonifica, dalle Ater all’Arap. Toccano invece una serie di quesiti e chiarimenti inerenti le forme di finanziamento e il contenzioso sanitario con le imprese”.

“Il 3 giugno – prosegue Sospiri – abbiamo ricevuto materialmente la nota del MEF e abbiamo subito risposto in modo puntuale chiarendo, ad esempio, i termini della cosiddetta ‘pace legale con le imprese’, ovvero al fine di sostenere la ripresa dell’economia e consentire alle imprese di superare la crisi derivante dall’emergenza sanitaria in atto, la Regione favorisce ‘il componimento bonario dei giudizi pendenti’, disposizione che però ‘non si applica ai contenziosi in materia sanitaria o che coinvolgono gli enti del Servizio Sanitario regionale’. In tempo reale, ovvero tra il 4 e il 5 giugno abbiamo introdotto le modifiche richieste rispondendo ai quesiti del Mef che ieri alle ore 19 ha di nuovo reinviato altre e nuove osservazioni alla norma, chiedendo una risposta immediata, senza neanche darci quarantotto ore di tempo, sollevando dei tecnicismi inerenti l’articolo di programmazione inerente la copertura di 12milioni di euro di interventi, tra cui i 9milioni 484 mila euro del microcredito, e anche su questo abbiamo dimostrato che la misura, subito dopo l’approvazione della Legge 9, è stata oggetto di una delibera di giunta regionale di riprogrammazione economica che ha dato ampia copertura alla somma”.

“Ci sconcertano, invece, le altre osservazioni del MEF secondo il quale la Regione Abruzzo non dovrebbe finanziare lo Smart Working dei Comuni, né tantomeno le ingenti spese non previste che le nostre amministrazioni comunali hanno sostenuto per la Protezione civile”, rileva Sospiri.

“Viene poi obiettato il finanziamento delle ‘Zone Rosse’, che però non ci sono più perché è evidente che dal primo aprile, data di approvazione della legge, al primo giugno alcune circostanze e condizioni, fortunatamente, sono cambiate, dunque è chiaro che non servono più i fondi di copertura per le zone rosse cancellate”.

Ora – dice Sospiri – registriamo la carente cortesia con la quale il MEF ci ha inviato il primo giugno i propri quesiti dando alla Regione Abruzzo un tempo risicato per le proprie controdeduzioni, tempistica che pure abbiamo rispettato presentando e allegando la delibera che ha risolto le questioni sollevate con il finanziamento e la copertura delle misure. Sicuramente non retrocediamo dalla volontà di assegnare finanziamenti a fondo perduto alle nostre imprese abruzzesi, né di manlevare i Comuni dalle ingenti spese sostenute da un’emergenza sanitaria mondiale imprevista e imprevedibile, né di non far pagare i canoni agli agricoltori abruzzesi”.

“Spiace che dopo quarantotto ore di lavoro del Consiglio regionale, il Governo cerchi cavillosamente di ficcare la Legge 9 nel report annuale delle norme impugnate, ma abbiamo prodotto osservazioni puntuali e siamo certi che non arriveremo mai a un contenzioso costituzionale perché abbiamo allegato tutte le coperture finanziarie di ogni singola finestra prevista e quindi il Governo sarebbe destinato a una sconfitta in caso di un confronto giudiziario”, conclude Sospiri.

PAOLUCCI: STOP PREVEDIBILE

“Tanto tuonò che piovve: per settimane abbiamo avvertito e denunciato in tutti i modi che il Cura Abruzzo aveva coperture incerte o non le aveva affatto, che l’articolo della norma sul condono tombale che avrebbe permesso transazioni da ben 162 milioni di euro di cui oltre 100 milioni dalla sanità privata, era in contrasto con le leggi, oltre che col buon senso: e così oggi dal Consiglio dei Ministri arriva l’impugnativa di una legge regionale spacciata agli abruzzesi come salvifica e che invece evidenzia mancanza di visione, strategia, qualche incompetenza e spregiudicatezza di troppo, specie quella di rinunciare ai crediti”.

È la presa di posizione del capogruppo PD in Consiglio regionale Silvio Paolucci, sulle osservazioni del MEF alla legge regionale 9/2020, il primo testo del Cura Abruzzo licenziato dal Consiglio l’aprile scorso.

Il parere dell’organo tecnico del Ministero dell’Economia e delle Finanze non lascia spazio ad interpretazioni: “Una legge senza coperture che mette a rischio anche l’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza, oltre agli equilibri di bilancio – illustra l’ex assessore al Bilancio Paolucci – Approssimazione e superficialità sono il marchio di fabbrica di questa Giunta regionale, impegnata esclusivamente alla rincorsa di roboanti titoloni in prima pagina, piuttosto che a risolvere i problemi veri di cittadini e imprese. Stando a quanto sottolineato dal MEF, la Legge 9/2020 presenta: coperture finanziarie non puntualmente indicate, nuovi e maggiori oneri a carico del bilancio non quantificati, a fronte dei quali non è indicata la fonte di finanziamento. Il Ministero inoltre segnala che la legge, così come formulata, potrebbe intaccare finanche le risorse del perimetro sanitario, compromettendo l’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

Particolare attenzione è stata posta anche sulla cosiddetta “pace legale” (prevista dall’articolo 7 della legge regionale 9/2020) che – a detta del MEF – “potrebbe comportare oneri non quantificati e non coperti, oltre che non dovuti, per gli enti del Servizio sanitario della Regione Abruzzo che, peraltro, è una regione sottoposta al Piano di rientro e ancora oggi fa registrare un disavanzo di Gestione”, a dimostrazione di quanto abbiamo ampliamente denunciato in questi giorni, restando ignorati, circa i debiti cumulati nel 2019 in un solo anno dei gestione del centrodestra. La Ragioneria generale dello Stato, invece è andata a fondo del testo e sottolinea che avevamo visto giusto anche sulle transazioni: “la Regione Abruzzo ha una notevole mole di note di credito non ricevute per contestazioni e/o inadempienze e per extra budget anche molto datati (2013 e precedenti). A tal proposito, la Regione ha iscritto un accantonamento di circa 28 milioni di euro nell’anno 2017, per contenere il rischio delle note di credito da ricevere, che però non può determinare alcuna pretesa da parte delle strutture private accreditate […]”. Sono ben 8 le pagine di osservazioni ministeriali, che avevamo preannunciato fino ad adire persino la Procura della Corte dei Conti nelle scorse settimane, in cui si fa preciso riferimento al fatto che “la composizione bonaria determinerebbe possibili ulteriori oneri sui bilanci degli enti del settore sanitario non quantificati e non coperti, oltre che privi di qualsiasi valutazione in merito ad una possibile soccombenza in giudizio da parte della competente avvocatura regionale.

Ma il passaggio più duro, che non lascia spazio ad alcuna interpretazione è quello che sottolinea come: “la disposizione in esame si pone in contrasto con il Piano di Rientro e con l’articolo 81 della Costituzione”.

Provvedimenti illegittimi. L’incompetenza amministrativa della Giunta lenta si ripete ancora e rischia di riproporsi anche per il Cura Abruzzo 2, legge nata senza coperture e con la spada di Damocle dell’approvazione del consuntivo, data prima di cui non sortirà effetti e non elargirà i sostegni promessi agli abruzzesi. La cosa grave è che tutto questo poteva essere evitato, perché avevo messo in guardia tutte le forze politiche della coalizione che sostiene Marsilio della pericolosità di questa disposizione e lo faccio ancora: rinnovo alla Lega l’appello fatto per cancellare questa disposizione normativa, presentando un emendamento soppressivo puntualmente respinto da questa maggioranza. E’ necessario sopprimere questa parte della norma così indifendibile, nata, forse, con ben altre e incondivisibili intenzioni, che durante la gestazione qualche fantasiosa ha messo in pratica stravolgendone radicalmente le finalità.

Nel frattempo spiace constatare che dopo l’aumento di stipendi a manager e direttori con arretrati compresi, dopo il ripristino dei rimborsi di Giunta, dopo il disastro della gestione della prima fase tra lungaggini enormi per i tamponi e mancanza dei DPI, l’impugnativa per la legge che veniva sbandierata come la norma per dare risposte urgenti agli abruzzesi, finisca alla gogna per tali ragioni, si faccia strada come norma concepita per favorire transazioni in grado di mettere a rischio la sottrazione alle prestazioni sanitarie oltre 100 milioni di euro. Una vergogna! Per la quale il Governo Regionale dovrebbe solo chiedere scusa”.

MARCOZZI: AVEVAMO SEGNALATO PROBLEMI

“Il Consiglio dei Ministri ha impugnato la legge Cura Abruzzo 1, quella che il centrodestra ha approvato nel Consiglio regionale di aprile in piena emergenza Coronavirus, perché in violazione con quanto previsto dalla Costituzione. Una notizia che non ci stupisce affatto, e che anzi va a confermare ciò che abbiamo ripetuto sia nel corso della seduta consiliare che durante le Commissioni competenti: alcune norme non avevano nessun tipo di copertura economica, e questo non è accettabile. Di fronte ai nostri moniti però, la maggioranza Lega-FDI-FI ha preferito voltarsi dall’altra parte, portando un avanti a testa bassa un testo che aveva vizi di forma chiari a chiunque”.

Ad affermarlo è il Capogruppo M5S in Regione Abruzzo Sara Marcozzi: “Per tutto l’iter di approvazione della legge, il MoVimento 5 Stelle ha tenuto un comportamento leale e collaborativo, evitando ogni forma di ostruzionismo per portare sostegno economico agli abruzzesi il prima possibile e prepararsi ad affrontare le conseguenze delle chiusure per il Coronavirus. Proprio all’interno delle discussioni di merito, avevamo portato all’attenzione del centrodestra le falle clamorose presenti nella norma. Sarebbe bastato ascoltarci e lavorare con maggiore attenzione per evitare l’ennesima pessima figura istituzionale a cui la Giunta Marsilio costringe l’Abruzzo. Evidentemente, le modalità con cui si sviluppa la propaganda, con l’affanno di comunicare sui media e sui social il prima possibile cosa succede in Consiglio, non seguono quelle delle Istituzioni e delle norme. Oltretutto, molte delle iniziative presenti nel testo non sono ancora state rese effettive dal centrodestra, veloce con gli annunci e lento con i fatti. L’impugnazione da parte del Consiglio dei Ministri era la logica conseguenza dell’approssimazione con cui questa Giunta lavora ogni giorno”.

“Mi auguro, ma temo che sia una speranza vana, che almeno ci venga risparmiato il solito ritornello di attacchi nei confronti del Governo, perché se c’è qualcuno con cui il Presidente Marsilio, i suoi Assessori e tutta la maggioranza dovrebbero prendersela, sono proprio loro stessi. Non è la prima volta che il Consiglio dei Ministri impugna un testo che hanno scritto, e credo che sia arrivato il momento di lasciare da parte i comunicati e concentrarsi sull’approfondimento dei testi che producono. Se mettessero in questo lo stesso impegno che ogni giorno spendono per attaccare il Presidente Conte, forse adesso l’Abruzzo avrebbe strumenti più efficaci per affrontare la crisi economica conseguente a quella sanitaria. Si assumano una buona volta le loro responsabilità e risolvano i problemi che loro stessi hanno creato. Ci sono tanti abruzzesi che stanno ancora aspettando, invano, qualche risultato da questa Giunta, ma finora sono arrivate soprattutto tante chiacchiere e tanta propaganda”, conclude.

TESTA: GOVERNO IMPUGNA LEGGI DI REGIONI DINAMICHE CHE SUPPLISCONO LE CARENZE STATALI

“Il Consiglio dei Ministri impugna le leggi delle Regioni dinamiche costrette e sostituirsi al Governo per tematiche su cui lo stesso non interviene, o non abbastanza, e dunque su gravi carenze statali che, soprattutto in stato di emergenza nazionale, era necessario supplire e con celerità”.

È il commento del capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Guerino Testa, alla notizia dell’impugnativa della legge regionale “Cura Abruzzo1”.

“Una norma, quella approvata dal Consiglio regionale il 6 aprile scorso – ricorda – studiata tempestivamente per gestire i primi danni economici causati dall’esplosione della pandemia, offrendo immediato ristoro alle famiglie e alle imprese abruzzesi che, con le scarse risorse pervenute dal decreto “Cura Italia”, ben poco riuscivano ad arginare. Rapidità e dinamismo che, evidentemente, il Governo Conte tenta di osteggiare con modalità e tempi tra l’altro molto discutibili. Peccato, per chi sta tentando di opporsi alla Legge 9, che la Giunta Marsilio non si faccia certo prendere in contropiede, ma soprattutto ancora una volta agli abruzzesi, oltre al danno arriva anche la beffa”.

“Di una cosa può essere certo il Governo giallo-rosso – conclude Testa – il dinamismo che contraddistingue l’operato del presidente Marsilio e della sua squadra, ieri durante i momenti più dolorosi dell’emergenza, oggi per la fase di ripresa, e domani per il vero rilancio socio-economico, risulterà vincente perché sarà in grado di restituire all’intera regione la dignità che stanno pesantemente minando”.

 

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